L’acqua è un bene comune

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, che ha per tema: ‘Non lasciare nessuno indietro’, papa Francesco ha inviato un messaggio al direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, sottolineando che essa è un ‘diritto umano fondamentale’ ed un ‘bene essenziale per l’equilibrio degli ecosistemi e per la sopravvivenza umana’:

“Siamo tutti architetti del futuro e la comunità internazionale con le sue decisioni e le sue opere sta già investendo nel domani del nostro pianeta. E’ necessario sviluppare piani di finanziamento e progetti idrici a lungo raggio. Questa fermezza porterà a superare la visione di trasformare l’acqua in una mera merce, regolata esclusivamente dalle leggi del mercato”.

Richiamando l’enciclica ‘Laudato sì’ il papa ha sottolineato il compito di difendere questo bene comune: “E’ un compito che inizia con la consapevolezza di quelle persone che subiscono le inevitabili conseguenze dei cambiamenti climatici e di tutti coloro che sono vittime di una o più forme di sfruttamento e contaminazione delle acque da parte di vari fattori. Questa sfida educativa genererà una nuova visione di questo bene, producendo generazioni che valorizzano e amano le risorse della Terra”.

Quindi si è soffermato sul titolo del tema, che “vuol dire anche prendere coscienza del bisogno di rispondere con fatti concreti; non solo con il mantenimento o il perfezionamento di strutture idriche, ma anche investendo nel futuro, educando le nuove generazioni all’uso e alla cura dell’acqua. Questo compito di coscientizzazione è una priorità in un mondo in cui tutto è monouso e disprezzato, e che in molti casi non stima l’importanza delle risorse che abbiamo a nostra disposizione”.

Secondo un nuovo rapporto dell’Unicef, ‘Acqua sotto attacco’, i bambini sotto i 15 anni nei paesi colpiti da conflitti protratti nel tempo, in media, hanno probabilità tre volte maggiori di morire a causa di malattie diarroiche dovute alla mancanza di acqua sicura e servizi igienico-sanitari che per violenza diretta.

Secondo gli ultimi dati, nel mondo 2.100.000.000 persone non hanno accesso ad acqua sicura e 4,5 miliardi di persone non usano servizi igienico-sanitari sicuri. Senza acqua sicura e servizi igienico sanitari efficaci, i bambini sono a rischio di malnutrizione e malattie prevenibili che comprendono anche diarrea, tifo, colera e polio.

In tale occasione Cittadinanzattiva ha presentato un dossier sul costo dell’acqua con una spesa media annua di € 426 per famiglia nel 2018 con un aumento del 2,9% (12€) rispetto al 2017. Le regioni centrali confermano il primato per le tariffe più alte con € 581 annuali e un maggior incremento rispetto al 2017 (+3,8%).

A livello regionale, le famiglie più ‘tartassate’ risiedono nell’ordine in Toscana (€ 676), Umbria (€ 536), Marche (€ 512) ed Emilia Romagna (€ 511), mentre la regione più economica è il Molise con € 153 l’anno, che detiene però anche il primato negativo della dispersione idrica (68%, rispetto al 36,4% della media nazionale).

Il maggior incremento tariffario (+9%) si registra in Friuli Venezia Giulia. Fra i capoluoghi di provincia, si confermano come città più care Grosseto e Siena con € 753, segue Pisa con € 749; Isernia invece è il capoluogo più economico con € 120.

Dall’indagine emergono notevoli disparità fra i capoluoghi di provincia della stessa regione, ad esempio nel Lazio, Sicilia, Liguria, Toscana, Lombardia e Calabria, dove le differenze sulla spesa sostenuta annualmente dalle famiglie possono superare € 300; resta emblematico il caso della Sicilia, dove si passa dai € 715 di Enna, capoluogo siciliano più costoso, ad € 215 di Catania, capoluogo meno caro.

Inoltre peggiora il dato sulla dispersione idrica in Italia: in media il 36,4% dell’acqua immessa nelle tubature va sprecata; nelle aree meridionali del Paese si arriva al 45,5%. A livello regionale le più sprecone sono Molise (68%), Sardegna e Lazio (60,1%). Relativamente più virtuose le Marche (22,1%), la Lombardia (23,4%) e il Trentino Alto Adige (23,7%).

Ed il forum italiano dei Movimenti per l’Acqua ha evidenziato che la proposta di legge sull’acqua pubblica è ancora ‘giacente’ in Parlamento: “Una legge, il cui percorso in Commissione Ambiente è fermo da settimane, che temiamo stia per essere affossata sotto una valanga di oltre 230 emendamenti presentati da gruppi politici di maggioranza e opposizione.

Fuori dalle aule parlamentari prosegue il massacro mediatico da parte dei maggiori organi di (dis)informazione, che disegnano uno scenario apocalittico nel caso in cui venisse approvata la legge.

Scenari destituiti di ogni fondamento con cifre messe a caso, allo scopo di spaventare l’opinione pubblica e stravolgere la verità dei fatti, completamente smentiti dai dossier presentati dal Forum, anche in sedi istituzionali”.

Ed in occasione di tale ricorrenza l’ong Oxfam ha ricordato che nel mondo 1 persona su 4 non ha accesso a fonti di acqua sicura per bere o lavarsi; inoltre 1 persona su 3 non può usare servizi igienico sanitari, rischiando di ammalarsi di colera, tifo o dissenteria, che in paesi già poverissimi possono fare più vittime della guerra.

Stimando che tra le vittime ci sono 1.000 bambini al giorno sotto i cinque anni Oxfam ha promosso la campagna ‘Dona ora, salva una vita’: “Vogliamo portare acqua sicura in Siria, da sette anni attraversata da un conflitto sanguinoso; Sudan, dove donne e bambini scappano dalla guerra e dalla siccità; Sri Lanka, dove le comunità rurali più remote sono prive di servizi idrici; e in Giordania, Territori Palestinesi Occupati, Yemen e Iraq, dove le donne hanno enormi difficoltà nell’accedere ai servizi.

Vogliamo garantire a tutti accesso all’acqua e servizi igienico sanitari, in situazioni di emergenza protratta e in contesti di sviluppo. Particolare attenzione sarà data alle donne delle comunità più vulnerabili, a cui spetta la cura dei bambini e la preparazione dei pasti, prime dunque a soffrire della mancanza di una risorsa così preziosa”.

Le risorse raccolte con questa ‘campagna’ servono per “raggiungere oltre 160.000 persone in emergenza, con progetti volti a garantire acqua potabile e servizi igienici nelle comunità più vulnerabili in Siria, in Sudan e in Sri Lanka, promuovendo il pieno godimento di questi diritti in un’ottica di lotta alla disuguaglianza di genere e di accesso ai servizi in Medio Oriente (Giordania, Territori Palestinesi Occupati, Yemen, Iraq)”.

E l’ong Lvia ha raccontato come nell’Africa subsahariana, quando per molto tempo non piove si perdano le fonti di sostentamento, che qui sono soprattutto pastorizia e agricoltura, e “le famiglie si impoveriscono al punto da non essere più autosufficienti. Tra i bambini aumentano i casi di malnutrizione e di malattie che possono aggravarsi fino a provocare morte o invalidità permanente. Non resta per queste persone altra scelta che abbandonare quella terra che non permette più la vita”.

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