Il papa alla PAV invita a non sostituire l’intelligenza umana

Aprendo i lavori per il 25^ della Pontificia Accademia per la Vita sul tema ‘Roboetica. Persone, macchine, salute’ per dare un contributo alla ‘bioetica globale’, papa Francesco ha sottolineato il rischio che l’uomo venga ‘tecnologizzato’ dall’ ‘intelligenza artificiale’:

“Conosciamo le difficoltà in cui il nostro mondo si dibatte. Il tessuto delle relazioni familiari e sociali sembra logorarsi sempre più e si diffonde una tendenza a chiudersi su di sé e sui propri interessi individuali, con gravi conseguenze sulla ‘grande e decisiva questione dell’unità della famiglia umana e del suo futuro’.

Si delinea così un drammatico paradosso: proprio quando l’umanità possiede le capacità scientifiche e tecniche per ottenere un benessere equamente diffuso, secondo la consegna di Dio, osserviamo invece un inasprimento dei conflitti e una crescita delle disuguaglianze”.

Nel discorso il papa ha sottolineato il rischio che corre la società contemporanea nell’affidamento ai miti: “Il mito illuminista del progresso declina e l’accumularsi delle potenzialità che la scienza e la tecnica ci hanno fornito non sempre ottiene i risultati sperati.

Infatti, da un lato lo sviluppo tecnologico ci ha permesso di risolvere problemi fino a pochi anni fa insormontabili, e ne siamo grati ai ricercatori che hanno conseguito tali risultati; d’altro lato sono emerse difficoltà e minacce talvolta più insidiose delle precedenti. Il ‘poter fare’ rischia di oscurare il chi fa e il per chi si fa”.

Ed anche il sistema tecnocratico non risponde completamente all’esigenza dell’uomo: “Il sistema tecnocratico basato sul criterio dell’efficienza non risponde ai più profondi interrogativi che l’uomo si pone; e se da una parte non è possibile fare a meno delle sue risorse, dall’altra esso impone la sua logica a chi le usa”.

Però ha invitato a non demonizzare la tecnica ma a studiare: “Eppure la tecnica è caratteristica dell’essere umano. Non va compresa come una forza che gli è estranea e ostile, ma come un prodotto del suo ingegno attraverso cui provvede alle esigenze del vivere per sé e per gli altri. E’ quindi una modalità specificamente umana di abitare il mondo.

Tuttavia, l’odierna evoluzione della capacità tecnica produce un incantamento pericoloso: invece di consegnare alla vita umana gli strumenti che ne migliorano la cura, si corre il rischio di consegnare la vita alla logica dei dispositivi che ne decidono il valore. Questo rovesciamento è destinato a produrre esiti nefasti: la macchina non si limita a guidarsi da sola, ma finisce per guidare l’uomo. La ragione umana viene così ridotta a una razionalità alienata degli effetti, che non può essere considerata degna dell’uomo”.

Quindi il papa ha sottolineato il ruolo decisivo della bioetica: “Per questo la bioetica globale è un fronte importante su cui impegnarsi. Essa esprime la consapevolezza della profonda incidenza dei fattori ambientali e sociali sulla salute e sulla vita. E’ un’impostazione molto in sintonia con l’ecologia integrale, descritta e promossa nell’Enciclica ‘Laudato sì’.

Inoltre, nel mondo di oggi, segnato da una stretta interazione tra diverse culture, occorre portare il nostro specifico contributo di credenti alla ricerca di criteri operativi universalmente condivisibili, che siano punti di riferimento comuni per le scelte di chi ha la grave responsabilità di decisioni da prendere sul piano nazionale e internazionale.

Questo significa anche coinvolgersi nel dialogo che riguarda i diritti umani, mettendo chiaramente in luce i loro corrispettivi doveri. Essi costituiscono infatti il terreno per la ricerca comune di un’etica universale, su cui ritroviamo molti interrogativi che la tradizione ha affrontato attingendo al patrimonio della legge naturale”.

