Papa Francesco alle religiose: invito al discernimento ed alla vicinanza

Papa Francesco ha incontrato le 850 Superiore generali dell’Uisg (Unione Internazionale delle Superiore Generali) al termine della XXI Assemblea Plenaria, sul tema ‘Seminatrici di speranza profetica’, rispondendo alle loro domande, soprattutto sul tema degli abusi nei confronti delle religiose:

“L’abuso nei confronti delle religiose è grave. Io ne sono cosciente. Anche qui a Roma, sono cosciente dei problemi dalle informazioni che vengono. Non solo l’abuso sessuale della religiosa ma anche l’abuso di potere: dobbiamo lottare. Per favore, servizio sì, servitù no. Tu ti sei fatta religiosa per diventare la domestica di un chierico? No, aiutiamoci tutti insieme”.

Ed ha chiarito il ruolo delle religiose: “L’abuso ai danni delle religiose è un problema grave e ne sono cosciente. Non solo quello sessuale ma anche quello di potere. Il servizio sì, la servitù no. Ti sei fatta religiosa non per diventare domestica di un prete”.

Non ha elemosinato ‘sconti’ su questo tema, ma ha detto chiaramente che la strada è lunga e dura: “Siete un gruppo variegato… crescere è rischioso, ma lo è di più non crescere. Alla fine rimani piccolo, un infante che è peggio. Il problema degli abusi non si risolve in un giorno.

E’ iniziato un processo: è una cosa che da 20 anni noi non avevamo coscienza e ne stiamo prendendo con benedetta vergogna. Dobbiamo andare avanti passo passo. Alcune organizzazioni non sono rimaste contente dell’incontro di febbraio. Li capisco ma ho detto che se avessimo impiccato 100 preti abusatori sarebbero stati tutti contenti ma non avremmo risolto il problema”.

Rispondendo alle loro domane il papa ha affrontato con cautela anche il tema del diaconato femminile e dei ministeri alle donne nella Chiesa, in quanto erano state proprio le Superiore generali dell’Uisg a chiedere al Pontefice di istituire una commissione ad hoc per studiare il diaconato femminile, accogliendo il loro suggerimento: “Quando mi avete suggerito di fare la commissione, ho detto di sì, ho fatto la commissione che ha lavorato bene. Uomini e donne sono arrivati ad un certo punto, poi ognuno aveva la propria idea.

Così io consegno alla vostra presidente il risultato del poco a cui sono arrivati in accordo tutti, poi ho con me la relazione personale di ognuno. Si deve studiare questo, perché io non posso fare un decreto sacramentale senza un fondamento storico ma si è lavorato abbastanza. Il risultato non è granché ma è un passo avanti. C’era una forma di diaconato in origine nella Siria: aiutavano per i battesimi, per lo scioglimento delle nozze, la forma di ordinazione non era sacramentale era per così dire come oggi è la benedizione abbaziale di una badessa”.

Poi ha detto che la commissione che ha lavorato sul diaconato femminile ha “fatto un bel lavoro poi sulla funzione della donna nella Chiesa cercate di andare avanti nella domanda. Quale è il lavoro della donna consacrata nella Chiesa?”.

Quindi ha sottolineato il ruolo della ‘consacrata’ nella Chiesa, che non è solo funzionale: “Non sbagliare pensando che sia solo un lavoro funzionale. Si deve andare oltre le funzioni. La Chiesa è femminile perché è donna: è la realtà, è la sposa di Gesù. Dobbiamo andare avanti nella teologia della donna. La Chiesa non è solo dogma e storia. La Chiesa si sviluppa nel cammino, nella fedeltà alla Rivelazione. La parola chiave è svilupparsi.

Noi col tempo capiamo meglio la fede. La natura stessa della Rivelazione è in movimento continuo. La pena di morte non è accettabile, è immorale… 50 anni fa no. Si è sviluppata la coscienza morale. La testimonianza, la necessità della testimonianza. Non servono solo le cose storiche e dogmatiche. Noi dobbiamo crescere continuamente. Ogni congregazione fa il suo discernimento. Abbiamo bisogno di discernere: tutto è in cammino ma camminiamo sulla strada della Rivelazione”.

Ha comunque sottolineato che la ‘questione’ ancora non è ‘matura’: “La Chiesa è donna. Qualcuno dice: ‘sì, ma questa è una immagine’. No, è la realtà, nella Bibbia è la sposa di Gesù. Su questa teologia della donna dobbiamo andare avanti. La Chiesa si sviluppa nel cammino, nella fedeltà alla rivelazione. E’ vero che la rivelazione si sviluppa col tempo e noi col tempo capiamo meglio la fede”.

Quindi ha ribadito che il cristiano è chiamato al discernimento: “La coscienza della fede cresce con gli anni, si allarga col tempo, si capisce meglio e con gli anni si sublima. Se io vedo che questo che penso adesso è in connessione con la rivelazione va bene, ma se è una cosa strana che non è secondo il campo morale non va, perciò sul diaconato dobbiamo cercare cosa c’era all’inizio della rivelazione.

Se il Signore non ha voluto il ministero per le donne, non va. Non è solo questo: ci sono due cose in più, la cosa in più è il dialogo col quale viviamo e questo dialogo col mondo provoca situazioni nuove che chiedono risposte nuove e devono essere in armonia con la rivelazione, il dialogo: non avere paura di dialogare.

Poi testimoniare e discernere, abbiamo bisogno di discernere: non è tutto bianco o grigio è tutto in cammino, camminiamo. Credo che funzionalmente questa è la risposta: non solo le definizioni dogmatiche aiuteranno ma non possiamo andare oltre la rivelazione e l’esplicitazione dogmatica, siamo cattolici”.

Ed il discernimento aiuta a capire le fragilità del mondo, in attesa della Redenzione: “L’incontro con la fragilità ci fa capire cosa è successo quando Dio manda suo Figlio sulla terra. Gesù prende la nostra umanità la nostra fragilità. Non bisogna aver paura ma avvicinarsi alla fragilità umana: questo non è beneficienza ma un atto teologico. La fragilità è lo specchio dell’incarnazione del Signore. La maternalità della Chiesa e della Madonna hanno un riflesso nella donna consacrata. Chi vede una suora, vede la Chiesa e vede Maria”.

Infine ha concluso l’incontro chiedendo uno sguardo ecumenico: “Credo che l’ecumenismo si faccia sempre in cammino. I teologi studiano, ma quando Paolo VI incontrò Atenagora andarono insieme e camminarono. Ci sono i poveri, i migranti, questo è ecumenismo in cammino.

E c’è quello del sangue: uccidono i cristiani senza chiedere se sono anglicani, cattolici e ortodossi ed allora il sangue si mischia. Lavoriamo insieme perché l’ecumenismo si fa in cammino e non solo con la riflessione teologica. Abbiamo valori comuni, a partire dal rispetto della vita anche per i bambini non nati”.

Al termine papa Francesco ha inaugurato la mostra fotografica ‘Nuns Healing Hearts’ e l’omonima Campagna, realizzata in occasione dei 10 anni di ‘Talitha Kum’, la rete mondiale della Vita Consacrata impegnata contro la tratta delle persone. Le foto sono state realizzate dalla statunitense Lisa Kristine e documentano l’impegno dell’associazione delle missionarie nel mondo.

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