Papa Francesco: Quaresima tempo di conversione alla misericordia di Dio

Con l’imposizione delle Ceneri la Chiesa cattolica inizia il tempo quaresimale, che condurrà il credente fino a Pasqua e nel messaggio per riflettere questo tempo ecclesiale papa Francesco prende lo spunto dalla lettera ai Romani di san Paolo apostolo, ‘L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio’:

“In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: ‘nella speranza infatti siamo stati salvati’. Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato”.

Nel messaggio il papa ha incentrato la riflessione sul triduo pasquale come redenzione del creato attraverso la misericordia di Dio: “La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo è un dono inestimabile della misericordia di Dio”.

Attraverso la redenzione dell’uomo passa anche la redenzione del creato: “Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione.

Per questo il creato, dice san Paolo, ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano.

Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi, spirito, anima e corpo, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il ‘Cantico di frate sole’ di san Francesco d’Assisi. Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte”.

Però accanto alla forza redentrice della misericordia, papa Francesco avverte l’esistenza della forza del peccato: “Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature, ma anche verso noi stessi, ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento.

L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro. Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi”.

L’irruzione del peccato nel mondo è la frattura della comunione con Dio: “La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo.

Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto. Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri”.

Però per ristabilire la comunione papa Francesco indica un nuovo ‘cammino’: “Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati ‘nuova creazione’… Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può ‘fare pasqua’: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova. E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale”.

Quindi la Quaresima è il tempo di questa ‘conversione’, che avviene attraverso tre gesti: “La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina”.

Inoltre ha sottolineato il valore del digiuno: “Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di ‘divorare’ tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore”.

Poi ha invitato alla preghiera: “Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia”. La terza tappa per la conversione è quella dell’elemosina: “Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità”.

Ha concluso il messaggio con l’invito a vivere ‘bene’ questo tempo, che conduce alla Pasqua: “Cari fratelli e sorelle, la ‘quaresima’ del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini… Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione.

Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice”.

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