Le Marche sono ‘plurali ed accoglienti’

Nelle scorse settimane ad Ancona si è svolta la manifestazione ‘Marche plurali ed accoglienti’, promossa dall’Università per la pace e gran parte del mondo associativo marchigiano, affermando che l’accoglienza è la base della civiltà, in quanto la regione ha una lunga tradizione storica di accoglienza:

“Siamo cittadine e cittadini, associazioni, enti e organizzazioni allarmati per i crescenti atti di intolleranza e violenza, che hanno coinvolto la nostra Regione, alimentati anche dal progressivo deterioramento della qualità del linguaggio e della complessa e variegata comunicazione sempre più caratterizzata da tratti violenti, xenofobi e razzisti…

Le Marche sono una Regione che ha una significativa tradizione di accoglienza di ogni forma di fragilità umana: siamo e vogliamo restare Marche accoglienti, contro ogni deriva disumana. Nel corso degli anni abbiamo assistito alla costante erosione dei diritti. Sui migranti l’Europa ha perso la coscienza, la memoria, l’umanità! Sono ignorate, o peggio rimosse dalle agende politiche, le ragioni che costringono le persone a migrare: fame, povertà, guerra, cambiamenti climatici, non equa distribuzione delle risorse del Pianeta”.

In apertura il presidente dell’università della pace, Mario Busti, ha sottolineato le molte ‘falsità’, che circolano intorno alla migrazione: “Siamo stati male informati noi italiani: l’aver mostrato per giorni e giorni immagini di persone disperate in mare sui barconi ha ingenerato nel corpo sociale il timore che il fenomeno migratorio fosse fuori controllo. Tanti errori sono stati fatti in questi anni di incuria e cattiva gestione nei centri di pessima accoglienza che inevitabilmente hanno portato a delle tensioni anche con gli italiani.

Dati del Viminale al 23.1.2017: erano presenti nel sistema di accoglienza italiano 175.550 persone, di cui 14.750 (8%) nei Cpa, 136.978 (78%) nei Cas, e 23.822 (14%) nel sistema Sprar. In questa giungla ci sono stati enti gestori che hanno svolto seriamente il loro lavoro, garantendo tutti i servizi, mentre altri infiltrati dalla criminalità organizzata se ne sono approfittati lucrando sulla quota giornaliera, abbattendo i costi e fornendo cibo e servizi scadenti”.

Ed ha concluso con un invito: “Avviciniamo le persone, leggiamo sui volti, prima ancora che sui libri, le loro storie: non sono numeri, sono persone in cerca di lavoro, istruzione, diritti! Guardiamo i migranti negli occhi, oltre la disperazione c’è uno sguardo che noi abbiamo perso. Quello sguardo può aiutarci a trasformare il nostro modo di guardare la vita. Accogliamo quegli sguardi di speranza che un altro mondo è possibile: una volta liberati dal timore dell’oppressione e dal bisogno, si possa vivere nella libertà, nella giustizia e nella pace”.

Anche Giovanna Cipollari, presidente del Centro Volontari Marchigiano, ha incentrato l’intervento sulla dimensione del fenomeno migratorio: “In questo periodo storico, soprattutto in Italia, circolano notizie in relazione alla dimensione quantitativa del fenomeno che rivela una percezione del tutto estranea alla realtà. I sondaggi sull’opinione pubblica attestano la presenza dei migranti a una media del 30%.

E’ vero che gli italiani hanno poca dimestichezza con i ‘numeri’ e sono più attratti dai talk show mediatici o dalle informazioni di facebook, ma il gap tra l’immaginario collettivo e la realtà stessa è effettivamente sproporzionato in quanto i dati emanati da fonti scientifiche ed autorevoli attestano la presenza dei migranti nel nostro paese a circa il 9% della popolazione totale”.

Un’altra questione affrontata riguarda i danni provocati da una conoscenza errata: “Se si guardasse il problema non tanto dal punto di vista filosofico e morale, ma da quello del mero tornaconto personale, si evidenzierebbe invece il notevole interesse che l’Europa ha nell’aprire le frontiere. Il vecchio continente, infatti, sta attraversando un declino demografico sempre più evidente e l’Italia, che nel passato è stato tra i paesi più popolati, oggi è al 23° posto della classifica mondiale e si prevede che nel 2050 sarà al 31°.

