Il Papa in Marocco

Un viaggio del dialogo e della pace, un viaggio che si collega a quello negli Emirati, un viaggio della carità ecumenica come ha detto il Papa ai religiosi.

I due giorni di Papa Francesco in Marocco non hanno forse cambiato la storia come quello di Giovanni Paolo II nel 1985 quando decine di migliaia di islamici ascoltarono il Papa di Roma parlare loro come credente cattolico. Ma certo hanno rafforzato e confermato la volontà di dialogo tra le grandi religioni per un futuro di pace e fratellanza in ogni parte della terra. Anche per questo è stato firmato un nuovo appello per la pace di Gerusalemme, santa per le tre religioni monoteiste. Nulla di nuovo ma un solida conferma.

Come una conferma dell’ impegno contro ogni fanatismo è stato il primo discorso del Papa a Rabat.

La visita del Papa all’ Istituto per la formazione di predicatori islamici è stata la conferma dell’impegno del Regno del Marocco ad essere baluardo dell’ Islam moderato e spirituale.

Il cuore del Papa tanto legato alla vicenda dei migranti si è fermato in ascolto di quello che la Caritas del Marocco fa per chi cerca una nuova vita.

La cura del Papa per i più piccoli, i poveri è quella che questa mattina si è vista nella vista al centro delle Suore Vincenziane. Un abbraccio e un sorriso che in molti non scorderanno.

Come sarà difficile scordare l’abbraccio del Papa a Padre Jean Pierre monaco sopravvissuto all’eccidio islamista di Tibherine e quallo alla suora più anziana tra i religiosi del Marocco.

Un incontro quello con i religiosi in cui il Papa ancora una volta ha ricordato che la missione non è proselitismo.

Momento centrale per la minuscola comunità cattolica la santa messa con circa 10 mila fedeli, una celebrazione nella quale il Papa ribadisce che l’amore di Dio è per tutti.

Papa Francesco ha concluso così i suoi due giorni in Marocco. Con un commento ai giornalisti che lo hanno seguito in volo. 

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