Papa in Marocco: la persona ha diritto al futuro

La prima giornata di papa Francesco si è conclusa salutando i fedeli che lo hanno atteso davanti alla Nunziatura con un tweet che ha racchiuso il significato degli incontri: “Ogni uomo ha diritto alla vita, ad avere dei sogni e a poter trovare il suo giusto posto nella nostra ‘casa comune’. Ogni persona ha diritto al futuro”.

Infatti l’ultima incontro è avvenuto presso la Caritas con i migranti, che hanno raccontato le loro storie, accolto dall’arcivescovo di Tangeri, mons. Santiago Agrelo Martínez e dal direttore della sede della Caritas. Salutando i presenti il papa ha affermato che l’emigrazione è una “ferita che grida al cielo. E pertanto non vogliamo che l’indifferenza e il silenzio siano la nostra parola. Ancor più quando si riscontra che sono molti milioni i rifugiati e gli altri migranti forzati che chiedono la protezione internazionale, senza contare le vittime della tratta e delle nuove forme di schiavitù in mano ad organizzazioni criminali. Nessuno può essere indifferente davanti a questo dolore”.

Ricordando la conferenza intergovernativa svoltasi a Marrakech il papa ha ribadito che la compassione è un valore civico: “Ciò che è in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita. Si sono fatti molti e positivi passi avanti in diversi ambiti, specialmente nelle società sviluppate, ma non possiamo dimenticare che il progresso dei nostri popoli non si può misurare solo dallo sviluppo tecnologico o economico.

Esso dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri. Come diventa deserta e inospitale una città quando perde la capacità della compassione! Una società senza cuore… una madre sterile. Voi non siete emarginati, siete al centro del cuore della Chiesa”.

Poi si è soffermato sui quattro verbi più volte citati nei discorsi (accogliere, proteggere, promuovere e integrare) per indicare la strada lungo la quale camminare: “L’ampliamento dei canali migratori regolari è di fatto uno degli obiettivi principali del Patto mondiale. Questo impegno comune è necessario per non accordare nuovi spazi ai ‘mercanti di carne umana’ che speculano sui sogni e sui bisogni dei migranti.

Finché questo impegno non sarà pienamente realizzato, si dovrà affrontare la pressante realtà dei flussi irregolari con giustizia, solidarietà e misericordia. Le forme di espulsione collettiva, che non permettono una corretta gestione dei casi particolari, non devono essere accettate. D’altra parte, i percorsi di regolarizzazione straordinari, soprattutto nei casi di famiglie e di minori, devono essere incoraggiati e semplificati”.

Ed ha concluso l’incontro sottolineando il diritto di ognuno al futuro: “Cari amici migranti, la Chiesa riconosce le sofferenze che segnano il vostro cammino e ne soffre con voi. Raggiungendovi nelle vostre situazioni così diverse, essa tiene a ricordare che Dio vuole fare di tutti noi dei viventi.

Essa desidera stare al vostro fianco per costruire con voi ciò che è il meglio per la vostra vita. Perché ogni uomo ha diritto alla vita, ogni uomo ha il diritto di avere dei sogni e di poter trovare il suo giusto posto nella nostra ‘casa comune’! Ogni persona ha diritto al futuro”.

In precedenza aveva visitato l’Istituto Mohammed VI degli Imam, Predicatori e Predicatrici, dove ha ascoltato le testimonianze di due studenti e ascoltando musica si araba che ebraica. L’incontro si è svolto nell’auditorium ed il papa ha assistito ad una proiezione di un video sulla storia del Marocco in tempi recenti, dopo alcune esecuzioni musicali.

Il Ministro degli Affari Religiosi ha ricordato gli 800 anni del viaggio di San Francesco d’ Assisi e la necessità di una formazione religiosa moderata, e per questo si deve ‘tutelare la religione’ ed una studentessa nigeriana ha ricordato le violenze degli estremisti, e l’importanza dell’Istituto anche per gli studenti africani.

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