Torino festeggia san Cottolengo ‘genio del bene’

Torino ha festeggiato san Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore delle Piccole Case della Divina Provvidenza, prima per i malati rifiutati da tutti, poi per ‘famiglie’ di handicappati, orfani, ragazze in pericolo e invalidi. Allo scoppio del colera, nel 1832, Cottolengo affittò uno stabile nella zona di Valdocco trasportandovi, su un carretto tirato da un asino, un giovane colpito da cancrena.

In pochi mesi fu necessario acquistare un secondo stabile: cominciava così l’opera che il Santo intitolò ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’, che nel corso di un decennio venne ampliata con nuove sezioni destinate a malati acuti e cronici, bambini orfani, invalidi, vecchi inabili, sordomuti, non vedenti, epilettici, scrofolosi, cerebrolesi. In più c’era una scuola materna e primaria per bambini poveri e col tempo venne costruita anche una chiesa.

Nel 1833 re Carlo Alberto concesse il riconoscimento legale alla ‘Piccola Casa’ e nello stesso anno lo nominò cavaliere dei santi Maurizio e Lazzaro. Più tardi gli fu conferita la medaglia d’oro della società Motnyon e Franklin, che allora aveva un valore simile ai premi Nobel odierni.

Anche Camillo Benso, conte di Cavour, ne aveva grande stima: “E’ un uomo semplice; ha fondato un’opera mirabile sostenuta da un sol uomo che altro non possiede al mondo che gli inesauribili tesori di un’immensa carità. Egli confida nella Provvidenza e questa non gli manca mai… un uomo prodigioso”. Fu beatificato da papa Benedetto XV nel 1917 e canonizzato nel 1933 da papa Pio XI, che lo definì ‘un genio del bene’.

Ed alla Piccola Casa della Divina Misericordia l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha celebrato la messa in occasione della festa del Santo: “La festa di s. Giuseppe Benedetto Cottolengo ci offre ogni anno l’opportunità di riflettere insieme sull’azione poderosa e potente di grazia e di carità che ha avuto origine dal nostro Santo patrono della Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Il suo esempio di santità e di testimonianza evangelica vissuta nella umiltà e nel coraggio di fidarsi sempre della Provvidenza di Dio ci è di sprone per il nostro impegno di credenti, e lo è per tutti voi cari membri della famiglia cottolenghina che traete dalla linfa perenne di santità del vostro Fondatore la forza di continuarne l’opera anche nel mondo di oggi sempre più bisognoso di amore ai poveri e agli ultimi”.

San Cottolengo ha saputo coniugare la carità alla preghiera: “Partendo da queste semplici considerazioni desidero aprirvi il cuore con una serie di considerazioni che sento forti dentro di me e che voglio condividere. Oggi a Torino sta prevalendo la città dei garantiti a fronte di una crescente moltitudine di persone che stanno fuori, non solo ai margini, ma fuori nel senso che non se ne sentono più parte e inclusi”.

Ed ha invitato ad un cambiamento di mentalità, aperta alla solidarietà ed al volontariato: “Occorre pertanto un cambiamento di rotta sullo stile di vita di ciascuno passando da una cultura dell’indifferenza e dello scarto a quella del saper pagare di persona per il bene degli altri oltre che per il proprio, riconoscendo che se chiude una fabbrica o tanti giovani non trovano un lavoro, o numerose persone non hanno più i beni essenziali per vivere dignitosamente, la responsabilità è di tutti e ciascuno se ne deve fare carico per la sua parte, non scaricando su altre componenti sociali il da farsi”.

Ha chiesto alla Chiesa un impegno per garantire alla persona la dignità: “Tutto ciò impegna la nostra Chiesa, nelle sue varie componenti, a fare scelte profetiche come le ha fatte san Giuseppe Benedetto Cottolengo e come le stanno facendo i suoi figli e figlie qui nella Piccola Casa e altrove in Italia e nel mondo, basate su fatti concreti e non solo su parole, per esempio nell’uso dei beni, delle risorse finanziarie, dell’accoglienza non solo occasionale ma continuata dei poveri, come si constata frequentando questa casa, dalla mensa giornaliera che accoglie molte persone italiane e straniere, anziani che non riescono ad arrivare a fine mese avendo una pensione minima, senza dimora che trovano un tetto in questa casa ma soprattutto trovano amore e accoglienza, tanti ammalati e disabili segnati a volte da situazioni dolorose e ritenuti solo un peso per la stessa sanità pubblica”.

Al termine dell’omelia ha ringraziato gli operatori, perché “la piccola casa è un modello di umanità e di carità, come l’ha voluta e promossa san Giuseppe Cottolengo. Ed io non cesserò di ringraziare sentitamente i sacerdoti, le suore, i fratelli, i volontari e tutto il personale che operano in questa Piccola Casa cuore pulsante di amore della nostra città…

San Giuseppe Cottolengo ci aiuti a credere nell’impossibile azione provvidente di Dio che interviene al di là dei nostri impegni e sforzi e faccia sì che il bene anche piccolo ma umile e fatto con spirito di gratuità e fraternità, si espanda sempre più contagiando le coscienze delle persone anche meno attente e disponibili come succedeva spesso ai suoi tempi di fronte alle sue opere.

Egli ci dia occhi per vedere Cristo nei poveri e per amarlo così come è e si presenta nella sua debolezza, malattia, miseria, ma circondato della gloria del Padre secondo la nota espressione di sant’Ireneo : la gloria di Dio sta nell’uomo vivente, e la vita dell’uomo sta nella piena comunione con Lui”.

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