In Venezuela il popolo è allo stremo

La situazione in Venezuela sta peggiorando e la popolazione è costretta alla fuga. Intanto al confine tra Venezuela e Colombia si rompe il fronte dei militari pro-Maduro e l’autoproclamato presidente ad interim, Juan Guaidò, ha annunciato che è iniziata l’operazione ‘pacifica, multilaterale e umanitaria’ per fare entrare gli aiuti umanitari inviati dalla comunità internazionale.

Guaidò ha parlato dal versante colombiano del ponte Las Tienditas, dove è arrivato sabato scorso, dopo essere salito sul palco del concerto di Cucuta venerdì sera, accompagnato dal presidente colombiano, Ivan Duque: “Chi non sta a fianco del popolo e impedisce l’ingresso degli aiuti umanitari è un disertore che tradisce il nostro popolo. Chi ci accompagna a salvare la vita dei venezuelani è un vero patriota”.

Nel frattempo Maduro ha respinto l’assistenza internazionale e negato l’esistenza stessa di una crisi umanitaria in Venezuela, sostenendo che la richiesta di aiuti da parte di Guaidó sia solamente un pretesto per giustificare un intervento militare statunitense. Intanto una settimana prima i vescovi avevano rivolto un forte appello al governo per gli aiuti militari:

“Si ascolti il grido del popolo e si lascino entrare e distribuire in pace gli aiuti umanitari. Il Paese ha bisogno di aiuti umanitari. Il regime ha l’obbligo di affrontare i bisogni della popolazione e al fine di facilitarne l’ingresso e la distribuzione, evitando ogni tipo di violenza repressiva”.

Intanto nelle scorse settimane anche il preposito generale della Compagnia di Gesù, p. Arturo Sosa, aveva auspicato che nel Paese latino americano si potesse trovare una strada per una soluzione pacifica: “La speranza è che la società venezuelana possa trovare una strada per una soluzione pacifica che porti ad elezioni politiche. La Chiesa venezuelana è stata molto vicina alla sofferenza della gente non soltanto in questi mesi. Da qualche anno le scuole, le parrocchie, i centri sociali e non solo, hanno riferito di quello succede nel Paese ma hanno anche cercato di fare qualcosa”.

Nel frattempo Amnesty International ha pubblicato un report, ‘Notti di terrore’, in cui ha rivelato come le forze di sicurezza venezuelane e i gruppi armati civili, sostenuti dal governo, abbiano violentemente fatto irruzione nelle case della gente per intimidirli dal prendere parte a manifestazioni o qualsiasi altra forma di protesta:

“Tra aprile e luglio 2017, più di 120 persone sono state uccise, circa 1.958 sono rimaste ferite e oltre 5.000 sono state arrestate durante le proteste di massa. Nel 2018, secondo l’Osservatorio venezuelano del conflitto sociale, ci sono state 12.715 proteste in tutto il paese”.

Inoltre Amnesty ha rivelato come le forze di sicurezza sostenute dal governo stiano usando la forza letale con l’intento di uccidere le persone più vulnerabili e socialmente escluse nel paese con il pretesto di ‘combattere la criminalità’: “All’inizio del 2019 ci sono state numerose segnalazioni di violazioni dei diritti umani contro i manifestanti, in particolare nelle aree povere più colpite dalla crisi e dove i gruppi armati di Maduro sono concentrati.

Le organizzazioni venezuelane della società civile affermano che 41 persone sono morte durante le proteste di quest’anno. Le autorità statali hanno fatto un ricorso improprio al sistema giudiziario per intimidire e maltrattare illegalmente coloro che hanno una opinione diversa dal governo”.

Secondo l’organizzazione venezuelana Foro Penal, 988 persone sono state arbitrariamente detenute tra il 21 e il 31 gennaio 2019. Tra i detenuti c’erano 137 bambini e adolescenti, di cui 10 ancora detenuti. Ci sono state anche denunce di tortura e altri maltrattamenti nei confronti dei detenuti. Foro Penal ha stimato che il numero di persone attualmente detenute per motivi politici sia 942. Secondo le stime delle Nazioni Unite oltre 3.000.000 persone sono fuggite dal Venezuela dal 2015. La maggioranza ha cercato rifugio in Brasile, Cile, Colombia, Ecuador e Perù. La maggior parte di queste persone ha denunciato l’impossibilità a curarsi e a nutrirsi come motivo di fuga dal paese.

Secondo Amnesty International vi sono state numerose segnalazioni di violazioni del diritto alla libertà di espressione, inclusa la detenzione arbitraria e/o l’espulsione di almeno 19 operatori dei media, sia nazionali che non nazionali. Nel gennaio 2019, almeno 11 giornalisti sono stati detenuti in una sola settimana. Anche l’inflazione in Venezuela ha raggiunto lo sbalorditivo 1.698.4882% nel 2018.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima che nel 2019 il tasso annuo di inflazione raggiungerà il 10.000.000%. Nel frattempo, il salario minimo ufficiale in Venezuela è di 6 dollari americani al mese: questo è il reddito di gran parte della popolazione. La carenza di forniture di base come cibo e medicine ha lasciato milioni di venezuelani in condizioni di vita allarmanti che stanno peggiorando ogni giorno.

Il giudizio di Amnesty International su Maduro non è positivo: “Nicolás Maduro ha ripetutamente negato che il paese stia vivendo una crisi dei diritti umani. Ancora peggio, ha rifiutato di riconoscere la carenza di cibo e medicine. Le poche statistiche ufficiali pubbliche sul benessere della popolazione sono contraddette dalle relazioni di organismi indipendenti. Poiché le autorità hanno negato queste carenze, non hanno accettato l’assistenza umanitaria internazionale che è stata più volte offerta. Ciò ha avuto un impatto catastrofico, in particolare sulle persone più vulnerabili”.

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