Il papa in visita alla parrocchia: la lingua conduce alla guerra

‘Papa Francesco, la scuola della pace ti vuole bene’: è lo striscione con cui i ragazzi della parrocchia romana di San Crispino da Viterbo, a Labaro, nell’estrema periferia est della Capitale, hanno accolto il papa per una visita di circa quattro ore.

Durante la visita il papa ha anche confessato, come un qualunque sacerdote cinque parrocchiani di varie età, ha incontrato i bambini che frequentano il catechismo per prepararsi alla comunione e della cresima, i ragazzi dei gruppi di post-cresima e dell’oratorio: uno dei bambini più piccoli ha letto al papa una letterina, mentre quattro ragazzi e ragazze gli hanno posto delle domande. Papa Francesco ha dedicato l’omelia all’ ’abitudine di parlare male degli altri’:

“Tutti abbiamo difetti, tutti. Ma siamo abituati, un po’ per inerzia, un po’ per la forza di gravità dell’egoismo, a guardare i difetti altrui: siamo specialisti, tutti, in questo. Subito troviamo i difetti degli altri. E ne parliamo. Perché sparlare degli altri sembra dolce, ci piace. No, in questa parrocchia forse non succede, ma da altre parti è molto comune…

Non so se voi abbiate sentito queste cose, ma è una cosa brutta. E non è una cosa nuova: dal tempo di Gesù si faceva questo. E’ una cosa che, con il peccato originale che abbiamo, ci porta a condannare gli altri, a condannare. E subito siamo specialisti nel trovare le cose brutte degli altri, senza vedere le nostre”.

Ed ha precisato che il ‘chiacchiericcio’ è causa di discordie: “E questa è una cosa che non finisce lì: il chiacchiericcio non finisce nel chiacchiericcio; il chiacchiericcio va oltre, semina discordia, semina inimicizia, semina il male. Sentite questo, non esagero: con la lingua incominciano le guerre. Tu, sparlando degli altri, incominci una guerra. Un passo verso la guerra, una distruzione. Perché è lo stesso distruggere l’altro con la lingua e con una bomba atomica, è lo stesso. Tu distruggi.

E la lingua ha il potere di distruggere come una bomba atomica. E’ potentissima. E questo non lo dico io, lo dice l’apostolo Giacomo nella sua Lettera. Prendete la Bibbia e guardate questo. E’ potentissima! E’ capace di distruggere. E con gli insulti, con lo sparlare degli altri incominciano tante guerre: guerre domestiche, guerre nel quartiere, sul posto di lavoro, nella scuola, nella parrocchia”.

Ha terminato l’omelia invitando i fedeli a riflettere sulla Parola di Dio nel tempo di Quaresima attraverso alcune domande: “Come io mi comporto con la gente? Come è il mio cuore davanti alla gente? Sono un’ipocrita, che faccio un sorriso e poi da dietro critico e distruggo con la mia lingua? E se noi alla fine della Quaresima saremo stati capaci di correggere un po’ questo, e non andare sempre criticando gli altri da dietro, vi assicuro che la Risurrezione di Gesù si vedrà più bella, più grande tra noi…

Ma ci sono due medicine che aiutano tanto. Prima di tutto, la preghiera. Se a te viene di ‘spellare’ un altro, criticare un altro, prega per lui, prega per lei, e chiedi al Signore di risolvere quel problema, e a te, di chiuderti la bocca. Primo rimedio: la preghiera. Senza la preghiera non possiamo fare nulla. E secondo, c’è un’altra medicina, anch’essa pratica come la preghiera: quando tu senti la voglia di sparlare di qualcuno, morditi la lingua. Forte! Perché così si gonfierà la lingua e non potrai parlare. E’ una medicina pratica, è molto pratica”.

Prima della celebrazione eucaristica papa Francesco, incontrando i genitori dei bambini battezzati, aveva sottolineato il suo significato: “E voi incominciate questa strada, che non è facile, perché sono tanti i problemi dei bambini: oggi è malato, domani è capriccioso, dopodomani questo e quell’altro… Ma voi accompagnate i bambini nella crescita: nella crescita fisica, che sia sana; nella crescita umana, psicologica; e nella crescita spirituale. E’ il primo passo.

E accompagnateli sempre! Quando il bambino, la bambina ha accanto a sé papà e mamma, si sente sicuro. Accanto, ma un po’ a distanza, che si sentano liberi, ma sanno che se c’è qualcosa li hanno a portata di mano. E questo, loro lo sentono: loro sanno quando papà e mamma sono vicini. E questo è una sicurezza. Ma sanno anche che papà e mamma li fanno crescere un po’ da soli, guardandoli da lontano… Questa è la saggezza che tutti voi avete. Lasciarli crescere, che si sentano ognuno una persona, ma con la sicurezza di essere protetti”.

Anche nell’Angelus il papa aveva incentrato la sua riflessione sulla strada indicata da Gesù ai discepoli attraverso le parabole: “Egli vuole sottolineare che una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano. Gesù richiama così l’attenzione di quanti hanno responsabilità educative o di comando: i pastori d’anime, le autorità pubbliche, i legislatori, i maestri, i genitori, esortandoli ad essere consapevoli del loro ruolo delicato e a discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone”.

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