Pasqua ‘in missione’: la proposta neocatecumenale alla Nuova Evangelizzazione

Anche durante questo tempo pasquale, le comunità del Cammino Neocatecumenale, seguendo l’esortazione del Papa a ‘uscire dalle sacrestie’, rinnoveranno l’esperienza della missione nelle piazze, iniziata a Roma nel 2012 in occasione dell’Anno della Fede, ed oggi giunta alla sua settima edizione.

Di fronte alla progressiva secolarizzazione e crisi di fede, la risposta offerta dalla Nuova Evangelizzazione –cui Papa Francesco ha dedicato l’Esortazione Apostolica ‘Evangelii Gaudium’– è il kerygma, cioè l’annuncio dell’Amore di Dio, un Amore che non si ferma davanti alle infedeltà umane, ma entra nell’abisso della disperazione, del peccato e della morte per trarre la vita eterna.

Il tempo pasquale, durante il quale, meditando nella liturgia gli Atti degli Apostoli, si fa memoria della nascita della Chiesa e dei suoi primi tempi, diventa propizio per riscoprire la nostra missione di battezzati, chiamati a rendere presente e visibile Dio nel quotidiano. Perciò, attuando questo compito nella specificità del carisma, ogni domenica fino a Pentecoste, i neocatecumenali, all’interno della celebrazione della liturgia delle lodi o dei vespri, evangelizzeranno attraverso la testimonianza di un ‘fratello’ o di una ‘sorella’ di comunità e la catechesi di un membro delle equipe scelte e inviate dai parroci.

Le catechesi saranno basate su un approccio esistenziale alla vita cristiana: partendo dalle domande fondamentali dell’uomo ‘Chi è Dio per te?’ e ‘Chi sei tu?’, ciascuno potrà avere quella sana ‘inquietudine’, che prepara all’ascolto del kerygma, l’annuncio di Cristo Risorto, vincitore della morte.

In questa prospettiva, l’appartenenza alla Chiesa non si riduce a un fatto burocratico od associativo, ma diventa la naturale conseguenza della gioia di sentirsi amati fin dall’eternità e la vocazione a condividere quanto ricevuto, in una ideale catena di Grazia. Naturalmente, come rimarca il fondatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Arguello, la qualità della missione non si misura dal numero di persone raggiunte, né da prospettive trionfalistiche, ma dalla disponibilità di ciascuno a lasciare agire lo Spirito Santo che è il Colui che precede, guida e segue l’azione missionaria.

Nella dimensione in cui la missione nelle piazze, luoghi spesso abbandonati per cercare surrogati di socialità in un crescente individualismo, diverranno spazi per ricostruire l’identità cristiana comune, alla luce del Vangelo, la sfida pastorale lanciata da Papa Francesco sarà vinta: ‘Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario’ (EG 80), ma, affidandoci alla Vergine Maria, Stella dell’Evangelizzazione, preghiamo:

Ottienici ora un nuovo ardore di risorti
per portare a tutti il Vangelo della vita
che vince la morte.
Dacci la santa audacia di cercare nuove strade
perché giunga a tutti
il dono della bellezza che non si spegne.
(EG 288)

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