Assisi consegna la ‘lampada della pace’ al re di Giordania

Venerdì 29 marzo Assisi ha consegnato la ‘Lampada della pace’ a Sua Maestà il Re di Giordania, Abdullah II, accompagnato dalla Regina Rania nella Basilica di San Francesco, alla presenza del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, della cancelliera tedesca, Angela Merkel, del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e del presidente della CEI, card. Gualtiero Bassetti.

Nel saluto agli intervenuti il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, p. Enzo Fortunato, ha sottolineato l’importanza dell’evento: “Un momento storico quello che si appresta a vivere la comunità francescana di Assisi. Dalla Basilica di San Francesco partirà il messaggio di pace, dialogo e inclusione, in un periodo storico segnato dalla riedificazione di muri e odio tra civiltà. L’evento a 800 anni esatti dall’incontro tra san Francesco e il Sultano a sottolineare che il dialogo tra fedi e culture debba essere eterno. E’ questo un anno importante per la famiglia francescana e oggi, come allora, è protagonista il Medio Oriente”.

Nel ringraziamento al re giordano il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, ha evidenziato l’importanza della Giordania nel processo di pace nei paesi mediorientali: “L’Italia considera la Giordania un Paese strategico nella regione, un partner per la pace e un alleato contro l’intolleranza e l’estremismo che stanno minando alle fondamenta la plurisecolare convivenza tra le nostre società nel bacino Mediterraneo e mediorientale”.

Poi ha aggiunto che “la visione e la lungimiranza che caratterizzano l’azione della monarchia hashemita sono un esempio per tutti noi che ci battiamo per un futuro di prosperità e pace in Medio Oriente”. Infine il presidente del consiglio ha ricordato che “la solidarietà condivisa e la responsabilità sono due principi che muovono anche l’approccio italiano al fenomeno migratorio. Intervenire sulle cause originarie, assistere i paesi di origine e di transito, investire nel capitale umano vuol dire creare le premesse per una risposta efficace alla sfida globale, e non solo regionale, posta dal fenomeno migratorio”.

Il Custode del Sacro convento di Assisi, p. Mauro Gambetti, ha auspicato “la possibilità di una Europa unita e plurale e no a una deriva sovranista. Ci sentiamo onorati di accogliere Lei e la Regina di Giordania nella casa di frate Francesco ed affidare a Vostra Maestà la “Lampada della Pace. Noi siamo stati colpiti dalla Vostra guida illuminata e da alcune Vostre parole e gesti. Sappiamo che Lei ha lavorato per la tolleranza e l’unità nel mondo islamico segnato da differenti correnti teologiche ed ha chiarito che essere musulmani significa innanzitutto mettere in pratica quanto è scritto nel Corano: ‘Nessuno ha fede fino a quando non ama per il suo prossimo ciò che ama per se stesso’…

Due anni fa consegnammo la ‘Lampada della pace’ all’allora Presidente Santos, esprimendo l’augurio che la Colombia potesse costruire una pace stabile, fondata sull’Amore reciproco vissuto con mitezza e umiltà di cuore, capace di perdonare le colpe gli uni degli altri. Lo scorso anno dando la Lampada alla Cancelliera Merkel, auspicammo la costruzione di un’Europa unita e plurale; e ancora oggi siamo convinti che il nostro continente non possa abdicare a questa sua vocazione e cedere ad illusorie quanto malsane aspirazioni sovraniste.

Quest’anno, nell’offrire a Lei la ‘Lampada della Pace’, vorremmo perpetuare la memoria degli incontri benefici e luminosi avvenuti nella storia dell’umanità e rendere visibile l’azione amorosa che il nostro Dio, il Misericordioso e il Sommo Bene, continua ad operare. Per questo, affidiamo anche a Lei il sogno della fraternità universale che, assieme ai nostri illustri ospiti, Le chiediamo di promuovere ancora presso le Nazioni Unite”.

Durante l’intervento ha ricordato l’incontro di san Francesco con il Sultano d’Egitto, Mailk al-Kāmil: “Non si sa che cosa si dissero Francesco e Mailk al-Kāmil. Tuttavia, essi sono silenziosi testimoni del potere benefico della parola che costruisce ponti e crea un’esperienza autentica di dialogo, una prossimità in grado di reindirizzare le vite, di superare le differenze, di puntare alla profondità dei sogni comuni, per promuovere la pace e la comunione. Sappiamo che Francesco portò con sé il dono di un corno, che ancora conserviamo, e in cuore quell’incontro, come si evince dai suoi scritti.

Ad 800 anni di distanza da quell’episodio, noi abbiamo chiesto al Re Abdullah II Ibn Al Hussein, membro degli Hashemiti, la famiglia reale di Giordania più antica del mondo islamico, di accettare un nostro riconoscimento. Come nel 1219 si trovarono di fronte due uomini molto diversi, ma tanto prossimi, così crediamo accada oggi in questo nostro incontro”.

Dopo aver ricevuto la ‘lampada della pace’ re Abdullah II ha parlato di fiducia nell’incontro e nel dialogo tra differenze, rivendicando le sue scelte politiche verso le centinaia di migliaia di profughi che la Giordania sta accogliendo in questi anni di migrazioni globali: “San Francesco a cui questa Santa Basilica è dedicata, è conosciuto in tutto il mondo per la sua compassione verso tutti gli uomini e gli altri esseri viventi.

Questo tipo di amore verso il prossimo è un importante insegnamento per tutti noi”. Ed ha sottolineato il compito di garante della pace nel territorio giordano: “I principi di coesistenza pacifica e armonia interreligiosa sono profondamente radicati nel patrimonio culturale della Giordania. Il mio paese è terra di un’antica comunità cristiana che, come tutto il popolo giordano, contribuisce attivamente al progresso del proprio paese.

I cristiani sono presenti in Medio Oriente da millenni e restano una componente vitale per il futuro della nostra regione. La Giordania fa parte della Terra Santa. I cinque ‘profeti o messaggeri risoluti’, come vengono chiamati nel Corano, profeti del Giudaismo, del Cristianesimo e dell’Islam, con la loro presenza, che la pace regni su di loro, hanno reso santa la nostra terra. Io stesso sono onorato di aver contribuito al recupero di Betania oltre il Giordano, luogo del Battesimo di Gesù Cristo, che la pace regni su di lui”.

Poi ha sottolineato il compito di garantire la libertà di culto nei Luoghi Santi: “In questo momento è perentorio proteggere Gerusalemme. Il mio compito personale, come Sovrano Hashemita e Custode dei Luoghi Santi dell’Islam e del Cristianesimo di Gerusalemme, è di vigilare sulla sicurezza e il futuro della città santa. La Giordania è attivamente impegnata a sostenere il recupero di preziosi luoghi sacri musulmani e cristiani, inclusa la Chiesa del Santo Sepolcro. Amore e riguardo legano milioni di musulmani e cristiani di tutto il mondo alla città santa. Gerusalemme deve e dovrà rimanere la città della pace, simbolo di unione tra le fedi”.

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