Il discorso del papa si è incentrato sugli effetti dell’intelligenza artificiale: “A tale riguardo, conviene osservare che la denominazione di ‘intelligenza artificiale’, pur certamente di effetto, può rischiare di essere fuorviante.

I termini occultano il fatto che, a dispetto dell’utile assolvimento di compiti servili (è il significato originario del termine ‘robot’), gli automatismi funzionali rimangono qualitativamente distanti dalle prerogative umane del sapere e dell’agire. E pertanto possono diventare socialmente pericolosi. E’ del resto già reale il rischio che l’uomo venga tecnologizzato, invece che la tecnica umanizzata: a cosiddette ‘macchine intelligenti’ vengono frettolosamente attribuite capacità che sono propriamente umane”.

Quindi ha invitato i convegnisti alla comprensione della tecnologia in rapporto all’umano: “Dobbiamo comprendere meglio che cosa significano, in questo contesto, l’intelligenza, la coscienza, l’emotività, l’intenzionalità affettiva e l’autonomia dell’agire morale. I dispositivi artificiali che simulano capacità umane, in realtà, sono privi di qualità umana.

Occorre tenerne conto per orientare la regolamentazione del loro impiego, e la ricerca stessa, verso una interazione costruttiva ed equa tra gli esseri umani e le più recenti versioni di macchine. Esse infatti si diffondono nel nostro mondo e trasformano radicalmente lo scenario della nostra esistenza. Se sapremo far valere anche nei fatti questi riferimenti, le straordinarie potenzialità dei nuovi ritrovati potranno irradiare i loro benefici su ogni persona e sull’umanità intera”.

Ed infine il papa ha invitato non tanto a trarre ‘deduzioni metafisiche’, ma ‘riflessioni antropologiche, come ha insegnato il Concilio Vaticano II, in difesa della vita: “Il nostro impegno, anche intellettuale e specialistico, sarà un punto d’onore della nostra partecipazione all’alleanza etica in favore della vita umana. Un progetto che ora, in un contesto in cui dispositivi tecnologici sempre più sofisticati coinvolgono direttamente le qualità umane del corpo e della psiche, diventa urgente condividere con tutti gli uomini e le donne impegnati nella ricerca scientifica e nel lavoro di cura.

E’ un compito arduo, certamente, dato il ritmo incalzante dell’innovazione. L’esempio dei maestri dell’intelligenza credente, che sono entrati con saggezza e audacia nei processi della loro contemporaneità, in vista di una comprensione del patrimonio della fede all’altezza di una ragione degna dell’uomo, ci deve incoraggiare e sostenere. Vi auguro di continuare lo studio e la ricerca, perché l’opera di promozione e di difesa della vita sia sempre più efficace e feconda”.

Durante il seminario il prof. Adriano Pessina ha sottolineato che una macchina rimane una macchina: “Per quanto una macchina possa svilupparsi, crescere, venir aggiornata, essa non potrà mai sviluppare tali facoltà antropologiche. L’armeggiare, il voler costruire qualcosa da zero è tipicamente una delle azioni creative tipicamente umane. Sempre l’essere umano è quello che decide il futuro del pianeta, ogni azione, ogni sua esperienza è capace di dare molto. Le macchine sono il frutto di ogni azione, decisione e esperienza umana. Siamo responsabili e anche senza volerlo padroni del nostro e altrui destino”.

E Christiane Woopen ha delinenato il ruolo della tecnologia nella società: essa arriva a investire e mutare ogni tipo di area sociale, dal lavoro, passando per la scuola, arrivando fino alle famiglie. Woopen ha posto una domanda: l’essere umano è propenso a questo cambiamento continuo verso cui siamo ormai prossimi? “La dignità umana non può rendere una persona un oggetto”.

La dignità va protetta, essa è un patrimonio da tutelare, perché se non viene tutelato l’essere umano nella sua essenza, non c’è possibilità di accogliere o gestire nuove forme di vita più potenti come i robot.

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