La Chiesa cattolica e i martiri del nazionalsocialismo

Nella scorsa settimana sono stati presentati alla Pontificia Università Gregoriana due volumi della collana ‘Storia della Chiesa in Europa Centro-Orientale’ per comprendere la Chiesa e portare alla luce le storie dei martiri che il nazismo stesso voleva far sprofondare nell’oblio. Sono questi i principali motivi che hanno portato alla nascita dei volumi ‘La Chiesa cattolica in Europa Centro-Orientale di fronte al Nazionalsocialismo’ e ‘Perseguitati per la fede. Le vittime del Nazionalsocialismo in Europa Centro-Orientale’, editi da Gabrielli Editori.

Don Jan Mikrut, curatore della collana, ha spiegato il concetto metodologico dei volumi, sottolineando che il testo dedicato al ruolo della Chiesa ‘è pensato come un manuale per studenti e professori’. Il secondo progetto, riguardante i martiri vittime del nazismo, invece, “vuole presentare le diverse forme della distruzione della Chiesa e dei suoi personaggi; non è una raccolta delle biografie dei martiri di quegli anni” ma è una vera e propria analisi della persecuzione della Chiesa attraverso i suoi fedeli.

Uno scopo dunque che va oltre la semplice ricostruzione storica perché, come scrive monsignor Grzegorz Ryś, arcivescovo di Łódź, nella prefazione del testo dedicato ai perseguitati “senza una conoscenza accurata della storia della Seconda Guerra Mondiale e senza la memoria di essa è impossibile comprendere e ancor più guidare la Chiesa di oggi”.

Inoltre ha evidenziato il caso polacco: “La Polonia è stata la nazione più colpita dal dominio nazista. Si pensi solo che il numero complessivo delle vittime del Paese ammontò a 6.028.000. Nel caso della Polonia l’atteggiamento della Chiesa è stato inequivocabilmente eroico”.

Tra i martiri polacchi vittime del nazionalsocialismo uno dei più conosciuti è san Massimiliano Maria Kolbe, il frate francescano che diede volontariamente la propria vita in cambio di un prigioniero destinato alla morte per fame, come ha ricordato p. Pasquale Triulcio, coautore dei volumi: “Una figura che ci ha insegnato che solo ‘l’amore crea’ e soprattutto che ancora oggi ci aiuta a saper leggere l’epoca contemporanea e a comprendere il pericolo degli estremismi”.

Il card. Angelo Amato, prefetto emerito della Congregazione per le Cause dei Santi, ha illustrato le persecuzioni dello scorso secolo: “Il secolo XX fu per la Chiesa in Europa l’epoca dolorosa e gloriosa insieme dei martiri. Uomini e donne, anziani e bambini, ricchi e poveri, attraverso cui Dio manifesta la potenza della sua grazia e della sua carità”.

Si tratta di persone che “con l’offerta della loro vita innocente, immettono nella società̀ il seme divino dell’amore e del perdono, vincendo il male con il bene e facendo irrompere nell’umanità̀ la luce della speranza e della fraternità”. Tra le figure menzionate c’è anche quella della famiglia cattolica Ulma, sterminata dai nazisti per aver nascosto e dato aiuto agli ebrei: “Nella loro storia viene presentato un doppio scenario: da una parte le vittime innocenti e dall’altra carnefici senza scrupoli. Da una parte la civiltà dell’amore dall’altra l’inciviltà del male”.

Oltre alla Polonia, anche l’Austria ha avuto i suoi martiri; nel volume sono ricordati i beati Otto Neururer e Josef Mayr Nusser, rispettivamente un presbitero cattolico e un laico che “hanno ritenuto importante rendere testimonianza di una retta coscienza di fronte a delle coscienze ottenebrate dal male e dall’ideologia… Queste due figure ci insegnano l’importanza della formazione intima della coscienza alla luce dell’insegnamento della Chiesa e della fede in Dio”.

Quella della Chiesa durante il nazionalsocialismo è dunque una storia di sofferenza ma anche di grandi eroi, testimoni della fede. Alla luce di tutto questo il card. Angelo Amato ha evidenziando come “la domanda fondamentale è: perché questo scempio è avvenuto in Europa e perché popoli che fanno del cristianesimo la loro identità hanno generato un mostro così perverso è malvagio?”.

Ci si chiede quindi se “sono ancora salde e sane le radici cristiane dell’Europa”. Domande cruciali alle quali, secondo il porporato, si può trovare un inizio di risposta nei volumi che “mentre descrivono i tiranni, documentano l’umanità dei martiri, la reazione sana dei cristiani di fronte agli oppressori” permettendo quindi di arrivare ad una piccola conclusione secondo cui “Chiesa e cristianesimo hanno sufficienti anticorpi per contrastare le metastasi del male e affermare il bene”. Le radici cristiane dell’Europa dunque ‘non sembrano inaridite ma forniscono ancora ossigeno vitale’.

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