A Tarragona beatificato Mariano Mullerat i Soldevila: un medico per tutti

Nel clima di persecuzione religiosa che caratterizzò la Spagna negli anni 1936-1939, il medico Mariano Mullerat i Soldevila, pur potendo mettersi in salvo, preferì restare accanto al suo popolo e ai suoi pazienti. In questo modo fu ucciso in odium fidei il 13 agosto 1936, a circa tre chilometri da Arbeca, presso Lérida, senza alcun processo.

Il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco, lo ha beatificato sabato 23 marzo, nella cattedrale metropolitana e primaziale di Tarragona. Mariano nacque a Santa Coloma de Queralt, presso Tarragona, in Spagna, all’epoca appartenente alla diocesi di Vic, il 24 marzo 1897.

Conseguita la laurea con la qualifica più brillante, il 14 gennaio 1922 sposò Dolores Sans i Bové e con la sua sposa si trasferì ad Arbeca, presso Lérida, paese di origine di sua madre. Mentre continuava il suo apostolato laicale, Mariano partecipò a diversi corsi di esercizi spirituali, diventando presidente dell’organizzazione che ne curava lo svolgimento. Era molto apprezzato come medico dalla popolazione. Si dedicò attivamente al servizio degli ammalati, ai quali portava non solo il conforto della medicina ma anche quello della fede. Nel 1923 fondò e diresse un giornale locale, ‘L’Escut’, per la diffusione della dottrina sociale della Chiesa.

Per questa sua notevole sensibilità politica fu eletto sindaco, carica che ricoprì per sei anni, impegnandosi per migliorare la situazione materiale e morale di Arbeca. Promosse la cultura cristiana, soprattutto alla luce di gravi e crescenti discriminazioni antiecclesiali che andavano moltiplicandosi nel contesto sociale e politico del suo tempo. Il 13 agosto 1936 Mariano fu arrestato nella sua casa dai miliziani anarco-comunisti e caricato su un camion insieme ad altri cinque compagni destinati a una barbara fine. In quel momento, dopo aver esortato la moglie a perdonare i persecutori, pensò ai suoi pazienti e ne scrisse i nomi, chiedendo a uno dei carcerieri di far avere l’elenco a un altro medico suo amico, perché non fossero abbandonati.

Prima di essere ucciso curò la mano di un miliziano che si era accidentalmente ferito e prescrisse dei medicinali per il figlio di un altro miliziano. Sulla strada di Borges Blanques fu assassinato insieme ai suoi compagni; ma immediatamente prima aveva esortato ancora una volta a chiedere perdono al Signore con un atto di contrizione e a perdonare gli aguzzini. I loro corpi vennero cosparsi di benzina e dati alle fiamme. Il cadavere di Mariano fu identificato grazie ad alcuni strumenti medici e alle chiavi di casa che portava con sé.

Nell’omelia il card. Becciu ha ricostruito la sua storia, letta alla luce della lettera ai Romani di san Paolo: “Il Beato Mariano Mullerat i Soldevila ha sperimentato pienamente, sulle strade del suo pellegrinaggio terreno, l’amore di Cristo, e ha perseverato in questo amore, nonostante le difficoltà, le tribolazioni e la persecuzione. Per questo la Chiesa riconosce la sua santità di vita: la santità infatti consiste nell’amore, mediante il quale rimaniamo in Cristo, così come Lui rimane nel Padre.

La vetta della santità si raggiunge percorrendo la via dell’amore: non esiste un’altra strada! E Mariano ha raggiunto questa vetta e ha conseguito il destino dei giusti e degli eletti, di cui parla il libro della Sapienza: vive presso il Signore, perché è rimasto fedele nell’amore”.

Proprio l’amore cristiano permise al medico tarragonese di non fuggire davanti al pericolo di morte: “Nonostante il tempo fosse caratterizzato da una forte ondata di odio persecutorio nei confronti del cristianesimo e di quanti testimoniavano la fede con le opere di misericordia, egli rifiutò di fuggire e rimase al suo posto. Continuò a svolgere con spirito evangelico la sua missione di medico in favore dei bisognosi. Alla cura del corpo dei malati più gravi, associava quella spirituale, preparandoli a ricevere i Sacramenti; mentre non mancava di prestare gratuitamente le cure mediche ai poveri. Divenne così un vero apostolo, che diffondeva attorno a sé il profumo della carità di Cristo”.

E così il medico di Tarragona visse la vita con impegno come dono di Dio: “Alla sequela del divino Maestro, visse con impegno la propria vocazione cristiana mediante un’esistenza gioiosa e ricca di frutti come laico cattolico, studente modello, sposo e padre di famiglia esemplare, impegnato nella vita sociale e politica per diffondere con coraggio un umanesimo cristiano.

Ci troviamo di fronte ad un credente che ha preso sul serio il Battesimo, seminando a piene mani i fermenti evangelici nella città degli uomini. Nella sua attività di medico, di sindaco, di giornalista è possibile cogliere una chiara e coerente vita cristiana, aperta incessantemente alle necessità dei fratelli.

Data la situazione di persecuzione religiosa esplosa in modo violento nell’estate 1936, il beato Mariano era consapevole di mettere a rischio la propria vita, in quanto era conosciuto da tutti per la sua identità di credente e il suo fervido apostolato nelle associazioni laicali della parrocchia e nel servizio generoso agli ultimi.

A causa di questo stile di vita apertamente evangelico, venne considerato dai miliziani una persona ‘pubblica’ che agiva per conto della religione cattolica. Proprio per questa sua appartenenza venne catturato e ucciso dai nemici di Cristo: pagò con l’arresto, la prigionia e la morte violenta la sua fede in Gesù, fino al sacrificio supremo della vita: aveva 39 anni!”

Ha concluso l’omelia, invitando i fedeli ad imitare il suo esempio: “La sua disposizione ad affrontare la persecuzione e la morte come campione della fede, costituisce ancora oggi un chiaro esempio di fedeltà a Dio e di amore agli altri anche in circostanze avverse.
Il suo martirio rappresenta per tutti un importante stimolo che spinge la comunità cristiana a ravvivare la missione ecclesiale e sociale, cercando sempre il bene comune, la concordia e la pace…

Il nuovo Beato ci aiuta, con il suo esempio e la sua intercessione, a non lasciarci vincere dallo scoraggiamento e ad evitare l’inerzia. Questo nostro tempo infatti, come quello in cui visse Mariano, è un tempo di grazia, un’occasione propizia per condividere con gli altri la gioia di essere discepoli di Cristo. Con la sua esistenza e la testimonianza della sua morte ci insegna che l’autentica felicità si trova nell’ascolto del Signore e nel porre in pratica la sua parola”.

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