Il Centro Oratori Romani: gesto del card. Krajweski non lascia indifferenti

“Ho visto che ci sono state tante interpretazioni e tante polemiche. Personalmente credo che lo sforzo dovrebbe essere quello di capire il senso di questo gesto, che è attirare l’attenzione di tutti su un problema reale, che coinvolge persone, bambini, anziani”: così il segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin, ha commentato il gesto del card. Konrad Krajweski, elemosiniere di papa Francesco, che ha tolto i sigilli al contatore della luce di un palazzo occupato a Roma, in cui era stata tolta la corrente.

Infatti il card. Konrad Krajewski, era stato informato della grave situazione in cui si trovavano oltre 400 persone, tra cui numerosi bambini, in un palazzo romano occupato. Da giorni lo stabile era senza corrente elettrica e acqua calda. Tali servizi erano stati sospesi dalla società che fornisce l’energia per un problema di morosità.

Il porporato ha sentito il dovere di compiere un gesto umanitario ed ha così provveduto personalmente a riattivare la corrente elettrica all’edificio. Il cardinale ha compiuto questo gesto consapevole delle possibili conseguenze a cui può andare incontro, nella convinzione che fosse necessario farlo per il bene di queste famiglie: “Sono intervenuto personalmente per riattaccare i contatori. E’ stato un gesto disperato. C’erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi”.

Da giorni senza acqua calda e neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi, queste famiglie sono state aiutate dal Vaticano attraverso l’invio dell’ambulanza, di medici e di viveri, come ha sottolineato il card. Krajweski: “Stiamo parlando di vite umane e siamo nel cuore di Roma. Quasi 500 persone abbandonate a sé stesse, famiglie che non hanno un posto dove andare, gente che fatica a sopravvivere”.

In questa vicenda è intervenuto con una nota anche Centro Oratori Romani (COR), che conosce bene la situazione dello stabile in via Santa Croce in Gerusalemme, esprimendogli sostegno: “Il gesto di p. Konrad, nella sua disperazione, non può lasciarci indifferenti: l’esempio di questo pastore smuove le nostre coscienze di catechisti. Conosciamo un po’ la realtà di questo palazzo occupato, alcuni bambini negli ultimi hanno frequentato l’Oratorio Estivo della parrocchia Santa Croce in Gerusalemme: esperienza non senza difficoltà, ma che almeno nell’intenzione aveva i presupposti dell’incontro e dell’accoglienza; di restituire a questi piccoli un frammento del loro diritto a essere bambini come tutti gli altri”.

Così il COR è stato ‘mosso’ dal gesto: “Questa intenzionalità muove il nostro cuore anche in queste ore, perché l’Oratorio realizza la sua vocazione solo se si fa presente dove il più piccolo è solo, inascoltato, disistimato. E in quel palazzo occupato ce ne sono decine di bambini e ragazzi, che vivono in condizioni disumane. Chi ha a cuore i fanciulli, la loro salvaguardia e il loro futuro, non può ignorare alcuni di questi che non hanno niente; per la verità moltissimi anche nella nostra città di Roma”.

Citando don Bosco e don Milani il COR ha invitato a ‘vivere il Vangelo’: “Così, se non possiamo essere fisicamente lì in quel palazzo occupato (ci mancano ancora le possibilità o forse il coraggio) almeno idealmente siamo là, con quelle decine di bambini: a giocare con loro, a dire una parola buona, a dare loro una speranza; a educarli ad essere ‘onesti cittadini’ (come ci insegna don Bosco) ma anche, come scrive don Milani, ‘da un lato a formare in loro il senso della legalità, dall’altro la volontà di leggi migliori’. Il gesto ‘squilibrato’, come lo definirebbe papa Francesco, dell’elemosiniere card. Krajewski ci rende meno sordi al grido di quei bambini e ci provoca a vivere il Vangelo di Gesù nella radicalità di cui finora non siamo stati capaci”.

E non è l’unico gesto, perché da quando papa Francesco l’ha nominato elemosiniere il 3 agosto 2013, elevandolo subito alla dignità di arcivescovo e poi creandolo cardinale nel Concistoro di un anno fa, la quotidianità del card. Konrad Krajewski è fatta di continue uscite serali con la sua Fiat Cubo, insieme alla piccola squadra di quattro guardie svizzere, per portare beni di conforto, pasti, coperte, sacchi a pelo, ombrelli e qualsiasi altra cosa possa essere di aiuto ai senzatetto di Roma, nelle stazioni, nelle piazze e nelle vie del centro e delle borgate.

Un’attività instancabile, che ha fatto diventare l’ex cerimoniere pontificio al servizio di tre papi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco) il ‘cardinale dei poveri’. Inoltre tra i poveri che sono aiutati, non ci sono solo i clochard che a Roma dormono per strada o in ripari di fortuna, ma anche famiglie o anziani in stato di indigenza, per i quali sono pagate le bollette, rifugiati, terremotati.

Tra le altre cose il card. Krajewski ha fatto costruire bagni, docce e barberia per i senzatetto in piazza s. Pietro; ha sostenuto le persone danneggiate dal sisma del 2016 ad Amatrice e Ascoli Piceno; ha donato sacchi a pelo e messo a disposizione auto del Vaticano ai clochard nei giorni di maggior freddo; aperto una lavanderia gratuita e pagato l’affitto per una spiaggia accessibile anche ai disabili.

Inoltre la spesa sostenuta dal Vaticano nello scorso anno per pagare le bollette della luce, del gas, della spazzatura, e diverse rate per spese varie sempre inerenti la gestione di case, che persone e famiglie, molte italiane, non sono riuscite a sostenere in tutto il Paese, si aggira intorno ad € 3.500.000.

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