Alla Gregoriana una rilettura del termine ‘fariseo’

Dal 7 al 9 maggio presso la Pontificia Università Gregoriana si è svolto il convegno ‘Gesù e i farisei. Un riesame interdisciplinare’, organizzato dal Pontificio Istituto Biblico per il 110 anniversario della sua fondazione, e co-sponsorizzato dal Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici della Gregoriana, dall’American Jewish Committee e dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Le giornate di studio hanno riunito studiosi ebrei, protestanti e cattolici provenienti da Argentina, Austria, Canada, Colombia, Germania, India, Israele, Italia, Paesi Bassi e Stati Uniti; tra di essi i rabbini David Rosen (American Jewish Committee) e Abraham Skorka (Buenos Aires).

Nell’ultima giornata i convegnisti sono stati ricevuti in udienza privata da papa Francesco, richiamando la Dichiarazione ‘Nostra Aetate’: “Essa si propone di capire i racconti, a volte polemici, riguardanti i Farisei nel Nuovo Testamento e in altre fonti antiche. Inoltre, affronta la storia delle interpretazioni erudite e popolari tra ebrei e cristiani. Tra i cristiani e nella società secolare, in diverse lingue la parola ‘fariseo’ spesso significa ‘persona ipocrita’ o ‘presuntuoso’. Per molti ebrei, tuttavia, i Farisei sono i fondatori del giudaismo rabbinico e quindi i loro antenati spirituali”.

Ed ha sottolineato la falsa interpretazione del nome: “La storia dell’interpretazione ha favorito immagini negative dei Farisei, anche senza una base concreta nei resoconti evangelici. E spesso, nel corso del tempo, tale visione è stata attribuita dai cristiani agli ebrei in generale. Nel nostro mondo, tali stereotipi negativi sono diventati purtroppo molto comuni. Uno degli stereotipi più antichi e più dannosi è proprio quello di ‘fariseo’, specialmente se usato per mettere gli ebrei in una luce negativa.

La storia dell’interpretazione ha favorito immagini negative dei Farisei, anche senza una base concreta nei resoconti evangelici. E spesso, nel corso del tempo, tale visione è stata attribuita dai cristiani agli ebrei in generale. Nel nostro mondo, tali stereotipi negativi sono diventati purtroppo molto comuni”.

E dopo aver ricordato il rapporto di Gesù con i farisei papa Francesco ha sottolineato che la sintonia può essere trovata sull’interpretazione del secondo comandamento: “Quindi, l’amore per il prossimo costituisce un indicatore significativo per riconoscere le affinità tra Gesù e i suoi interlocutori Farisei. Esso costituisce certamente una base importante per qualsiasi dialogo, specialmente tra ebrei e cristiani, anche oggi.

In effetti, per amare meglio i nostri vicini, abbiamo bisogno di conoscerli, e per sapere chi sono spesso dobbiamo trovare il modo di superare antichi pregiudizi. Per questo, il vostro convegno, mettendo in relazione fedi e discipline nel suo intento di giungere a una comprensione più matura e accurata dei Farisei, permetterà di presentarli in modo più appropriato nell’insegnamento e nella predicazione”.

Durante il convegno la prof.ssa Amy-Jill Levine, docente alla ‘Vanderbilt University’ di Nashville ha ricordato che la conferenza internazionale “è frutto dei passi in avanti compiuti sia in campo accademico, sia nelle relazioni ebraico-cristiane. Per i cristiani, il modo in cui i Farisei sono stati ritratti nel Nuovo Testamento, sia in positivo che in negativo, ha implicato conseguenze non solo sugli insegnamenti e sulla predicazione, ma anche sui loro rapporti con gli ebrei”.

Ed ha sottolineato che occorre modificare un linguaggio per cercare di eliminare l’odio anche verso gli ebrei: “L’odio verso gli ebrei ha molte origini, dall’idea che gli ebrei controllano le banche alle menzogne dei Protocolli dei savi anziani di Sion, l’infame falsificazione secondo cui gli ebrei cercano di dominare il mondo, fino agli attacchi agli ebrei in un travisato tentativo di promuovere i diritti palestinesi.

Ma dietro quest’odio verso gli ebrei, specialmente in Europa e nell’emisfero occidentale, c’è l’insegnamento antiebraico che si ascolta nella Chiesa. Questo genere d’insegnamento sta dietro al rogo fatto il Sabato Santo dai cattolici romani a Pruchnik, in Polonia, con un’effigie di Giuda, vestito come un ebreo chassidico e sfoggiante un naso esagerato. Sta dietro l’assassinio di Lori Kaye in California, uccisa nella sua sinagoga da un membro della Chiesa presbiteriana ortodossa, al quale è stato insegnato che gli ebrei hanno ucciso Gesù e sono predestinati alla dannazione. Un clero inconsapevole dell’odio che possono generare il testo e l’omelia perpetuerà tale odio”.

Il prof. Etienne Vetö, direttore del Centro ‘Card. Bea per gli Studi Giudaici’, ha sottolineato l’influenza del card. Bea sulle relazioni ebraico-cristiane durante il Concilio Vaticano II: “Fu il principale artefice del documento Nostra Aetate, di cui il famoso paragrafo 4 avrebbe cambiato il corso della storia religiosa”.

Ed il direttore dell’Istituto, p. Michael Kolarcik, ha ricordato l’origine dell’Istituto: “Fin dalla fondazione esso fu affidato alla Compagnia di Gesù e p. Leopold Fonck ne fu l’organizzatore e il primo rettore. In principio l’Istituto preparava gli studenti a sostenere gli esami presso la Pontificia Commissione Biblica, ma con la lettera apostolica ‘Cum Biblia sacra’ (1916) papa Benedetto XV lo autorizzò a conferire il grado accademico di Licenza a nome della stessa Commissione. Nel 1927 venne eretta la sua sede filiale a Gerusalemme. Infine il Motu proprio ‘Quod maxime’ (1928) di Pio XI accordò al Biblico l’indipendenza accademica dalla Pontificia Commissione, permettendogli inoltre di conferire il grado di dottorato”.

Nella conclusione è emersa la domanda di come parlare più adeguatamente dei farisei, nell’ambito di studio ma anche nelle omelie. Secondo i relatori, è necessario, da un punto di vista storico, ridefinire il movimento cristiano all’interno del giudaismo o meglio dei giudaismi del primo secolo. All’interno di questa pluralità, il movimento che parte da Gesù e quello farisaico sono infatti ‘fratelli e diversi’.

Dopo un periodo secolare di disamine critiche che hanno insistito soltanto sulla polemica tra Gesù e i farisei c’è bisogno di occuparsi sul piano storico-critico dei punti di contatto tra Gesù e i farisei.

La ricerca di una trasformazione personale e sociale, con uno strenuo impegno a cercare quanto appartiene all’ ‘autentica volontà di Dio’ (la ‘giustizia’) è retaggio sia al movimento farisaico sia del movimento di Gesù e dei suoi discepoli; il compimento della Torah, che appartiene alla struttura basilare del Vangelo di Matteo non è radicalmente lontana dalla ricerca della perfezione farisaica. Elementi quali la fiducia in Dio, il giudizio, la fede nella risurrezione, l’attesa del compimento futuro… appartengono sia alla tradizione che presiede il giudaismo rabbinico sia a quella che presiede la tradizione cristiana.

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