Giornata per la comunicazione sociale: al centro la persona

Nel messaggio di papa Francesco per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che quest’anno si svolgerà domenica 2 giugno, è sottolineato come l’ambiente mediale oggi sia talmente pervasivo da essere ormai indistinguibile dalla sfera del vivere quotidiano. La rete viene percepita come ‘risorsa, fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili’.

Per comprendere meglio il significato del messaggio abbiamo incontrato don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana e di Credere: “L’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Se la rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione.

Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Così, la rete può essere una risorsa se diventa occasione positiva per avvicinarmi a storie, a esperienze di bellezza ma anche di sofferenza, fisicamente lontane, per cercare insieme il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce”.

Come si può raccontare una comunità?
“Solo imparando nuovamente a raccontare la vita, il senso della vita, della famiglia, dell’amore, del lavoro, della bontà, della bellezza, del dono, si offre speranza a chi si sente ‘stanco e sfinito, smarrito e senza guida’, come ha detto a tutta la Chiesa papa Francesco nella lettera di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia.

Ecco, quindi, la domanda per noi: può Internet affrontare questa sfida? Può solo se saremo noi capaci trovare parole, suoni, immagini e creare situazioni per raccontare una narrazione nuova, una narrazione dove la parola ‘amore’, legata alla realtà della famiglia, sia qualcosa capace di far ardere il cuore perché è in grado di far rima con la dimensione del sentimento e dell’emozione e, nello stesso tempo, con la fedeltà e la fecondità”.

Ma i social possono produrre odio: come poter esser presenti in ‘altro modo’?
“Quello dell’odio è un tema attuale, perché sembra sempre più diffuso non soltanto nei social media, ma anche nel nostro dialogo quotidiano. Infatti c’è una frase pronunciata nel messaggio natalizio del 1964 da san Paolo VI, che è ancora attuale: ‘l’odio è più facile dell’amore’. Quindi l’odio non è più forte, ma più facile; e su questa facilità molti hanno buon gioco ad incitare all’odio ed a creare un nemico per poter risolvere problemi”.

Quale è la risposta all’odio?
“La via più faticosa è quella dell’amore, di cui ha parlato Gesù quando dice nel Vangelo di amare il nemico. E’ cammino complesso e faticoso che chiede impegno, ma la strada dell’amore è l’unica strada per vincere l’odio”.

In quale modo i new media possono comunicare ‘amore’ invece che ‘odio’?
“Credo che valga ciò che ha scritto papa Francesco nel messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali del 2017, per cui è necessario seguire la logica della ‘buona novella’, che non significa seguire solo cose positive, ma anche quando si ‘deve’ parlare di violenza occorre mettere in rilievo le possibilità positive ed aprire sempre una porta alla speranza.

Presentare gli eventi secondo la logica della buona notizia permette di vincere il pessimismo e l’angoscia che le persone provano di fronte ai bombardamenti di notizie ‘noir’ che i mass media offrono. Quindi occorre offrire possibilità di far capire che il bene esiste ed anche di fronte al male si può reagire in maniera positiva e creare il bene”.

La conversazione si è conclusa con la citazione della parte conclusiva del messaggio del papa per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali: “L’immagine del corpo e delle membra ci ricorda che l’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Se la rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione.

Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Se una comunità ecclesiale coordina la propria attività attraverso la rete, per poi celebrare l’Eucaristia insieme, allora è una risorsa. Se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa”.

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