Papa Francesco in Romania per beatificare 7 martiri

La visita di papa Francesco in Romania sarà la dodicesima ad una Nazione che in passato, per decenni, è stata governata da un regime comunista. In tutti questi paesi, Papa Francesco non ha mai mancato di fare riferimento aperto e concreto al loro passato così come spesso ha fatto riferimento al prezzo pagato da migliaia di fedeli di diverse fedi religiose, in particolare fedeli cristiani, cattolici e non, inclusi numerosi appartenenti alle gerarchie.

Infatti anche nel video messaggio al popolo romeno papa Francesco ha sottolineato l’armonia di ‘sangue’, che lega la Chiesa ortodossa a quella cattolica: “I vincoli di fede che ci uniscono risalgono agli Apostoli, in particolare al legame che univa Pietro e Andrea, il quale secondo la tradizione portò la fede nelle vostre terre.

Fratelli di sangue, lo furono anche nel versare il sangue per il Signore. E tra voi ci sono stati tanti martiri, anche in tempi recenti, come i sette Vescovi Greco-Cattolici che avrò la gioia di proclamare Beati. Ciò per cui hanno sofferto, fino ad offrire la vita, è un’eredità troppo preziosa per essere dimenticata.

Ed è un’eredità comune, che ci chiama a non prendere le distanze dal fratello che la condivide. Vengo tra voi per camminare insieme. Camminiamo insieme quando impariamo a custodire le radici e la famiglia, quando ci prendiamo cura dell’avvenire dei figli e del fratello che ci sta accanto, quando andiamo oltre le paure e i sospetti, quando lasciamo cadere le barriere che ci separano dagli altri”.

In ogni luogo papa Francesco ha sempre pregato per le molte vittime di questi regimi insofferenti di fronte a Dio e alle intimi convinzioni religiose e spirituali. Andando in Romania, domenica 2 giugno, papa Francesco presidierà una Divina Liturgia bizantina nel corso della quale saranno beatificati 7 vescovi greco-cattolici, martiri, uccisi dal regime comunista romeno.

Domenica 2 giugno presenzierà alla messa per la beatificazione, in rito bizantino, e pronuncerà l’omelia e la formula di beatificazione, nel Campo della Libertà a Blaj di 7 martiri: si tratta dei servi di Dio Vasile Aftenie (1899-1950), vescovo titolare di Ulpiana e vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Valeriu Traian Frenţiu (1875-1952), vescovo di Oradea; Ioan Suciu (1907-1953), amministratore apostolico dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Tit Liviu Chinezu (1904-1955) vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Ioan Bălan (1880-1959), vescovo di Lugoj; Alexandru Rosu (1884-1963), vescovo di Maramureș; Iuliu Hossu (1885-1970), vescovo di Cluj Gherla.

Il regime comunista romeno, guidato dall’Urss, annientò con il terrorismo le due anime del Cattolicesimo locale: quella latina e quella di rito orientale, greco-cattolica, che nel 1948 contava 6 diocesi e oltre un milione e mezzo di fedeli. La Chiesa romena, privata dei beni e delle chiese, analogamente a ciò che era accaduto in Ucraina: i vescovi, dapprima incarcerati, subirono il martirio a motivo della loro fedeltà alla Chiesa di Roma.

Nel 1948 la Chiesa greco-cattolica è soppressa con un decreto legge. Furono i sette vescovi presto beati a non accettare di rompere con Roma e categoricamente rifiutano l’abolizione del culto cattolico in Romania. Tre di questi vescovi morirono in un lager e il più giovane, Ioan Suciu, aveva 46 anni. «La nostra fede è la nostra vita» era il loro motto: essi non hanno violato la Chiesa e non hanno violato la loro coscienza. Uno di loro, monsignor Iuliu Hossu, fu creato cardinale in pectore.

Il processo per la sua beatificazione ebbe inizio il 28 gennaio 1997 con la dichiarazione di nihil obstat alla causa. Al termine del processo eparchiale, furono inviati i documenti alla Congregazione delle cause dei santi a Roma, che convalidò il processo il 18 febbraio 2011. Nell’aprile del 2018 la positio venne consegnata alla stessa Congregazione.

Così come la Visita di Giovanni Paolo II in Romania, 20 anni fa, è ricordata come ‘evento storico’, perché fu la prima volta che un Vescovo di Roma metteva piede in un Paese a maggioranza ortodossa dopo lo scisma del 1054, anche questa di Francesco entrerà negli annali della storia. Con i 7 Vescovi martiri romeni, come con altri martiri della fede già beatificati e canonizzati in questi anni, la Chiesa Cattolica recupera e propone un patrimonio spirituale di grande valore e trascendenza, proprio nel momento in cui troppi cristiani continuano a morire a causa della propria fede in diverse regioni del mondo.

Inoltre nel 2002 papa Giovanni Paolo II firmò con il patriarca Teoctist una dichiarazione comune: “Il nostro rapporto deve riflettere la comunione vera e profonda in Cristo che esiste già tra noi, anche se ancora non è piena. Riconosciamo, infatti, con gioia che condividiamo la tradizione della Chiesa indivisa, centrata sul mistero dell’Eucaristia, di cui sono testimoni i santi che noi abbiamo in comune nei nostri calendari.

D’altra parte i numerosi testimoni della fede al tempo dell’oppressione e della persecuzione del secolo scorso, che hanno mostrato la loro fedeltà a Cristo, sono un seme di speranza nelle difficoltà di oggi. Per alimentare la ricerca della piena comunione, anche nelle divergenze dottrinali che tuttora permangono, occorre trovare strumenti concreti, instaurando consultazioni regolari, nella convinzione che nessuna situazione difficile è destinata a rimanere irrimediabilmente tale, e che grazie all’atteggiamento di ascolto e di dialogo e allo scambio regolare di informazioni possono essere individuate soluzioni soddisfacenti per appianare le frizioni e giungere ad una equa soluzione di problemi pratici.

Occorre rafforzare questo processo perché la piena verità della fede divenga patrimonio comune, condiviso dagli uni e dagli altri e capace di suscitare una convivenza veramente pacifica, radicata e fondata nella carità”.

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