Di fronte a questa realtà inconfutabile l’Europa avrà sempre più bisogno delle forze giovanili dei popoli migranti. Infatti la decrescita, se non corretta dalle immigrazioni, porterà problemi che saranno tanto maggiori nei paesi (come l’Italia) ove essa è più intensa”.

Il prof. Roberto Mancini, docente all’università di Macerata, ha sfatato l’affermazione ‘prima gli italiani’: “Oggi si dice ‘prima gli italiani’ non certo per riequilibrare il rapporto nel senso della giustizia e contro la prepotenza, ma solo per andare a colpire chi è più vulnerabile e disperato, cioè i migranti. Al contrario, il compito di organizzare una buona convivenza per tutti, residenti e migranti, consentirebbe di riqualificare la democrazia limitando le pretese dei poteri egemoni.

Quindi la politica del ‘prima gli italiani’ è un trucco per penalizzare, oltre agli stranieri, gli italiani stessi. Poi l’affermazione è viziata dall’ignoranza, perché implica di non sapere che la Repubblica Italiana riconosce come cittadini sia i nati e residenti in Italia, sia coloro che vengono accolti sulla base dell’art. 10, ossia persone alle quali nel loro paese non sono riconosciuti gli stessi diritti umani che la Costituzione sancisce. Quello che conta non è essere ‘italiano’ nel senso etnico, ma essere cittadino nello spazio giuridico e sociale garantito dalla Costituzione, la quale non ha un fondamento razzista, di sangue o di territorialità”.

La giornalista Asmae Dachan ha sottolineato l’importanza del documento firmato ad Abu Dhabi: “Il terrorismo ha mietuto vittime di ogni nazionalità e religione e la maggior parte sono proprio vittime musulmane come ad esempio in Siria, Iraq, Afghanistan, a confermare la demagogia della loro narrazione e del loro pensiero dominante, che vede in chi non si allinea un nemico da eliminare.

Il recente documento firmato ad Abu Dhabi con le massime rappresentanze dell’Islam a livello mondiale, rappresenta un ulteriore condanna e diniego di ogni forma di strumentalizzazione delle religioni per scopi diversi dalla fede. Si tratta di un punto di ripartenza importante, che chiama tutti i fedeli e le guide religiose ad un impegno capillare per prevenire e contrastare dall’interno ogni forma di radicalizzazione ed estremismo”.

Inoltre il coordinatore dell’università della pace, Davide Guidi, ha evidenziato che i migranti non sono un costo: “Sono poco più di 2.400.000 gli immigrati occupati residenti in Italia, che versano alla previdenza contributi per € 11.900.000.000 l’anno (con cui si riesce a pagare oltre 600.000 pensioni soprattutto agli italiani) e contribuiscono a generare un valore aggiunto di € 131.000.000.000, ovvero l’8,7% del Pil italiano.

Considerevole, in questo senso, l’apporto dei 691.000 imprenditori stranieri, il 9,2% del totale degli imprenditori, dato in crescita negli ultimi 5 anni del 16,3% in controtendenza con la diminuzione degli italiani (-6,4%)… Ma a monopolizzare il dibattito, anche su questo aspetto, sono solo i costi delle persone richiedenti asilo, poco meno di 95.000 nel 2018”.

Infine Giacomo Buoncompagni, dottorando di ricerca Università di Macerata, ha sfatato lo slogan ‘Aiutiamoli a casa loro’: “Il diritto della persona ad emigrare è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti… Da decenni gli Stati europei stanziano fondi (mediamente pari allo 0,5% del Pil) destinati alla ‘cooperazione allo sviluppo’, sarebbe dunque utile verificare l’efficacia di tale azione.

I fondi assegnati dalla Commissione europea alla Farnesina dal 2013 ad oggi corrispondono a un budget complessivo di € 144.700.000, ripartito su 14 programmi in 11 paesi, che collocano l’Italia nel gruppo di punta degli Stati membri esecutori della cooperazione europea, nonché terzo paese assegnatario di fondi Ue dal Trust Fund della Valletta per progetti volti ad affrontare le cause profonde delle migrazioni in Africa sub-sahariana e Libia”.

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