Il papa invita i sacerdoti a vivere la misericordia di Dio

Il giorno successivo al Mercoledì delle Ceneri papa Francesco ha incontrato nella Basilica di san Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, il clero di Roma, che quest’anno si tiene, per espressa volontà del Papa, nella forma di liturgia penitenziale. La meditazione è stata svolta dal cardinale vicario Angelo De Donatis, che ha sottolineato: “Papa Francesco ha voluto che questo nostro incontro annuale con lui avesse la forma di una celebrazione della misericordia di Dio, di un canto di gioia alla grandezza del suo amore”.

Ed ha focalizzato la riflessione sui brani biblici scelti per la liturgia: “Il tempo liturgico che vivremo ci chiederà di essere ministri di riconciliazione, ambasciatori e diaconi del perdono di Dio per tutti i nostri fratelli. Diremo ad alta voce nelle nostre comunità: ‘vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio!’

Inviteremo tutti a chiedere perdono, con umiltà, a Dio e ai fratelli del male compiuto. E’ un dono molto significativo poter gustare fin da oggi, tra noi diaconi, presbiteri e vescovi, la dolcezza del Suo amore, per essere più pronti a condividerlo con i nostri fratelli”.

A proposito della mormorazione del popolo ebreo raccontata nel libro dell’Esodo, il card. De Donatis ha evidenziato: “Nessuno più ricorda che quello è il cibo della schiavitù e che Faraone darà pure da mangiare ma ci ammazza i figli; nessuno sembra più consapevole che per secoli il grido del popolo è salito incessante a Dio e che finalmente la risposta di Jhwh ci ha consentito di ritrovare la libertà; nessuno ha custodito l’esperienza del passaggio del mar Rosso, quando Dio ha partorito il popolo sulla riva del mare e gli Israeliti hanno innalzato grida di gioia.

Lo sguardo ha abbandonato i grandi orizzonti, il cuore indurito ha perso la memoria della salvezza ricevuta, lo stomaco detta legge e si fissa sulla necessità immediata. Non è difficile attualizzare per noi oggi questa situazione. Troviamo tante similitudini con la nostra condizione di presbiteri.
Nonostante l’organizzazione faticosa delle nostre parrocchie e l’impegno che mettiamo dentro le ‘mille cose da fare’, abbiamo ancora fame. Siamo insoddisfatti: né le cose che facciamo né tantomeno la vita che conduciamo sembrano bastarci. Direi, grazie a Dio!, perché altrimenti ci accontenteremmo di ciò che non è vero pane. Solo Dio e la sua Parola, solo il regno di Dio e la sua giustizia, sono in grado di nutrirci il cuore”.

Poi la riflessione è stata incentrata sull’episodio del ‘vitello d’oro’: “Inoltre il presbitero è prima di tutto uno che ha imparato a scorgere i segni della presenza e dell’opera di Dio, anche e soprattutto in un contesto culturale come il nostro, che sorprende e spesso appare ostile o impenetrabile al Vangelo. Noi ministri siamo chiamati ad essere gli amici di Dio, coloro che ne distinguono la voce, che riconoscono il suo passo, che sanno rassicurare gli uomini sulla sua presenza, specialmente quando il popolo di Dio si sente abbandonato. Talvolta il nostro compito è avere il senso paziente dei tempi lunghi di Dio e aiutare gli altri a percepire le cose con questo sguardo ampio”.

Poi, dopo aver confessato alcuni sacerdoti, papa Francesco ha sottolineato la bellezza di sperimentare la misericordia di Dio: “Ecco perché questo tempo di Quaresima è davvero una grazia: ci permette di ricollocarci davanti a Dio lasciando che egli sia tutto. Il suo amore ci rialza dalla polvere (ricordati che senza di me sei polvere, ci ha detto ieri il Signore), il suo Spirito soffiato ancora una volta sulle nostre narici ci dona la vita dei risorti.

La mano di Dio, che ci ha creato a immagine e somiglianza del suo mistero trinitario, ci ha fatto molteplici nell’unità, diversi ma inseparabili gli uni dagli altri. Il perdono di Dio, che oggi abbiamo celebrato, è una forza che ristabilisce la comunione a tutti i livelli: tra di noi presbiteri nell’unico presbiterio diocesano; con tutti i cristiani, nell’unico corpo che è la Chiesa; con tutti gli uomini, nell’unità della famiglia umana”.

Ha invitato i sacerdoti ad essere come Mosè: “E’ bello il modo in cui Dio coinvolge Mosè, lo tratta davvero come suo amico: lo prepara prima che scenda dalla montagna avvertendolo della perversione del popolo, accetta che egli faccia da intercessore per i suoi fratelli, lo ascolta mentre gli ricorda il giuramento che Lui, Dio, ha fatto ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Possiamo immaginare che Dio abbia sorriso quando Mosè lo ha invitato a non contraddirsi, a non fare brutta figura agli occhi degli egiziani e a non essere da meno dei loro dei, ad aver rispetto del suo Nome santo”.

Infine ha invitato i sacerdoti a raccontare ai fedeli la bellezza del perdono di Dio: “Non abbiate timore di giocarvi la vita al servizio della riconciliazione tra Dio e gli uomini: non ci è data alcun’altra segreta grandezza che questo donare la vita perché gli uomini possano conoscere il suo amore. La vita di un prete è spesso segnata da incomprensioni, sofferenze silenziose, talvolta persecuzioni.

E anche peccati che soltanto Lui conosce. Le lacerazioni tra fratelli della nostra comunità, la non-accoglienza della Parola evangelica, il disprezzo dei poveri, il risentimento alimentato da riconciliazioni mai avvenute, lo scandalo suscitato dai comportamenti vergognosi di alcuni confratelli, tutto questo può toglierci il sonno e lasciarci nell’impotenza. Crediamo invece nella paziente guida di Dio, che fa le cose a suo tempo, allarghiamo il cuore e mettiamoci al servizio della Parola della riconciliazione.

Quello che oggi abbiamo vissuto in questa Cattedrale proponiamolo nelle nostre comunità. Nelle liturgie penitenziali che vivremo nelle parrocchie e nelle prefetture, in questo tempo di Quaresima, ognuno chiederà perdono a Dio e ai fratelli del peccato che ha minato la comunione ecclesiale e ha soffocato il dinamismo missionario”.

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