P. Costa offre un commento all’Esortazione Apostolica ‘Christus vivit’

“Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza”.

Dall’incipit dell’esortazione post sinodale ‘Christus vivit’ prendiamo spunto per comprendere meglio il sinodo, svoltosi lo scorso ottobre, con p. Giacomo Costa, direttore di ‘Aggiornamenti Sociali’ e segretario speciale del Sinodo, invitato ad Ancona dall’Azione Cattolica regionale a parlare sul discernimento: “Papa Francesco non separa i giovani dal resto della Chiesa, ma attraverso di loro intende rivolgersi a tutti i cristiani. Come l’Assemblea sinodale aveva rimarcato con forza, i giovani sono protagonisti del nostro tempo e membra attive della Chiesa, non oggetto di discorsi che calano su di loro dall’alto.

Si tratta di un testo ‘poliedrico’, che articola una pluralità di approcci e di percorsi al suo interno. Una seconda lettura consente però di far emergere una struttura, che resta delicatamente sottotraccia e non si impone, ma a cui il lettore si può appoggiare”.

Come si divide l’esortazione?
“Il primo blocco (capp. 1-3) riprende il lavoro di ascolto della realtà a cui si era dedicata l’Assemblea sinodale a partire dai materiali preparatori per un discernimento condiviso. L’obiettivo è di cominciare lasciando spazio a quello che emerge quando la Parola di Dio incontra i giovani e interagisce con le relazioni che essi tessono tra di loro, all’interno delle famiglie, delle comunità, delle società.

Solo così gli eventi dischiuderanno il loro significato e offriranno stimoli a un discernimento che punta a riconoscere la volontà di Dio non in astratto, ma nella concretezza della storia e persino della quotidianità. Pur nello sforzo di analizzare la realtà socio-culturale, l’intenzione di questa prima sezione resta profondamente spirituale: l’obiettivo non è accumulare dati, ma fare appello alla capacità di piangere, cioè alla disponibilità dei cristiani, della Chiesa e della società di provare nei confronti dei giovani, specie quelli che patiscono violenze e ingiustizie, sentimenti di autentica maternità.

Ugualmente spirituale è la conclusione del terzo capitolo, che invita alla speranza: i giovani, si fa l’esempio del servo di Dio Carlo Acutis, hanno le risorse di creatività per abitare il nostro mondo senza lasciarsi schiacciare dalle sue contraddizioni e ad esse papa Francesco fa appello”.

Quale è il centro dell’esortazione?
“Il secondo blocco di tre capitoli rappresenta il cuore e il fulcro dell’intera esortazione: a ciascun giovane, nelle circostanze concrete in cui si trova, la Chiesa non ha altro da offrire se non l’incontro con quel Dio vivo che essa continua a sperimentare come amore, come salvezza e come fonte di vita, sapendo che sarà questo incontro a dischiudere nuove possibilità di orientamento per la vita di ciascuno, cioè a diventare chiamata e vocazione. L’obiettivo dei tre capitoli è far emergere (è questo il cuore di un vero e proprio cammino di discernimento) quale sia il dinamismo che mette in moto una risposta autentica alla voglia di vita che la giovinezza porta con sé e che il Signore non vuole spegnere, o invece che cosa è un inganno che manipola e asservisce”.

Quale invito fa ai giovani?
“I giovani che ha in mente papa Francesco sono quelli capaci di scendere in strada per chiedere un mondo più giusto diventando protagonisti del cambiamento. L’invito richiede però che i giovani non cadano in una trappola che il mondo propone loro: tagliare i legami con le proprie radici e l’esperienza di chi li ha preceduti. Questo li renderebbe più deboli, più esposti alla massificazione e alla manipolazione. Per questo la proposta di papa Francesco è quella della complementarità e del dialogo tra le generazioni, proiettando a livello universale l’esperienza dei Padri sinodali”.

Perché nell’ultima parte il papa invita i giovani alla sinodalità?
“La sfida del ‘rischiare insieme’ è trasformata nell’esigenza di una pastorale strutturalmente sinodale, fondata sulla valorizzazione dei carismi che lo Spirito concede a ciascuno e su una dinamica di corresponsabilità. La pastorale giovanile non può che essere sinodale, vale a dire capace di dar forma a un ‘camminare insieme’. Le comunità cristiane sono invitate a offrire spazi di accoglienza senza troppe barriere.

Poi il papa dedica ampio spazio al discernimento?
“Allo specifico del discernimento vocazionale, cioè alla capacità di riconoscere a che cosa il Signore chiama ciascuno, è dedicato il cap. 9. Rivolgendosi direttamente ai giovani, papa Francesco ricorda che si tratta di un percorso esigente, che richiede disponibilità ad assumersi un rischio: solo così sarà possibile identificare ciò per cui vale la pena spendere la propria vita senza accontentarsi di valutare prospettive di carriera o guadagno.

Il papa chiede ai giovani di aiutarci a fare discernimento, perché anche se sono impulsivi hanno una capacità di reagire e far cogliere le dimensioni della società in maniera più profonda. Sono come un sismografo di quello che stiamo vivendo. Con loro siamo aiutati a capire la situazione di oggi, come ha detto il papa: correte avanti, ma abbiate la forza di aspettare noi vecchi, perché siete chiamati a portare avanti la Chiesa, non solo il futuro, ma soprattutto il presente della Chiesa”.

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