Papa Francesco prega per la pace in Sud Sudan

L’immagine che abbiamo potuto vedere è molto importante: papa Francesco si inginocchia e bacia i piedi dei leaders del Sud Sudan, concludendo il ritiro spirituale in Vaticano del presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, del leader dell’opposizione Riek Machar ora primo vicepresidente, degli altri leader e dei vertici delle diverse Chiese cristiane, ed appellandosi al futuro del nuovo Stato che nascerà il 12 maggio.

L’ incontro non voleva essere ‘diplomatico’, ma ‘piuttosto di preghiera’ per una pace ancora imperfetta ma che può tuttavia lasciare definitivamente alle spalle una guerra civile che dal 2013 fino ad oggi ha provocato più di 400.000 morti e oltre 4.000.000 sfollati e rifugiati. Al termine dell’avvenimento il papa ha ringraziato i partecipanti, ricordando il valore della pace:

“E’ quanto mai importante per noi ricordare che proprio ‘pace’ è stata la prima parola che la voce del Signore ha pronunciato, il primo dono offerto agli Apostoli dopo la sua dolorosa passione e dopo aver vinto la morte. Anch’io rivolgo lo stesso saluto a voi, che siete venuti da un contesto di grande tribolazione per voi e per il vostro popolo, un popolo molto provato per le conseguenze dei conflitti.

Che tali parole risuonino nel cenacolo di questa Casa come quelle del Maestro, in modo che tutti e ciascuno possano ricevere nuova forza per portare avanti il desiderato progresso della vostra giovane Nazione e, come il fuoco della Pentecoste per la giovane comunità dei cristiani, si possa accendere una nuova luce di speranza per tutto il popolo sud sudanese”.

Quindi ha sottolineato il significato del ritiro, prendendo spunto dall’inno nazionale dello Stato africano: “Lo scopo di questo ritiro è quello di stare insieme davanti a Dio e discernere la sua volontà; è riflettere sulla propria vita e sulla comune missione che ci affida; è rendersi consapevoli dell’enorme corresponsabilità per il presente e per il futuro del popolo sud sudanese; è impegnarsi, rinvigoriti e riconciliati, per la costruzione della vostra Nazione.

Cari fratelli e sorelle, non dimentichiamo che a noi, leader politici e religiosi, Dio ha affidato il compito di essere guide del suo popolo: ci ha affidato molto, e proprio per questo richiederà da noi molto di più! Ci domanderà conto del nostro servizio e della nostra amministrazione, del nostro impegno in favore della pace e del bene compiuto per i membri delle nostre comunità, in particolare i più bisognosi ed emarginati, in altre parole ci chiederà conto della nostra vita ma anche della vita degli altri”.

Eppoi ha chiesto ai leader di avere uno ‘sguardo’ per il popolo: “I miei pensieri vanno innanzitutto alle persone che hanno perso i loro cari e le loro case, alle famiglie che si sono separate e mai più ritrovate, a tutti i bambini e agli anziani, alle donne e agli uomini che soffrono terribilmente a causa dei conflitti e delle violenze che hanno seminato morte, fame, dolore e pianto.

Questo grido dei poveri e dei bisognosi lo abbiamo sentito fortemente, esso penetra i cieli fino al cuore di Dio Padre che vuole dar loro giustizia e donare loro la pace. A queste anime sofferenti penso spesso e imploro che il fuoco della guerra si spenga una volta per sempre, che possano tornare nelle loro case e vivere in serenità. Supplico Dio onnipotente che la pace venga nella vostra terra, e mi rivolgo anche agli uomini di buona volontà affinché la pace venga nel vostro popolo”.

Quindi per il papa la pace è possibile: “Cari fratelli e sorelle, la pace è possibile. Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile! Ma questo grande dono di Dio è allo stesso tempo anche un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo. Noi cristiani crediamo e sappiamo che la pace è possibile perché Cristo è risorto e ha vinto il male con il bene, ha assicurato ai suoi discepoli la vittoria della pace su quei complici della guerra che sono la superbia, l’avarizia, la brama di potere, l’interesse egoistico, la menzogna e l’ipocrisia.

Auspico per tutti noi che sappiamo accogliere l’altissima vocazione di essere artigiani di pace, in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo, uno spirito nobile, retto, fermo e coraggioso nella ricerca della pace, tramite il dialogo, il negoziato e il perdono. Vi esorto pertanto a cercare ciò che vi unisce, a partire dall’appartenenza allo stesso popolo, e superare tutto ciò che vi divide. La gente è stanca ed esausta ormai per le guerre passate: per favore, ricordatevi che con la guerra si perde tutto! La vostra gente oggi brama un futuro migliore, che passa attraverso la riconciliazione e la pace”.

Ed ha ricordato che nel processo di pace l’impegno dei cristiani: “E’ assai prezioso il comune impegno dei fratelli cristiani, dentro le varie iniziative ecumeniche in seno al Consiglio delle Chiese del Sud Sudan, in favore della riconciliazione e della pace, dei poveri e degli emarginati, a beneficio del progresso dell’intero popolo sud sudanese.

Ricordo con gioia e con gratitudine il recente incontro con la Conferenza Episcopale del Sudan e del Sud Sudan in Vaticano, in occasione della visita ad limina Apostolorum… A tutti i cristiani del Sud Sudan che, aiutando i più bisognosi, fasciano le ferite del corpo di Gesù, auguro l’abbondanza delle grazie celesti e assicuro il mio ricordo permanente nella preghiera. Possano essere operatori di pace nel popolo sud sudanese, con la preghiera e la testimonianza, con la guida spirituale e l’assistenza umana di ogni suo membro, leader inclusi”.

Inoltre nella preghiera finale ha rivolto un appello speciale a chi ha firmato l’appello di pace: “E a voi tre, che avete firmato l’Accordo di pace, chiedo, come fratello: rimanete nella pace. Ve lo chiedo con il cuore. Andiamo avanti. Ci saranno tanti problemi, ma non spaventatevi, andate avanti, risolvete i problemi. Voi avete avviato un processo: che finisca bene. Ci saranno lotte fra voi due, sì. Anche queste avvengano dentro l’ufficio, ma davanti al popolo, con le mani unite. Così, da semplici cittadini diventerete Padri della Nazione. Permettetemi di chiederlo con il cuore, con i miei sentimenti più profondi”.

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