Istat: sempre meno italiani e sempre più vecchi

Per il quarto anno consecutivo, segnala l’Istat, cala la popolazione in Italia: al 1 gennaio è pari a 60.391.000, oltre 90.000 in meno sull’anno precedente (-1,5 per mille). Al 1° gennaio 2019 gli over 65enni sono 13.800.000 (rappresentano il 22,8% della popolazione totale), mentre i giovani fino a 14 anni sono circa 8.000.000 (13,2%) e gli individui in età attiva sono 38.600.000 (64%).

Il calo della popolazione a livello nazionale si ripercuote in tutte le regioni del Centro (-1,9 per mille) e, soprattutto,del Mezzogiorno (-4,2), in particolar modo, fra le regioni continuano a essere caratterizzate da un visibile processo di spopolamento Molise (-7,7 per mille) e Basilicata (-6,1). Nel Nord, al contrario, fanno eccezione con incrementi della popolazione il Veneto (+1,1per mille), la Lombardia (2,1) e l’Emilia-Romagna (2,4). Su tutte emerge l’incremento relativo conseguito nella Provincia autonoma di Bolzano (+6,4), cui si associa quello positivo della Provincia autonoma di Trento (+1,7).

Nel 2018 le migrazioni internazionali continuano a rappresentare il principale fattore di crescita della popolazione per tutte le regioni del territorio nazionale indistintamente. Il saldo migratorio con l’estero nel 2018, positivo per 190.000 unità, supera seppur di poco quello dell’anno precedente e risulta, in ogni caso, il più elevato degli ultimi cinque anni. In aumento nel 2018 tanto le immigrazioni, pari a 349.000, quanto le emigrazioni per l’estero.

Queste ultime, circa 160.000, raggiungono il livello più alto da quando sono disponibili le statistiche omogenee sul fenomeno (1981). Le nascite risultano pari a 449.000, ossia 9.000 in meno del già minimo valore raggiunto nel 2017, proseguendo un percorso che,anno dopo anno,porta a segnare nuovi record sfavorevoli. Aldilà del livello assoluto, sempre più in declino, colpisce particolarmente la velocità di riduzione, considerando che in soli 10 anni le nascite sono diminuite di 128.000 unità.

Nel medesimo periodo i decessi, anche per dinamiche strutturali legate al progressivo invecchiamento della popolazione, hanno stabilmente oltrepassato la soglia dei 600.000 eventi annui, benché nel 2018 con 636.000 casi si riscontri un numero di morti inferiore di 13.000 unità rispetto al 2017. Tra i fattori collegati alla denatalità pesa in particolare la riduzione delle nascite da madre italiana, 358.000 nel 2018 e 8.000 in meno dell’anno precedente. I nati da cittadine straniere sono stimati in 91.000, pari al 20,3% del totale e circa un migliaio in meno del 2017. Di questi, 67.000 sono quelli avuti con partner straniero (nati con cittadinanza estera), 24.000 quelli con partner italiano.

Al calo delle nascite si accompagna una fecondità rimasta stabile, pari a 1,32 figli per donna, e un calendario della maternità sempre più spostato in avanti. La fecondità presenta un profilo diverso tra le regioni. Nel 2018 la Provincia autonoma di Bolzano si conferma l’area più prolifica italiana con 1,76 figli per donna, nonché l’unica che rispetto al 2010, anno in cui la fecondità nazionale registrava un massimo relativo di 1,46, abbia ulteriormente incrementato. Seguono la Provincia di Trento (1,50), la Lombardia (1,38) e l’Emilia-Romagna (1,37), ovvero tutte regioni del Nord. E, infatti, è proprio nel Nord che si osserva una fecondità maggiore (1,37).

All’opposto, le aree del Paese dove la fecondità è più contenuta sono tutte nel Mezzogiorno (1,29), in particolare in Basilicata (1,16), Molise (1,13) e Sardegna (1,06). La situazione non è rosea nemmeno nel Centro Italia che, con 1,25 figli, occupa l’ultimo posto tra le ripartizioni geografiche e, in particolare, nel Lazio (1,23).In generale, a parità di fecondità totale espressa,tra il 2017 e il 2018 cresce la fecondità nelle età superiori ai 30 anni e diminuisce in quelle inferiori.

Nelle età superiori ai 40 anni i tassi di fecondità continuano a salire fino a ottenere, con 90,5 figli per mille donne, il massimo livello dal 1970. Infine l’Italia detiene il record europeo, insieme alla Francia, del maggior numero di ultracentenari in vita, oltre 14.000 in base alle stime. Nell’ultimo quinquennio questa popolazione super longeva ha subito una riduzione da che, al 1° gennaio 2015, aveva conseguito il suo massimo storico con oltre 19.000 individui.

Analizzando i dati il presidente nazionale del Forum delle Associazioni familiari, Gigi De Palo, ha chiesto un’inversione di ‘marcia’ per le politiche familiari: “Pensioni, lavoro, servizi sociali, sistema sanitario, tutto ciò su cui si regge la vita del Paese rischiano di scomparire. E il prossimo anno, in assenza di interventi strutturali, la situazione sarà ancora peggiore…

A che cosa servono questi dati se il ‘bollettino di guerra’ non diventa azione politica? Urge un Patto per la natalità che metta insieme tutto il sistema Paese. Dalle banche alle imprese, dalle associazioni al mondo dei media, fino ad arrivare alla politica, senza distinzione di schieramenti. Un Patto che metta finalmente al centro dell’agenda politica, economica e istituzionale le misure strutturali necessarie per rilanciare la natalità. Siamo già in enorme ritardo, i nostri giovani sembrano rassegnati a realizzare i loro sogni all’estero. Davvero vogliamo questo?”

Invece secondo Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, occorre “potenziare il welfare su alcune fasce di popolazione è una scelta obbligata con un maggiore coinvolgimento del mondo cooperativo socio assistenziale che si sta già occupando di 7.000.000 di famiglie grazie a oltre 355.000 addetti sul territorio nazionale, mentre cresce la domanda presso le case di riposo che nel settore privato hanno registrato un aumento del 40% dei posti letto nel decennio compreso fra il 2006 e il 2016 con € 500.000 di investimenti da parte di società italiane e straniere nel 2017 su compravendite di strutture per anziani fra Lombardia, Piemonte, Lazio e Toscana secondo il report di Collier International Italia”.

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