Pasqua: con Gesù la morte è vinta

Nella domenica di Pasqua in tutte le diocesi sono state fatte preghiere per gli attentati nello Sri Lanka per il senso di impotenza e di dolore di fronte ad attentati che colpiscono innocenti in preghiera nelle chiese: è un incrocio di rimandi che attraversa i millenni, quello che annoda, con il filo d’oro della fede, la riflessione di mons. Mario Delpini, arcivescovo della diocesi di Milano nel Pontificale di Pasqua:

“La conversione che richiama Maria a rivolgersi a Gesù, la conversione che richiama la Chiesa a disporsi ancora a ricevere la forza dallo Spirito Santo, la conversione che chiama i popoli di Europa a intraprendere nuovi cammini si può descrivere nei suoi due aspetti più decisivi. Il primo aspetto riguarda il principio, il momento sorgivo della novità cristiana, la parola imperiosa che chiama a rettificare la ricerca…

Il principio è la voce che chiama, la voce di Gesù vivo, che chiama a volgersi a lui, a incontrarlo non come un corpo da recuperare, ma come un Maestro che è vivo, è via verso la vita. La persuasione che siamo vivi perché chiamati alla vita, che siamo chiamati alla vita perché siamo amati, che siamo amati per la decisione irrevocabile del Padre di renderci partecipi della sua vita non deriva da una filosofia ma dall’incontro con Gesù vivo.

L’incontro con Gesù vivo è il principio e il fondamento e l’inesauribile sorgente di luce, di gioia, di carità, di filosofia, di arte, di civiltà: da questo civiltà sono nate le sintesi teologiche e le cattedrali, i capolavori dell’arte e i miracoli della carità, la sapienza nell’interpretare la dignità della persona e l’impegno per edificare una società giusta, solidale, fraterna. Siamo vivi perché chiamati per nome: la vita è risposta alla vocazione all’incontro con Gesù vivo”.

L’altro spunto dell’arcivescovo ha riguardato il senso della responsabilità: “Tutti quelli che hanno incontrato il Signore Gesù e l’hanno riconosciuto vivo, hanno ricevuto una missione compiere, hanno ricevuto un messaggio da portare. Perciò oggi si rinnova il mandato: andate a dire ai fratelli che Gesù, il crocifisso, siede alla destra del Padre; andate a dire che la via di Gesù porta alla gloria; andate a dire che siamo destinatari di una promessa di vita che vince la morte.

Chi, come Gesù, con Gesù, fa della sua vita un dono d’amore fino al compimento, sarà glorificato come Gesù, con Gesù presso Dio, Dio mio e Dio vostro!Andate a ricostruire il convivere dei popoli edificato sulla parola di Gesù, con lo stile di Gesù. Così sarà possibile ricostruire una civiltà, ricostruire una fraternità”.

Riferendosi agli attentati l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha invitato i fedeli ad essere ‘lievito’: “Il lievito vecchio è la nostra scarsa fede e l’incapacità di usufruire della potenza della risurrezione per cambiare la nostra vita e renderla santa e per questo produttrice di grazia e di amore per tutti.

Se un cristiano è lievito nuovo e pasquale nella sua famiglia, nel suo ambiente di lavoro, nella società, farà sì che tutta si rinnovi; se invece è lievito vecchio, carico di malizia e di perversità, tutto resta come prima e anzi il male si estende nel mondo. Quando vediamo tanta violenza e malvagità, puntiamo il dito accusatore verso chi commette tali azioni e condanniamo con forza ogni peccato.

Ma quando dobbiamo partire da noi stessi, dal nostro cuore, e valutare la nostra vita cristiana, allora siamo deboli e acquiescenti, ci giustifichiamo sempre e non siamo capaci di cambiare radicalmente i nostri comportamenti, agendo con coerenza e fedeltà al Vangelo. E’ questa la sfida più concreta, ma anche la nostra forza, a cui non possiamo sottrarci. Il male ed il peccato del mondo non sono solo davanti a noi; sono purtroppo anche dentro di noi e noi ne siamo tutti responsabili”.

Infine ha invitato a ‘vincere’ l’indifferenza: “L’indifferenza verso il prossimo, la paura del diverso da noi, i pregiudizi verso chi consideriamo straniero e non dei ‘nostri’ suscitano un clima culturale e sociale di sospetto, di rabbia, di aggressività e di rifiuto del più debole e indifeso. Allora vediamo di più il male che il bene e non sappiamo far vedere a tutti che in realtà Cristo risorto continua a salvare e redimere l’umanità attraverso tante persone che, nel suo nome, lottano e soffrono per edificare un mondo più libero e pacifico”.

