L’Azione Cattolica crea valore sociale sul territorio

Piccole e grandi storie che raccontano il valore sociale creato dalla vita associativa sul territorio dando vita a vere e proprie reti generatrici di buone prassi: sono i progetti e le esperienze raccolte nel primo ‘Bilancio di sostenibilità’ dell’Azione Cattolica Italiana, presentato venerdì 15 marzo a Roma.

Un impegno a servizio di tutta la comunità che si esprime in 13 iniziative partite da esigenze concrete: dall’impegno in carcere alla promozione del lavoro, dall’integrazione dei migranti alla cura del verde pubblico, fino ai gemellaggi con realtà estere, come ha sottolineato Paolo Seghedoni, delegato regionale di Azione Cattolica dell’Emilia Romagna:

“Abbiamo scelto di intraprendere la strada della rendicontazione sociale per diverse ragioni: il bilancio di sostenibilità anzitutto è uno strumento che ci serve per conoscerci meglio e prendere consapevolezza di noi stessi e del senso del nostro impegno a servizio della comunità; è uno strumento di trasparenza verso chi, socio e non, si fida dell’Azione Cattolica e decide di scommettere sul suo valore, anche attraverso un contributo economico; è una scelta di responsabilità nel dare conto del valore sociale che la vita associativa genera sul territorio”.

Poi ha spiegato il senso di questo primo Bilancio di Sostenibilità: “Scegliere una rendicontazione sociale rigorosa, in accordo con le linee guida GRI Standars (il principale standard di riferimento globale per la rendicontazione della performance di sostenibilità di un’organizzazione o di un’impresa), rappresenta un passaggio importante per l’associazione e un modo sia per rendere nota la propria ‘fotografia’, in questo caso riferita al 2018, che di assumere obiettivi di crescita in termini di consapevolezza, trasparenza e responsabilità, come ben diceva il presidente”.

Quindi ha precisato il contenuto del Bilancio di Sostenibilità dell’Azione Cattolica: “Innanzitutto quella che è chiamata ‘matrice di materialità’, una sorta di mappa incrociata delle principali priorità per l’associazione e per gli stakeholder, i portatori d’interesse. Portatori d’interesse che sono stati individuati in associati, istituzioni, responsabili (educativi e associativi), dipendenti, comunità, fornitori, Chiesa cattolica e assistenti, altre religioni, altre realtà e associazioni, donatori e media”.

Segue quindi un estratto della storia, gli organi dell’Ac e uno spazio importante per le persone. Dai soci, che sono 283.002 suddivisi in 174.742 donne e 108.260 uomini, ai responsabili (circa 50.000 educatori che donano circa 7.500.000 ore con il loro servizio, e 37.700 responsabili associativi per 4.500.000 ore messe a disposizione), fino ai 7000 assistenti e a poco più di 1.000.000 di persone coinvolte nella vita associativa, a diversi livelli, che offrono un servizio alla comunità, ecclesiale e civile:

“E proprio per questo un importante spazio è dedicato al valore sociale dell’associazione, raccontato attraverso 13 storie (quattro promosse dal centro nazionale e nove dislocate sul territorio) e progetti portati avanti dall’associazione: dall’impegno in carcere alla promozione del lavoro, dall’incontro tra arte e fede alla cura del verde pubblico, fino a gemellaggi con realtà estere.

Il Forum Internazionale di Azione Cattolica, il Fiac, ha naturalmente un suo spazio dedicato, così come le tante alleanze con realtà ecclesiali e non su progetti specifici, e la comunicazione con riviste, sito, social associativi e l’editrice Ave. Inoltre, e non potrebbe essere altrimenti trattandosi di un Bilancio, c’è spazio per i numeri: economici, con il valore economico generato e distribuito dall’associazione e con il rendiconto del 5 per 1000 alla Fondazione Apostolicam Actuositatem e ambientali, con i dati legati ai consumi del centro nazionale”.

Ecco alcune iniziative tra le tredici presentate. ‘Al vedere la stella’: “Passare un’ora dentro l’Hogar significa fare i conti con il proprio cuore che è incapace di resistere agli occhi, alle mani e agli abbracci dei bambini”, ha detto don Tony Drazza, assistente del settore Giovani di Ac, descrivendo l’Hogar Nino Dios, la casa dei Gesù Bambini di Betlemme che accoglie bambini e ragazzi con disabilità gravi, molto spesso rifiutati o abbandonati per necessità dalle loro famiglie. Un luogo che l’associazione ha deciso di ‘adottare’ proprio nel suo 150° anno di vita. Il progetto prevede che a turno quattro persone, in particolare quattro giovani, restino per una decina di giorni a vivere nell’Hogar occupandosi dei ‘più deboli tra i deboli’.

Invece ‘Abbiamo solo 5 pani e 2 pesci’ è l’esperienza di prossimità proposta dal Settore Giovani di Ac dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto che vede vari gruppi parrocchiali recarsi nella comunità terapeutica ‘Lorusso Cipparoli’ di Giovinazzo per passare una giornata insieme agli ospiti, giovani a loro volta, che affrontano problemi di dipendenza da sostanze (alcol o droghe) o da comportamenti (gioco d’azzardo, internet).

‘La luce del Vangelo dietro le sbarre’: Achiropita Calarota, presidente dell’Ac della diocesi di Rossano-Cariati, ha descritto l’esperienza avviata nella casa circondariale di Rossano con la consegna ai detenuti del testo per la meditazione personale dell’Ac, di domenica in domenica, e poi mirata a creare una relazione con i detenuti proponendo loro un cammino da fare insieme.

‘Quando i ragazzi (e non solo) fanno rinascere il parchetto’: c’era una volta un giardinetto pubblico dietro la stazione ferroviaria di Grottammare (Ascoli Piceno), in stato di abbandono. Alcuni educatori di Acr lo ricordano e, insieme al gruppo 12-14 della parrocchia, chiedono al Comune e alle Ferrovie di potersene occupare.

Di qui un progetto che mette insieme famiglia, ambiente e partecipazione. Ragazzi, bambini, adulti e anziani protagonisti, perché tutta l’associazione parrocchiale si impegna ed ora il parchetto della stazione è diventato il ‘giardinetto delle storie’ dei ragazzi, dei giovani e degli adulti di Ac che lo tengono curato e aperto a tutti.

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