In Europa si è ricordata la Giornata dei Giusti

La Giornata europea dei Giusti è una festività proclamata nel 2012 dal Parlamento europeo su proposta di Gariwo la foresta dei Giusti per commemorare coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi, estendendo il concetto di ‘Giusto’ elaborato da Yad Vashem grazie all’impegno di Moshe Bejski a tutti i genocidi e i totalitarismi, ed è celebrata ogni anno il 6 marzo, anniversario della morte di Moshe Bejski.

L’appello all’Unione europea e al Consiglio d’Europa affinché fosse istituita una giornata dedicata alla memoria dei Giusti è partito da un centinaio di eminenti personalità della cultura italiane, europee e mondiali sotto l’egida dell’associazione senza fini di lucro ‘Gariwo, la foresta dei Giusti’. Presto ha ricevuto l’appoggio di importanti istituzioni quali la Presidenza della Repubblica Polacca, la Fondazione ‘Vaclav Havel’, l’associazione guidata da don Luigi Ciotti ‘Libera, numeri e nomi contro le mafie’ e molte altre realtà autorevoli di tutta Europa.

Anche l’Italia, con la legge n^ 212 del 20/12/2017, riconosce questa Giornata come solennità civile con questo incipit: “La Repubblica… riconosce il 6 marzo come Giornata dei Giusti dell’umanità, dedicata a mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani”.

Tra le iniziative suggerite dalla legge, anche quella di costruire nelle realtà territoriali i ‘Giardini dei Giusti’, sull’esempio del Giardino dei Giusti di Gerusalemme sorto nel 1962 presso il Mausoleo di Yad Vashem, il luogo della memoria della Shoah. L’intento è di dedicare ad ogni Giusto tra le nazioni un albero, al fine di simboleggiare il desiderio di ricordarne l’atto di coraggio e di amore universale compiuto. I Giusti, infatti, non hanno salvato soltanto vite umane, ma hanno mantenuto viva la dignità della persona.

I ‘Giardini dei Giusti’ sono libri aperti che raccontano le storie di tutti coloro che hanno saputo rispondere al richiamo della coscienza con atti di resistenza morale e di coraggio civico. Sono spazi pubblici, luoghi di memoria ma anche di incontro e di dialogo, in cui organizzare iniziative rivolte ai cittadini per mantenere vivi gli esempi dei Giusti non solo in occasione della dedica dei nuovi alberi, ma durante tutto l’anno.

Ed il 18 maggio 2017 a Milano è stata presentata la ‘Carta delle responsabilità’, Carta delle responsabilità 2017, la cui elaborazione è stata promosso dall’associazione Gariwo. Si tratta di un documento, ispirato alla ‘Charta ’77’ del dissenso cecoslovacco, con forte valenza etica e antropologica, che affronta i temi più urgenti: “i rischi per la democrazia, la necessità di ridare veste e ruolo all’Europa, i migranti, i muri, il razzismo, l’antisemitismo, la cultura dell’odio, il terrorismo, l’egolatria, la rassegnazione di fronte al male, alle ingiustizie, alle prevaricazioni…

In nome della responsabilità, valore generativo dell’etica, bisogna acquisire il coraggio di contrastare con intelligenza e determinazione «la cultura del nemico e della divisione tra noi e loro che inquina la vita democratica e alimenta i nazionalismi e i populismi”.

Per quest’anno il tema scelto dall’Associazione per il Giardino dei Giusti per la cerimonia della ‘Giornata dei Giusti dell’umanità’ è ‘L’Umanità a un bivio. Europa e Africa tra indifferenza e responsabilità’: “Oggi sembrano smarriti i valori fondativi dell’Unione europea, scaturita dal dramma delle guerre mondiali, tendente a dirimere pacificamente i conflitti e a creare un sentimento identitario europeo che travalichi i confini dei singoli Stati membri, seguendo un’idea di democrazia come rappresentazione di interessi divergenti liberamente espressi e mediati dalla politica.