Da Bologna mons. Matteo Zuppi ha sottolineato che la resurrezione di Cristo ha rischiarato le tenebre: “La resurrezione è affidata a noi. Gesù ne parla solo ai suoi, perché fosse comunicata di cuore in cuore, attraverso gli uomini, lasciandoci liberi di fidarci o no, responsabili di nascondere la luce oppure di tenerla in alto. Non siamo spettatori, ma dobbiamo essere uomini di fiducia, che credono alla luce anche quando c’è il buio. Lumen fidei: la luce della fede ha illuminato la nostra vita e ci chiede di trasmetterla al prossimo…

Noi abbiamo visto la vita cambiare, il male sconfitto! Abbiamo visto l’amore illuminare le tenebre più profonde, cioè la solitudine di un anziano, la sofferenza di un malato visitato, il sorriso di un bambino non più abbandonato, un perdono che ha rinnovato un uomo vecchio, affrancandolo dal suo passato. La loro luce era la stessa della resurrezione…

L’amore è più forte del male, anche quando questo sembra vincere. Oggi alcuni nostri fratelli ricevono il sacramento del battesimo. Questo ci commuove e ci incoraggia a scegliere oggi, in ogni stagione della nostra vita, di essere figli, a diventare uomini nuovi passando dall’amore per noi stessi all’amore per gli altri, da uomini rassegnati a uomini di speranza e di amore! Se credessimo davvero alla vittoria sulla morte e non ci fermassimo alle prime difficoltà!”

A Trento mons. Lauro Tisi ha riflettuto sulla vita nuova: “La Risurrezione, mentre proclama la bellezza e la forza del Dio cristiano, è un inno meraviglioso alle possibilità dell’umano. Da quel giorno sappiamo che ogni lacrima versata, ogni gesto di fraternità regalato, un semplice bicchiere d’acqua donato, strappa la vita alla morte e prepara futuro.

Per la nostra Chiesa questa è l’ora di entrare nel sepolcro vuoto e, da increduli, divenire credenti. L’urgenza vera della nostra Chiesa è rimanere irriducibilmente aggrappati alla consapevolezza, mentre la storia vorrebbe negarlo, che sono ancora davvero grandi le potenzialità in mano agli uomini e alle donne di stare nel mondo diffondendo il profumo di una vita buona e bella”.

Anche da Perugia il segretario della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha ricordato i morti degli attentati nello Sri Lanka, dove si recherà nel prossimo mese di agosto: “Vogliamo pensare oggi ad un mondo rinnovato, illuminato dalla risurrezione di Gesù, in cui ognuno trovi le ragioni di un’esistenza chiamata alla speranza; ad alzare lo sguardo sopra gli orizzonti umani, per scorgere, al di là di ogni sofferenza e delusione, il tempo in cui il Signore farà nuove tutte le cose. Noi cristiani, e lo dico con forza, crediamo nel trionfo della vita, iniziato dal sepolcro vuoto di Cristo”.

Nell’omelia il card. Bassetti ha sottolineato l’ ‘inabitazione’ dello Spirito: “La Pasqua irrompe sulla scena della storia con un carico di novità inaudita: un morto è risorto! La tomba ove è stato racchiuso è vuota! I testimoni che per primi constatano con i loro occhi questo fatto sono sconcertati, spaventati e stentano a crederci; alcuni, anzi, continuano a rimanere scettici fino alla fine, tanto è incredibile il fatto ed esplosiva la gioia.

Vorrei che fosse questa la nostra gioia pasquale. Cristo è risorto! E questa mattina la cattedrale è piena di persone e questo è segno che tutti voi, in un modo o in un altro, credete che Cristo è risorto. E’ questa la bella notizia. La sua resurrezione non solo rende consistente e rocciosa la nostra fede ma, come dice san Paolo,’svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa conoscere la sua altissima vocazione’.

La resurrezione dai morti è il segno che per gli uomini c’è un altro destino, giacché la vita non si esaurisce con la morte, né il corpo è per l’uomo qualcosa di umiliante… Colui che si innesta al mistero incommensurabile di Dio, diviene una creatura nuova, con un destino eterno. La risurrezione si rinnova in ciascun uomo, mediante il battesimo, come la suggestiva veglia pasquale ci ha spiegato e fatto rivivere questa notte”.

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