Il card. Becciu ha ricordato la santità laica di Maria Guadalupe

Brillante docente e ricercatrice di chimica, riuscì a coniugare insegnamento e annuncio del Vangelo nel suo ambiente, in particolar modo tra i laici. Appartenente all’Opus Dei, di origine spagnola, vincitrice di due importanti premi scientifici, María Guadalupe Ortiz de Landázuri y Fernández de Heredia è stata beatificata dal card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Francesco, a Madrid, sabato 18 maggio, alla presenza di 11.000 fedeli.

María Guadalupe nacque il 12 dicembre 1916, festa della Madonna della quale portava il nome, a Madrid, ultima di quattro figli. I suoi genitori erano Manuel Ortiz García, militare di carriera, ed Eulogia Fernández de Heredia y Gaztañaga. Fu battezzata il 24 dello stesso mese. Intraprese gli studi in Scienze chimiche all’Università centrale di Madrid, terminandoli solo dopo la guerra civile spagnola, nel 1941. Nel mese di settembre del 1936, nel carcere modello di Madrid, suo padre, tenente colonnello d’artiglieria, all’età di 55 anni, fu fucilato.

Conclusi gli studi universitari, nel 1941 diventò insegnante nel Colegio Liceo Francés e poi nel Colegio de las Irlandesas di Madrid. Il 25 gennaio 1944 l’incontro con san Josemaría Escrivá cambiò completamente la sua vita. In quel momento, sentì il desiderio incontenibile di donare la sua vita per compiere la volontà di Dio. Nel marzo successivo decise di seguire un corso di esercizi spirituali e al termine, dopo aver sentito il parere di sua madre, chiese di essere ammessa nell’Opus Dei. Nel 1945 fu nominata direttrice del centro di Jorge Manrique, dove si trasferì.

Cominciarono così i diversi compiti di responsabilità a cui fu chiamata: responsabile dell’amministrazione dei centri di Bilbao e di Zaragoza, poi nel 1947, a Madrid, direttrice della Residenza di studentesse di via Zurbarán, che diventò poi, dal 1948 al 1950, Colegio Mayor Zurbarán di Madrid. Svolse questo incarico con grande impegno ed entusiasmo, riuscendo a formare alla vita cristiana molte studentesse. Nell’ottobre 1947 riprese gli studi universitari per conseguire il dottorato in Scienze chimiche. Purtroppo non riuscì a concluderlo perché Escrivá le chiese se era disposta ad andare in Messico per aprire una nuova missione.

Il 5 marzo 1950 partì, con grande fede e senza denaro, certa che la Provvidenza sarebbe intervenuta. Giunta in Messico, volle continuare a studiare per il dottorato e studiò alcune materie che potevano servirle. Ma la sua azione apostolica e di promozione umana si concentrò sulle donne di ogni ceto sociale. Riuscì ad aprire scuole universitarie e per i contadini.

La sua attività apostolica era centrata sull’amore di Dio, che si concretizzava in una vita di pietà, di abbandono alla Provvidenza e di zelo per la diffusione dell’Opera. Suo obiettivo principale era formare bene le nuove vocazioni, insistendo sulla necessità della perseveranza. Prima ancora che con la parola, testimoniava la fede con la sua condotta, la sua carità, il suo spirito di preghiera e di penitenza.

Nell’omelia il card. Becciu ha sottolineato che ella ha ‘incarnato’ ciò che il Vaticano II definisce come pienezza della vita cristiana in mezzo al mondo: “Essa è per noi un modello di come attingere questa luce che è Cristo e di come trasmetterla ai fratelli. Ci troviamo, infatti, davanti ad una donna la cui vita è stata rischiarata solo dalla fedeltà al Vangelo.

Poliedrica e perspicace, è stata luce per quanti ha incontrato nel corso della sua esistenza, attingendo coraggio e gioia di vivere dal suo abbandono in Dio, alla cui volontà aderiva giorno dopo giorno e la cui scoperta la rendeva coraggiosa testimone e annunciatrice della Parola di Dio. La sorgente della sua feconda vita cristiana era l’intima e costante unione con Cristo”.

Ed aveva una grande devozione, sperimentando l’amore ‘misericordioso’ di Dio, senza però rifiutare la ‘croce’: “La croce non tardò ad apparire nella sua vita. Nel terribile periodo della guerra civile accettò con eroica fortezza, frutto di fede, speranza e carità altrettanto eroiche, la tragica fucilazione del padre, i pericoli del conflitto armato, l’allontanamento da Madrid, la povertà e l’interruzione degli studi.

Nel mezzo di tanto deserto spirituale e materiale avvenne l’incontro che avrebbe dato una svolta totale alla sua esistenza. Toccata dalla ‘Grazia’, sperimentata durante una messa domenicale, sentì il desiderio di incontrare qualcuno che l’aiutasse a trovare risposte più esaurienti alle sue esigenze spirituali e così, mediante un amico, entrò in contatto con il Fondatore dell’Opus Dei. Il colloquio segnò un decisivo passo verso una vita di totale donazione a Dio”.

Dalla sua vita il card. Becciu ha sottolineato che è possibile coniugare la vita alla preghiera, secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II: “La nuova Beata comunica a noi cristiani di oggi che è possibile armonizzare preghiera e azione, contemplazione e lavoro, secondo uno stile di vita che ci porta a fidarci di Dio e a sentirci espressione della sua volontà da vivere in ogni momento.

Inoltre, ci insegna quanto sia bello e attraente possedere capacità di ascolto e atteggiamento sempre gioioso anche nelle situazioni più dolorose. Maria Guadalupe si presenta così ai nostri occhi come un modello di donna cristiana sempre impegnata laddove il disegno di Dio l’ha voluta, specificamente nel sociale e nella ricerca scientifica. In definitiva è stata un dono per tutta la Chiesa ed è un valido esempio da seguire”.

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