Mons. Russo: la Chiesa accanto ai deboli

Concludendo la sessione primaverile della Cei mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha risposto alle domande dei giornalisti riguardo i recenti disordini nel quartiere di Torre Maura a Roma, in seguito allo sgombero del campo rom, sottolineando a non alimentare ‘guerre’ tra poveri:

“Quello della Chiesa è uno sguardo che guarda alle persone, e quindi all’accoglienza delle persone, qualunque esse siano. Per la Chiesa è importante accogliere le persone, in questo caso i rom e l’attenzione all’ambiente in cui vivono, alla loro comunità, per capire come si può favorire l’integrazione”.

E la sinodalità ha costituito il filo portante dell’introduzione con cui il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia – città della Pieve e Presidente della CEI, ha aperto la sessione primaverile del Consiglio Permanente. Nel riconoscere quanto sia vitale per la comunità ecclesiale e per la stessa società una sinodalità convinta e diffusa, i vescovi ne hanno evidenziato contenuti e ricadute, per assicurarle concretezza:

“Di qui la consapevolezza della necessità di un lavoro formativo, che porti le comunità cristiane a un cambio di mentalità, a sostenere con convinzione processi di partecipazione nella vita ordinaria e ad una presenza effettiva dei laici nel tessuto della società. E’ emersa la preoccupazione per il rischio di fermarsi sul piano delle intenzioni: anche la proposta avanzata da alcuni vescovi di un Sinodo della Chiesa italiana, da prepararsi nelle Diocesi e alle Diocesi poi tornare, è intesa essenzialmente come occasione per legare la riflessione alla concretezza, a partire da un’esperienza che aiuti innanzitutto i credenti a riconciliarsi, superando contrapposizioni sterili, e a ritrovarsi in una corresponsabilità ecclesiale e sociale”.

Tra gli altri temi trattati la possibile riduzione delle Diocesi, dove la disponibilità a un nuovo confronto si unisce alla richiesta di ascolto e coinvolgimento delle Conferenze Episcopali Regionali; la disoccupazione, che rimane diffusa e preoccupante, a fronte anche di un lavoro che, in nome della flessibilità, rischia di non assicurare condizioni per un progetto di vita; la questione delle autonomie regionali, nel richiamo a evitare che sfoci in frazionamento o separatismo, dando luogo a una cittadinanza diseguale.

Accanto all’unità del Paese, i vescovi hanno ribadito quella dell’Europa, senza per questo rinunciare a chiedere una verifica del percorso compiuto, anche circa alcuni assetti istituzionali. E ‘concretezza’ è stata anche la cifra con la quale sono state affrontate le conseguenze del ‘Decreto Sicurezza’ e le soluzioni assunte dalle diocesi:

“Attraverso di loro la Chiesa italiana ribadisce la dignità della persona del migrante; il dovere dell’accoglienza, a cui lo stesso Santo Padre non cessa di richiamare; il servizio generoso sostenuto da tante Diocesi, parrocchie, comunità e famiglie. Anche a prezzo di un certo tasso di popolarità, la Chiesa avverte la necessità di contribuire attivamente a una cultura dell’integrazione, oltre che al superamento dell’indifferenza davanti al dramma di quanti scompaiono nel Mediterraneo o sono torturati nei campi profughi della Libia.

Nello specifico, molte Diocesi (a fronte della prospettiva delle dimissioni dai Centri di persone titolari di un permesso di soggiorno umanitario, ma nelle condizioni di perderlo) hanno riaffermato la volontà di continuare a ospitarle, facendosene carico e promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di raccolta fondi”.

Tra i temi all’ordine del giorno, ampio spazio è stato dedicato al tema della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili: dopo aver ascoltato due vittime di abusi compiute da chierici, il Consiglio Permanente ha autorizzato il testo delle Linee guida da presentare a maggio all’esame e all’approvazione dell’Assemblea Generale.

I vescovi hanno approvato la proposta di un documento, curato dalla Commissione Episcopale per il servizio della carità e della salute, sulla fase terminale della vita terrena: “Sarà approvato nel corso del Consiglio Permanente di maggio un documento, curato dalla Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute, sulla fase terminale della vita terrena.

I vescovi ne hanno condiviso un indice ragionato, dove emerge una Chiesa (la stessa che incarna la pastorale della salute diffusa sul territorio, attenta a farsi carico delle fragilità) che non si sottrae a vivere la propria missione, offrendo a tutti una riflessione che affronta alcune situazioni umanamente ed eticamente complesse.

Rispetto a un presunto ‘diritto’ a morire, si impegna a sostenere quello a una morte degna, come affermazione della cura dell’uomo verso di sé e verso il prossimo. Di qui, in particolare, il richiamo a non disattendere ulteriormente l’applicazione della legge che assicura le cure palliative. Altro aspetto centrale, l’affermazione del rispetto della libertà di coscienza del medico e di tutto il personale sanitario, al fine di garantire a tutti la possibilità di perseguire azioni eticamente buone”.

Inoltre il consiglio permanente della Cei ha istituito un Servizio Nazionale per la pastorale delle persone con disabilità: “L’intento è quello di offrire alla CEI, alle Diocesi, agli Istituti di Vita Consacrata, alle Società di Vita Apostolica, ad Associazioni e Movimenti un supporto per l’inclusione nella vita ecclesiale delle persone con disabilità, intese come soggetti a pieno titolo della pastorale, e dei loro familiari”.

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