Le forze sovraniste hanno preso il sopravvento in molti Paesi, dove la paura per il futuro agevola il ritorno dei fantasmi del passato: l’odio per lo straniero o più genericamente per il diverso, le spinte autarchiche farcite di razzismo e arroccamento oltranzista, le parole d’ordine coniate su misura per risvegliare, con l’arma letale dell’ideologia, reazioni irrazionali devastanti. Ancora una volta i Giusti ci forniscono un grande aiuto per intervenire in modo efficace su questo crinale. Dobbiamo richiamare le figure più significative del processo di integrazione europea, che si sono battute per far prevalere le istanze democratiche di dialogo e di regolazione pacifica dei conflitti.

E dobbiamo illuminare i processi di rinnovamento in corso in Africa, onorando personalità impegnate nelle situazioni più difficili e a rischio, rappresentative della nuova realtà postcoloniale e proiettata verso una modernità declinata nei termini dell’abbattimento delle diseguaglianze economiche e della crescita democratica”.

In tale occasione, al ‘Giardino dei Giusti’ di Milano sono stati onorati Istvan Bibo, intellettuale ungherese, coscienza critica della nazione sulle collusioni del Paese con il nazismo e vicino a Imre Nagy durante la rivoluzione del ’56 a Budapest; Simone Veil, ebrea francese sopravvissuta alla Shoah, paladina dei diritti umani, della dignità delle donne e del ruolo dell’Europa per la pace, la prima donna Presidente del Parlamento europeo e anche la prima a presiedere il Parlamento europeo direttamente eletto;

Wangari Maathai, attivista e ambientalista keniota, prima donna africana a ricevere il Premio Nobel per la pace per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace; Denis Mukwege, medico congolese, da anni dedica la sua vita ad assistere le donne vittime dello ‘stupro come arma di guerra’, nonostante le minacce subite dai gruppi armati del Paese.

Nello stesso giorno sono state consegnate le pergamene a personalità, che si sono distinte per atti di umanità, od ad un rappresentante: Adélaïde Hautval, Giusta tra le Nazioni che aiutò gli ebrei nel campo di Birkenau, dove era arrivata insieme ad altre duecento prigioniere francesi nel 1943; Andrea Angeli, funzionario italiano ONU, il primo nella Sarajevo assediata, che sotto i bombardamenti si adoperò per trovare e mettere in salvo l’anziana cittadina italiana Rosaria Bartoletti; Maria Bertolini Fioroni, maestra ed educatrice che nascose ebrei sui Monti dell’Emilia, a Costabona;

padre Nino Frisia, missionario in Rwanda che mise in salvo delle giovani religiose tutsi durante il genocidio; Gherard Kurzbach, sottufficiale della Wermacht che durante la Seconda guerra mondiale salvò 200 ebrei rinchiusi nel ghetto di Bochnia in Polonia, nascondendoli nella sua officina; Guido e Carla Tosi Ucelli, coppia che nascose gli ebrei e ne organizzò l’espatrio in Svizzera, venendo per questo arrestati e imprigionati dalle SS nel carcere di San Vittore;

Ludwig ‘Luz’ Long, atleta che sotto lo sguardo infuriato di Hitler, alle Olimpiadi di Berlino 1936, suggerì la strategia vincente all’atleta nero Jesse Owens e non esitò ad abbracciarlo dopo la vittoria, divenendo così simbolo universale della sportività; mons. JP Carroll Abbing, che si dedicò al soccorso di perseguitati e ricercati di ogni genere e per questo ottenne dal governo italiano la Medaglia d’Argento al Valore Militare;

Giandomenico Picco, funzionario ONU che ha rischiato più volte la vita per mettere in salvo ostaggi nello scenario mediorientale, come i prigionieri occidentali di Hezbollah a Beirut; suor Leonella Sgorbati, infermiera prima in Kenia e poi in Somalia, fondò una scuola di infermieri nell’ospedale retto da SOS villaggio dei bambini e si occupò della formazione di altri tutor a Mogadiscio, dove venne uccisa nel 2007.

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