Papa Francesco si congeda dalla Bulgaria nel segno di papa Giovanni XXIII

“Papa Giovanni XXIII diceva: ‘Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene’. Il Signore è il primo a non essere pessimista e continuamente cerca di aprire per tutti noi vie di Risurrezione”: con questo tweet dedicato a san Giovanni XXIII il papa si è congedato dalla terra bulgara con un incontro per la pace assieme agli esponenti delle varie confessioni religiose.

Un cero con il logo della visita del Papa, una pianta di ulivo come simbolo della pace e alcune rose, simbolo della Bulgaria, caratterizzano questo incontro speciale. Sei le confessioni religiose presenti che sono simboleggiate nelle sei fiaccole. Nel suo discorso ha ripreso la preghiera di san Francesco, invitando i presenti a diventare costruttori di pace: “Anche ciascuno di noi, sulle sue orme, è chiamato a diventare un costruttore, un ‘artigiano’ di pace. Pace che dobbiamo implorare e per la quale dobbiamo lavorare, dono e compito, regalo e sforzo costante e quotidiano per costruire una cultura in cui anche la pace sia un diritto fondamentale.

Pace attiva e ‘fortificata’ contro tutte le forme di egoismo e di indifferenza che ci fanno anteporre gli interessi meschini di alcuni alla dignità inviolabile di ogni persona. La pace esige e chiede che facciamo del dialogo una via, della collaborazione comune la nostra condotta, della conoscenza reciproca il metodo e il criterio per incontrarci in ciò che ci unisce, rispettarci in ciò che ci separa e incoraggiarci a guardare il futuro come spazio di opportunità e di dignità, specialmente per le generazioni che verranno”.

Poi ha spiegato il significato delle fiaccole, dalla piazza cuore della capitale, da cui è possibile vedere i luoghi religiosi: “Esse simboleggiano il fuoco dell’amore che è acceso in noi e che deve diventare un faro di misericordia, di amore e di pace negli ambienti in cui viviamo.

Un faro che vorremmo illuminasse il mondo intero. Con il fuoco dell’amore noi vogliamo sciogliere il gelo delle guerre. Stiamo vivendo questo evento per la pace sulle rovine dell’antica Serdika, a Sofia, cuore della Bulgaria. Noi possiamo vedere da qui i luoghi di culto di diverse Chiese e Confessioni religiose: santa Nedelia dei nostri fratelli ortodossi, san Giuseppe di noi cattolici, la sinagoga dei nostri fratelli maggiori gli ebrei, la moschea dei nostri fratelli musulmani e, vicino, la chiesa degli armeni”.

Ed ha ricordato la funzione della piazza: “In questo luogo, per secoli, convergevano i Bulgari di Sofia appartenenti a vari gruppi culturali e religiosi, per incontrarsi e discutere. Possa questo luogo simbolico rappresentare una testimonianza di pace. In questo momento, le nostre voci si fondono e all’unisono esprimono l’ardente desiderio della pace: la pace si diffonda in tutta la terra! Nelle nostre famiglie, in ognuno di noi, e specialmente in quei luoghi dove tante voci sono state fatte tacere dalla guerra, soffocate dall’indifferenza e ignorate per la complicità schiacciante di gruppi di interesse”.

Infine da questa piazza ha lanciato l’appello per realizzare ciò che san Giovanni XXIII aveva sempre desiderato, attraverso la sua enciclica: “Tutti cooperino alla realizzazione di questa aspirazione: gli esponenti delle religioni, della politica, della cultura. Ciascuno là dove si trova, svolgendo il compito che gli spetta può dire: ‘Fa’ di me uno strumento della tua pace’.

E’ l’auspicio che si realizzi il sogno del papa san Giovanni XXIII, di una terra dove la pace sia di casa. Seguiamo il suo desiderio e con la nostra vita diciamo: Pacem in terris! Pace sulla terra a tutti gli uomini amati dal Signore”.

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