Da don Primo Mazzolari a papa Francesco

Si è svolto sabato 6 aprile l’incontro di studi organizzato dalla Fondazione Mazzolari per il 60° della morte del sacerdote cremonese: Pisarra, Paronetto, Trionfini e Maraviglia hanno parlato delle connessioni spirituali e pastorali tra don Primo Mazzolari, papa Francesco, passando attraverso gli scritti di don Tonino Bello, don Lorenzo Milani e don Zeno Saltini.

La mattinata si è aperta con i saluti del sindaco di Bozzolo, Giuseppe Torchio e del vescovo mons. Antonio Napolioni che ringraziando la fondazione Mazzolari e i ricercatori che, in particolare in questo anno del 60° della morte del prete cremonese, contribuiscono alla conoscenza e alla riscoperta della sua figura e del suo messaggio. Mons. Napolioni ha ricordato anche la radice profonda del pensiero di don Mazzolari che ‘derivano dall’attualità del Vangelo’ e invitano ‘alla meditazione e all’impegno, da cui devono scaturire buoni progetti di vita’.

Introdotto dal professor Giorgio Vecchio, presidente del comitato scientifico della Fondazione, è stato poi don Bruno Bignami ad illustrare l’incontro di studio nel contesto delle celebrazioni del 60° della morte, richiamando alla memoria il 20 giugno 2017, quando Papa Francesco ha fatto visita alla tomba di don Primo, a cui hanno fatto seguito quelle ai luoghi di don Tonino Bello e don Milani. E sono proprio queste figure, ‘Papa Francesco, don Primo Mazzolari e i preti di campagna’ i protagonisti degli interventi dei relatori.

Il primo intervento, dal titolo ‘Fuori dal campo. Francesco e i preti di frontiera’, è stato quello di Piero Pisarra, giornalista, scrittore e sociologo, che individua alcuni fili conduttori della ricerca del pontefice sulle orme dei sacerdoti ‘di frontiera’: “Fra le assonanze che troviamo c’è una parola che torna: è la parola ‘fuori’, ripetuta più volte nella preghiera di don Primo citata proprio a Bozzolo da Bergoglio. È la parola che definisce la ‘Chiesa in uscita’ indicata dal Papa”.

‘Tonino Bello e Primo Mazzolari, l’inquietudine creativa della pace’ è stato il tema dell’intervento di Sergio Paronetto, direttore del centro studi Pax Christi Italia, che ha individuato i tratti che accomunano questi due grandi sacerdoti ‘conciliari’ che hanno attraversato fasi decisive della storia ecclesiastica e della storia italiana: “Fede, amore per i poveri e per la pace, e la fedeltà alla chiesa: sono due personalità di grande cultura: concreti e sognatori, legati alla loro terra ma che respirano con il mondo”.

Il prof. Paolo Trionfini, membro del Comitato scientifico della Fondazione Mazzolari e direttore dell’istituto per la storia dell’Azione Cattolica italiana, ha messo a confronto le figure di Mazzolari e di don Zeno Saltini, fondatore della comunità di Nomadelfia, in un intervento dal titolo ‘Uomini al servizio della Chiesa’, titolo di un articolo in cui Mazzolari parla proprio del fondatore di Nomadelfia esprimendo per lui una sincera ammirazione. La relazione è il racconto di un rapporto a tratti anche conflittuale, tra due uomini appassionati del Vangelo che vivono un rapporto intenso, anche sofferto, con la Chiesa. Nei tanti tratti comuni e nelle differenze caratteriali che li hanno distinti.

L’ultimo intervento è stato quello di Mariangela Meraviglia, collaboratrice del Comitato scientifico della Fondazione Mazzolari, che ha posto in relazione il prete di Bozzolo con un altro prete di campagna, don Milani, con ‘un dialogo a due voci per dare la parola ai poveri’: l’uno nella sua attività pastorale in parrocchia, l’altro sul fronte educativo e della formazione. Entrambi, però, con una preferenza per i poveri, i piccoli, quelli a cui il mondo non si preoccupa di dare la parola.

La pagina evangelica della V Domenica di Quaresima è stata lo spunto perfetto per affrontare uno dei temi tanto più cari a don Mazzolari, quanto a papa Francesco: la misericordia. L’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, nell’omelia ha definito il parroco di Bozzolo: “un esagerato testimone della misericordia… Tutti noi dobbiamo essere profeti di speranza, uomini di misericordia, in particolare verso ‘i lontani e i poveri’, che non sono da aspettare: occorre andare in cerca di loro. Come don Mazzolari ha testimoniato, ricordando anche che, più che giudici, occorre farsi avvocati del proprio prossimo”.

Ed a proposito del tema del convegno non può passare inosservata una sua predica del Lunedì dell’Angelo del 1957 sulla misericordia di Dio: “Ci sono purtroppo di quelli che vorrebbero rifare il mondo e trovare la salvezza a questa maniera. Essi dimenticano che Dio è il custode della libertà umana. Egli è garante della libertà, contro l’uniformità degli uomini, contro il desiderio di fare del mondo una caserma per poter far stare tutti bene. I

l Signore ha accettato l’insuccesso; ha accettato di essere dichiarato impotente: e davanti agli uomini che qualche volta l’irridono, ha rinnegato persino la sua onnipotenza per rispettare la nostra libertà. Il Signore permette l’inverno, ma poi fa la primavera; permette che noi ci rompiamo la testa, ma poi ce l’accomoda; permette che noi facciamo il peccato, ma poi ci perdona…

Ecco quello che io vorrei che voi capiste come una delle lezioni più grandi della misericordia di Dio. Noi dobbiamo ringraziarlo per questa libertà che ci ha dato. La professione cristiana non è qualcosa di obbligato e di forzato, ma è una semplice, spontanea, cordialissima adesione da parte nostra. Dobbiamo ringraziarlo perché Egli è il solo che ci rispetta.

Nessuno ci ha obbligato ad inginocchiarci nella Pasqua; nessuno ci ha portati qui alla balaustra; nessuno ci ha portati in chiesa; nessuno ci obbliga ad essere buoni… Voi sapete cos’è il Paradiso? Il paradiso è sentire che c’è un cuore divino che non si stancherà mai di battere per l’uomo, anche se l’uomo lo rinnega; che c’è qualcuno che non si stancherà mai di spalancare le sue braccia, anche se noi andiamo lontano. Qualcuno che è disposto a lasciarsi spaccare il cuore per dare un porto a questo povero mondo”.

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