Con il motu proprio papa Francesco inasprisce la lotta contro l’abuso sui minori

“Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte. Nostro Signore Gesù Cristo chiama ogni fedele ad essere esempio luminoso di virtù, integrità e santità. Tutti noi, infatti, siamo chiamati a dare testimonianza concreta della fede in Cristo nella nostra vita e, in particolare, nel nostro rapporto con il prossimo”: prendendo spunto dal vangelo di san Matteo così inizia il ‘motu proprio’ ‘Vos estis lux mondi’ di papa Francesco.

Nella lettera il papa ha sottolineato che gli abusi sono uno scandalo: “I crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli. Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa, così che la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la piena credibilità dell’annuncio evangelico e l’efficacia della missione della Chiesa.

Questo diventa possibile solo con la grazia dello Spirito Santo effuso nei cuori, perché sempre dobbiamo ricordare le parole di Gesù: ‘Senza di me non potete far nulla’. Anche se tanto già è stato fatto, dobbiamo continuare ad imparare dalle amare lezioni del passato, per guardare con speranza verso il futuro”.

Riprendendo la Costituzione apostolica ‘Lumen Gentium’ il papa ha richiamato la responsabilità dei sacerdoti: “Questa responsabilità ricade, anzitutto, sui successori degli Apostoli, preposti da Dio alla guida pastorale del Suo Popolo, ed esige da loro l’impegno nel seguire da vicino le tracce del Divino Maestro. In ragione del loro ministero, infatti, essi reggono ‘le Chiese particolari a loro affidate come vicari e legati di Cristo, col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà, della quale però non si servono se non per edificare il proprio gregge nella verità e nella santità, ricordandosi che chi è più grande si deve fare come il più piccolo, e chi è il capo, come chi serve’.

Quanto in maniera più stringente riguarda i successori degli Apostoli, concerne tutti coloro che in diversi modi assumono ministeri nella Chiesa, professano i consigli evangelici o sono chiamati a servire il Popolo cristiano. Pertanto, è bene che siano adottate a livello universale procedure volte a prevenire e contrastare questi crimini che tradiscono la fiducia dei fedeli”.

Presentando il testo, mons. Filippo Iannone, presidente del Pontificio Consiglio dei Testi Legislativi, ha sottolineato: “Il testo si conclude con l’affermazione del rispetto per le leggi statali in materia… Una sana collaborazione, rispettosa della reciproca autonomia, tra l’ordinamento canonico e quello statale non può che favorire il bene delle persone e la ricerca della verità.

Nel promulgare la legge il Papa auspica che l’applicazione delle norme si attui in modo pienamente ecclesiale e dunque sia espressione della comunione che ci tiene uniti, nell’ascolto reciproco e aperto ai contributi di quanti hanno a cuore questo processo di conversione”.

Il testo è composto da un proemio seguito da 19 articoli, divisi in due titoli, il primo contiene le disposizioni generali e il secondo le disposizioni concernenti i Vescovi e coloro che sono in diritto ad essi equiparati, sia nella Chiesa latina che nelle Chiese orientali. Esso stabilisce la procedura da seguire in tutta la Chiesa quando vengono segnalati fatti che possono configurare delitti contro il sesto comandamento del Decalogo.

Ferma restando la normativa circa i ‘delicta graviora’ prevista dal motu proprio ‘Sacramentorum sanctitatis tutela’, di competenza della Congregazione della Dottrina della Fede, nonché le norme codiciali in materia, papa Francesco promulga queste nuove norme, ‘per adottare a livello universale procedure volte a prevenire e contrastare questi crimini che tradiscono la fiducia dei fedeli’.

Sintetizzando il motu proprio il direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione, Andrea Tornielli, ha sottolineato alcuni punti importanti: “Stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e assicurare che vescovi e superiori religiosi rendano conto del loro operato. E’ una normativa universale, che si applica all’intera Chiesa cattolica.

Tra le novità previste c’è l’obbligo, per tutte le diocesi del mondo di dotarsi entro giugno 2020 di ‘uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni’ riguardanti gli abusi sessuali commessi da chierici e religiosi, l’uso di materiale pedopornografico e la copertura degli stessi abusi”.

Il documento comprende non soltanto le molestie e le violenze sui minori e degli adulti vulnerabili ma riguarda anche la violenza sessuale e le molestie conseguenti all’abuso di autorità. Questo obbligo include anche qualsiasi caso di violenza sulle religiose da parte di chierici, come pure il caso delle molestie a seminaristi o novizi maggiorenni.

Inoltre il documento detta nuove norme sulla ‘condotta di copertura’, consistente in ‘in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti’ di abuso sessuale.

Si tratta di coloro che, investiti di posizioni di particolare responsabilità nella Chiesa, invece di perseguire gli abusi commessi da altri, li hanno nascosti, proteggendo il presunto reo invece di tutelare le vittime. Un altro paragrafo verte sull’obbligo di segnalazione all’ordinario del luogo o al superiore religioso, non interferisce né modifica qualsiasi altro obbligo di denuncia eventualmente esistente nelle leggi dei rispettivi Paesi: le norme infatti ‘si applicano senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti obblighi di segnalazione alle autorità civili competenti’.

Significativi anche i paragrafi dedicati a tutelare chi si fa avanti per fare la segnalazione. Coloro che riferiscono notizie di abusi, secondo quanto previsto dal Motu proprio, non possono essere sottoposti a ‘pregiudizi, ritorsioni o discriminazioni’ a motivo di quanto hanno segnalato.

Un’attenzione anche al problema delle vittime che in passato sono state ridotte al silenzio: le norme prevedono che ‘non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto’ della segnalazione; però il segreto confessionale rimane inviolabile. Il ‘motu proprio’ stabilisce inoltre che le vittime e le loro famiglie devono essere trattate con dignità e rispetto e devono ricevere un’appropriata assistenza spirituale, medica e psicologica.

In ogni caso è ribadito il principio della presunzione di innocenza della persona indagata, che sarà avvisata dell’esistenza dell’investigazione stessa quando ciò sia richiesto dal Dicastero competente. L’accusa deve infatti essere notificata obbligatoriamente solo in presenza dell’apertura di un procedimento formale e, se ritenuto opportuno per assicurare l’integrità dell’indagine o delle prove, può essere omessa nella fase preliminare.

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