Ospedale Bambino Gesù: accanto ai bambini da 150 anni

‘Il futuro è una storia di bambini’: è lo slogan scelto per le celebrazioni dei 150 anni di vita dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, iniziate martedì 19 marzo, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e del segretario di Stato della Santa Sede, card. Pietro Parolin.

Quella dell’ospedale è una storia che nasce da un dono di bambini per altri bambini: a Roma, come nel resto d’Italia nella seconda metà dell’Ottocento, i piccoli malati erano spesso ricoverati, senza attenzioni specifiche, nelle stesse corsie d’ospedale degli adulti. La duchessa Arabella Salviati, colpita dalla condizione di disagio in cui versavano i piccoli e poveri infermi della città, coltivava l’idea di un ospedale per i bambini sul modello dell’ ‘Hopital des Enfants Malades’ di Parigi.

Il progetto era sostenuto dal marito, il duca Scipione e incoraggiato dalla generosità dei piccoli Salviati che in occasione del compleanno della mamma, le hanno regalato il ‘dindarolo’ con i loro risparmi (conservato in una teca dell’ospedale) per destinarli al progetto. Il 19 marzo 1869, in una piccola stanza di via delle Zoccolette, furono accolte quattro bambine affidate alla cura di due medici e delle suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Nacque così il primo nucleo dell’Ospedale intitolato al Bambino Gesù per espressa concessione di papa Pio IX che scrisse sul documento conservato nell’archivio storico dell’ospedale: ‘Dio benedica il buon pensiero, lo consolidi e perfezioni’.

Nel discorso di apertura il card. Parolin ha tracciato l’identità dell’ospedale, partendo dal brano evangelico di san Matteo: “Visitare gli infermi è una delle opere di misericordia corporale, una delle opere dell’amore, che deve caratterizzare lo stile dei singoli cristiani e delle comunità cristiane. La Chiesa l’ha tradotta in molti modi, tra l’altro dando vita a ospedali e ad altre istituzioni di cura e moltiplicandoli nel corso del tempo, come segno della sua costante attenzione nei confronti della persona umana, in modo particolare, dei più deboli e i più vulnerabili, e della sua volontà e capacità di mettersi al loro servizio; con un atteggiamento che oserei definire ‘profetico’, nel senso cioè di saper cogliere, con prontezza e spesso in anticipo rispetto alla società civile, i bisogni e le necessità di una determinata epoca e di venirvi incontro”.

Richiamando l’esortazione apostolica ‘Novo Millennio Ineunte’ di papa san Giovanni Paolo II, il segretario di stato vaticano ha ricordato l’espressione ‘fantasia di carità’: “La carità è inventiva, la carità è creativa. ‘Ubi amor ibi oculos’, affermava Riccardo di san Vittore.

Dove c’è l’amore, lì c’è lo sguardo, lì ci sono occhi per vedere, per essere consapevoli, per rendersi conto, e ci sono occhi per provvedere, per soccorrere, per aiutare, non solo con atti di beneficenza sporadici, ma realizzando opere in grado di interpretare e rispondere nel presente alle esigenze dei più bisognosi e di proiettarsi nel futuro”.

Arrivando ai giorni nostri ha sottolineato che la salute è tutelata dalla Costituzione italiana: “In Italia si è avviato e consolidato un sistema di Servizio Sanitario Nazionale, che aspira a realizzare il principio di uguaglianza proclamato nell’articolo terzo della Costituzione. Tutti i cittadini, ricchi o poveri, giovani o adulti, hanno diritto alle cure. In questo modo si tutela e si promuove la vita.

Tale sistema coinvolge diversi attori istituzionali, come le Regioni e lo Stato, e contemporaneamente intreccia l’azione privata con l’azione pubblica. E’ una realtà complessa che va costantemente seguita, governata, sostenuta e stimolata, perché il livello dei servizi prestati e della loro qualità sia sempre adeguato alla dignità umana di ogni infermo… Mettere al centro il malato significa, tra l’altro, saper coniugare l’azione del ‘curare’ la malattia con quella di ‘prendersi cura’ di tutto il paziente, della sua persona e del suo mondo affettivo, relazionale, psicologico e anche spirituale”.

Ed in questi anni l’ospedale ha contribuito alla crescita della sanità italiana: “Oggi è una delle eccellenze a livello europeo e mondiale. La sede, in cui si svolge il nostro incontro, è il più grande centro europeo di ricerca dedicato alle cure pediatriche. La cura passa necessariamente per la ricerca, che richiede sempre investimenti importanti in strutture, tecnologie e risorse umane. E’ essenziale investire in percorsi di innovazione scientifica per rispondere alle sfide del futuro.

Anche se la situazione è radicalmente cambiata rispetto ai tempi delle prime esperienze pioneristiche, la Chiesa non smetterà mai di prestare attenzione ai malati. Con quello sguardo di amore e con quell’atteggiamento ‘profetico’. Penso in particolare alle nuove povertà sanitarie: malattie croniche e malattie rare, disturbi mentali, anziani ed emarginati. Gli ultimi andranno sempre tutelati, ci saranno sempre famiglie da coinvolgere nell’azione di cura, si dovranno attivare sempre reti perché nessuno sia lasciato solo”.

Ed ha concluso l’intervento ricordando che, pur operando in Italia, l’ospedale ha una visione mondiale: “L’Ospedale è però anche espressione della Chiesa Cattolica, il cui orizzonte è, per definizione, universale. Se il nostro sguardo non fosse indirizzato verso le periferie del mondo, non risponderemmo alla nostra vocazione…

Lo stile concreto di questa missione, che significa condivisione del sapere, formazione, accompagnamento, ha trovato una bella realizzazione nella recente apertura dell’Ospedale di Bangui, nella Repubblica Centroafricana. Testimonianza questa che per l’Ospedale Bambino Gesù non ci sono muri o confini, né razze o appartenenze religiose che separino dalla carità.

Così vogliamo proseguire nel presente, con passione, il nostro grande compito, quello di prenderci cura dei bambini ammalati, compresi quelli che nei loro Paesi non ne hanno la possibilità, come segno della carità di Gesù Cristo e della sua Chiesa, e di aprirci quindi, ed abbracciare con speranza il futuro che ci sta davanti”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con poche parole ha ringraziato gli operatori dell’ospedale: “Questi centocinquant’anni dalla generosa intuizione della famiglia Salviati, in cui è iniziata questa avventura e si è sviluppata in questo modo straordinariamente positivo e importante, sono una ricorrenza di grande significato…

Grazie a tutta la comunità di questo Ospedale, ai medici, ai ricercatori (è difficile distinguere tra medici e ricercatori perché si sommano le due condizioni, le due attitudini), al personale infermieristico, al personale amministrativo e a coloro che collaborano in tutti i ruoli, tutti importanti, alla vita di questo Ospedale che ha la riconoscenza della Repubblica”.

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