” Per Amore” in un libro le omelie inedite di Benedetto XVI

Quando ancora non si sono smorzati gli echi della pubblicazione degli appunti sugli abusi sessuali nella Chiesa, a sorpresa Joseph Ratzinger torna a parlare al cuore dell’uomo. Lo fa con il libro “Per amore”, uscito il 2 maggio per Cantagalli, che raccoglie 25 omelie precedenti l’elezione a Papa. Benedetto ha deciso di consegnare al grande pubblico questa raccolta “in cui affronta – scrive l’editore – il tema che sin dall’inizio più di ogni altro ha cantato, meditato, testimoniato: l’amore”. Quell’amore che durante il Pontificato è stato il cuore del suo magistero, culminato nella sua prima Enciclica “Deus Caritas est”, Dio è amore.

La raccolta, contenente testi in gran parte mai pubblicati o inediti per il pubblico italiano, è curata da Pierluca Azzaro, segretario e responsabile dei rapporti istituzionali e culturali della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Ripartite per tempi dell’Anno liturgico, le omelie vanno dagli anni Settanta fino al 2003.

Per Ratzinger l’amore è il nucleo vitale della Chiesa, e servire Cristo è anzitutto questione d’amore. “Il cristianesimo è vita – affermava nella parrocchia romana Mater Dei, il 12 marzo 1987 -, è uno slancio vitale, che ci porta verso la vera vita e così apre anche i nostri occhi per la verità che non è pensiero puro, ma è forza creatrice, fondamentalmente identica con la carità”. L’amore è quindi anche l’anima della vita dell’uomo di ogni tempo in cammino verso l’eternità: “Che cosa è la vita? Quando uno può dire ‘ho trovato la vita’? Dove la troviamo? (…) L’amore è la vita. L’amore è sintesi, la morte è dissolvimento. Chi ha trovato l’amore può dire: ho trovato la vita” concludeva il futuro Pontefice.

Benedetto XVI, tuttora, costruisce le sue omelie a partire dai testi liturgici del giorno, soprattutto dal Vangelo. Da lì il suo orizzonte si allarga alla quotidianità, alla fede di tutti, soprattutto dei piccoli. Il 12 aprile 1979, Giovedì Santo, per commentare il versetto di Giovanni della Messa nella Cena del Signore, “Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine”, il card. Ratzinger porta come esempio gli ultimi istanti di vita della madre di un sacerdote austriaco suo amico. “Fa’ di me quel che vuoi, solo concedimi di amarti pienamente” sono state le parole da lei scritte nell’angolo di una cartolina prima di accasciarsi al suolo. “Aveva colto l’ultimo istante disponibile – racconta Ratzinger – per dire un’ultima parola ai suoi, per definire ancora una volta sé stessa”, trasformando “quell’istante alla soglia della morte, quell’istante di paura estrema in cui stava per essere sopraffatta dall’insondabile, in una libertà piena”. Secondo Benedetto “non c’è nemmeno bisogno di alcuna spiegazione per rendersi conto come da una vita simile sia dovuta necessaria mente promanare una specie di radioattività del bene che ancora sostiene e muove un’intera generazione rendendola a sua volta radioattiva del bene”. “Una simile libertà in lei è cresciuta guardando a Gesù Cristo e vivendo in Gesù Cristo” afferma. Di qui il parallelo con l’amore del Signore: “Non era solo un vivere e un rispecchiare l’amore del Padre, ma era l’amore creatore del Figlio, per questo da esso proviene una radioattività del bene che giunge sino ai confini della terra, che è indistruttibile, che costituisce l’isola sottile ma affidabile della redenzione dalla quale viene quella luce che ci aiuta a vivere” conclude.

Queste pagine, scrive ancora Cantagalli, rivelano Benedetto XVI “come non mai il grande innamorato dell’Amore di Dio che, come pochi, con dolcezza, sa prenderci per mano e guidarci alla risposta più vera all’attesa dei nostri cuori inquieti per le domande che ci portiamo dentro”.

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