Papa Francesco: la confessione è il passaggio dalla miseria alla misericordia

Come in ogni Quaresima, nell’ultimo venerdì quaresimale di marzo è tornato l’appuntamento ‘24 Ore per il Signore’, giunto alla sesta edizione e promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova Evangelizzazione. Papa Francesco ha presieduto la celebrazione penitenziale nella Basilica di San Pietro sul tema ‘Neppure io ti condanno’.

Nell’omelia il papa ha ricordato che il perdono di Dio è un’esperienza che rinnova l’uomo, partendo dal commento di sant’Agostino al brano giovanneo: “Così sant’Agostino inquadra il finale del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Sono andati via quelli venuti per scagliare pietre contro la donna o per accusare Gesù nei riguardi della Legge.

Sono andati via, non avevano altri interessi. Gesù invece rimane. Rimane perché è rimasto quel che è prezioso ai suoi occhi: quella donna, quella persona. Per Lui prima del peccato viene il peccatore. Io, tu, ciascuno di noi nel cuore di Dio veniamo prima: prima degli sbagli, delle regole, dei giudizi e delle nostre cadute. Chiediamo la grazia di uno sguardo simile a quello di Gesù, chiediamo di avere l’inquadratura cristiana della vita, dove prima del peccato vediamo con amore il peccatore, prima dell’errore l’errante, prima della sua storia la persona”.

Ripercorrendo la storia biblica della misericordia papa Francesco ha ricordato che con Gesù si è aperto un tempo nuovo: “Con Gesù, misericordia di Dio incarnata, è giunto il momento di scrivere nel cuore dell’uomo, di dare una speranza certa alla miseria umana: di dare non tanto leggi esterne, che lasciano spesso distanti Dio e l’uomo, ma la legge dello Spirito, che entra nel cuore e lo libera.

Così avviene per quella donna, che incontra Gesù e riprende a vivere. E va per non peccare più. E’ Gesù che, con la forza dello Spirito Santo, ci libera dal male che abbiamo dentro, dal peccato che la Legge poteva ostacolare, ma non rimuovere”.

Per sconfiggere il peccato all’umanità occorre l’amore di Dio: “Eppure il male è forte, ha un potere seducente: attira, ammalia. Per staccarcene non basta il nostro impegno, occorre un amore più grande. Senza Dio non si può vincere il male: solo il suo amore risolleva dentro, solo la sua tenerezza riversata nel cuore rende liberi.

Se vogliamo la liberazione dal male va dato spazio al Signore, che perdona e guarisce. E lo fa soprattutto attraverso il Sacramento che stiamo per celebrare. La Confessione è il passaggio dalla miseria alla misericordia, è la scrittura di Dio sul cuore. Lì leggiamo ogni volta che siamo preziosi agli occhi di Dio, che Egli è Padre e ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi”.

Inoltre il papa ha sottolineato che il perdono fa nascere una vita nuova: “Il perdono ci dà un nuovo inizio, ci fa creature nuove, ci fa toccare con mano la vita nuova. Il perdono di Dio non è una fotocopia che si riproduce identica a ogni passaggio in confessionale. Ricevere tramite il sacerdote il perdono dei peccati è un’esperienza sempre nuova, originale e inimitabile. Ci fa passare dall’essere soli con le nostre miserie e i nostri accusatori, come la donna del Vangelo, all’essere risollevati e incoraggiati dal Signore, che ci fa ripartire”.

Quindi il papa ha invitato ad ‘affezionarsi alla misericordia, per superare il timore della Confessione’: “Sarebbe bello, dopo la Confessione, rimanere come quella donna, con lo sguardo fisso su Gesù che ci ha appena liberato: non più sulle nostre miserie, ma sulla sua misericordia… E’ importante fare memoria del perdono di Dio, ricordarne la tenerezza, rigustare la pace e la libertà che abbiamo sperimentato. Perché questo è il cuore della Confessione: non i peccati che diciamo, ma l’amore divino che riceviamo e di cui abbiamo sempre bisogno”.

Ed ha concluso chiedendo di affidarsi a Gesù ed a dare una dignità al sacramento penitenziale: “Ma il Signore ci conosce, sa che la lotta interiore è dura, che siamo deboli e inclini a cadere, spesso recidivi nel fare il male. E ci propone di cominciare a essere recidivi nel bene, nel chiedere misericordia. Sarà Lui a risollevarci e a fare di noi creature nuove. Ripartiamo allora dalla Confessione, restituiamo a questo sacramento il posto che merita nella vita e nella pastorale!”

(Foto Ansa)

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