Simone Riccioni: la mia seconda volta per un sì alla vita

Dalla commedia all’impegno sul tema delle dipendenze da droga e donazione degli organi: ‘La mia seconda volta’ può essere considerato il film della maturità di Simone Riccioni che si presenta nel doppio ruolo di attore ma anche di produttore unico di questa sua terza esperienza cinematografica dopo ‘Come saltano i pesci’ e ‘Tiro Libero’, da giovedì 21 marzo nelle 270 sale cinematografiche italiane del circuito Uci.

L’anteprima del film è invece stata effettuata nel multiplex Giometti di Tolentino davanti a tanti giovani: “E’ un film in cui c’è un salto di qualità notevole sia per i mezzi altamente professionali con cui è stato girato, che per il cast composto da tanti attori giovani emergenti ma già noti per partecipare a produzioni televisive molto seguite assieme a volti affermati del grande schermo come Luca Ward, Daniela Poggi, Isabel Russinova.

Il film è ispirato ad una storia vera, quella di Giorgia Benusiglio, che non ancora diciottenne ingerì una mezza pasticca di ecstasy, finendo in coma e salvandosi poi anche grazie ad un trapianto di fegato avuto da un donatore che gli ha cambiato il modo di vedere la sua vita.

Naturalmente la pellicola parte da questa storia vera ma poi il tutto è stato romanzato. Diciamo pure che rispetto ai mie primi due film questo è più drammatico, prenderà di più gli spettatori, una storia che colpirà al cuore tutti quanti”.

Il film è stato girato a Macerata, Civitanova, Corridonia, Recanati, Montegiorgio, Montegranaro e Porto Sant’Elpidio.

Allora, che genere di film è?
“Non è un film sulla tossicodipendenza, ma un film che analizza i rischi che possono esserci anche dietro l’assunzione occasionale, perché questo è il fenomeno più diffuso. Questa cosa di dire: che mi può succedere per una volta? Invece la storia di Giorgia ci insegna che anche quella sola volta può bastare a rovinarsi la vita”.

Perché la scelta di questa storia?
“Ho scelto questa storia, perché ho incontrato la mia amica Giorgia Brelusiglio, che 17 anni fa scelse di prendere mezza pasticca di ecstasy e quando mi ha chiesto di produrre un film, mi sono detto: ‘Cavoli, però produrre un film, che potrebbe arrivare a molti ragazzi e far capire loro il dono della vita è molto bello’. Allora questa richiesta mi ha convinto di produrlo per fare conoscere la storia a più gente possibile in Italia”.

Al momento sono oltre 360 le scuole che hanno aderito alla visione de film. E’ un film che ha avuto molte prenotazioni tra le scuole: “Infatti abbiamo aperto le ‘sale’ due settimane prima l’uscita ufficiale del film e molte scuole stanno comprando le prevendite. Insomma sono contento”.

Alcuni anni fa avevi affrontato il problema della droga editando un libro di un ex tossicodipendente: perché decidi di affrontare proprio questo tema?
“Pensando al momento in cui siamo ed a quanti giovani scelgono di fare determinate cose solo per divertimento, perché una volta ‘non ti fa capitare niente’ ho riflettuto su quante persone stanno morendo per una non consapevolezza di quello che può capitare veramente. Quindi ho pensato che una giusta informazione può dare una mano al ragazzo”.

Quindi ‘la seconda volta’ non deve essere ‘la prima volta’?
“La mia seconda volta è l’occasione per vivere bene la vita. Spero che questo film non faccia arrivare i ragazzi alla prima volta”.

E con gli studenti anche Giorgia Benusiglio ha raccontato la sua storia: “Ad uno dei miei incontri ho avuto la fortuna di conoscere Simone Riccioni, un ragazzo che ha detto no ai compromessi e con la perseveranza, passione e grinta ha fatto della propria vita un capolavoro… ha raggiunto il suo sogno.

La prima volta che ci parlammo gli raccontai di me, della mia storia, delle mie paure e persino dei miei pochi anni di vita. Gli spiegai che in genere dopo un trapianto come quello che ho subito, le statistiche parlano di una sopravvivenza di sette, massimo dieci anni e che io ero andata molto oltre.

Per questo e per anni avevo convissuto con il terrore di morire all’improvviso o di essere ricoverata per mesi e che con l’aiuto dei miei genitori, che spesso si sono chiesti dove avessero sbagliato, del mio ragazzo e la fede in Dio, ero riuscita a rafforzarmi e a trovare la serenità. Lo guardai dritto negli occhi e gli dissi: ‘Non posso fare progetti per il futuro! Pazienza.

Vivo in modo intenso ogni attimo e non capisco chi mi dice che ama solo il venerdì e ha fretta di bruciare la settimana. Ho molti amici e studenti che mi seguono. Sarei morta. Invece sono qui, e sto provando ad aiutare molti ragazzi a dire senza vergogna: No, grazie!. Questa, ora, è la mia gioia più grande. Ho avuto una seconda possibilità. E non intendo sprecarla’.

Simone mi guardò sorridendo e mi disse: ‘Tu ce l’hai un sogno? Il mio è quello di essere felice facendo quello che amo fare’. Era la persona che stavo cercando, ero la persona che stava cercando. Avevamo capito che insieme avremmo potuto fare qualcosa di nuovo, di diverso”.

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