Porte Aperte denuncia la persecuzione dei cristiani

Pochi giorni fa la Corte suprema del Pakistan ha respinto il ricorso contro l’assoluzione di Asia Bibi chiudendo così la lunga battaglia legale sulla donna cristiana che aveva rischiato la condanna capitale perché accusata di blasfemia nel suo Paese. condannata nel 2010 e poi assolta, ora Asia Bibi è libera di lasciare il Pakistan. Ma la ‘persecuzione’ contro i cristiani aumenta, come attesta l’ong ‘Porte Aperte’, che a metà gennaio ha presentato la ‘World Watch List 2019’, il rapporto annuale sulla libertà religiosa dei cristiani nel mondo, che elenca i primi 50 Paesi dove più si perseguitano i cristiani.

I dati raccolti nel periodo preso in esame (1 novembre 2017 – 31 ottobre 2018) mostrano una crescente persecuzione anti-cristiana, così come cresce il numero di paesi dove essa si verifica. Oggi salgono ad oltre 245.000.000 i cristiani perseguitati, sostanzialmente 1 cristiano ogni 9 subisce un livello alto di persecuzione a causa della propria fede.

Sui 150 paesi monitorati dalla ricerca, 73 hanno mostrato un livello di persecuzione definibile alta, molto alta o estrema (punteggio superiore a 41), contro i 58 dello scorso anno. Il numero di cristiani uccisi per ragioni legate alla fede sale da 3.066 del 2017 a 4.305 del 2018, mentre sono 11 le nazioni che rivelano una persecuzione definibile estrema, con la Nigeria ancora terra di massacri per mano soprattutto degli allevatori islamici Fulani, oltre che dei terroristi Boko Haram. Si contano infatti 3.731 cristiani uccisi in questa nazione, con villaggi completamente abbandonati dai cristiani, che alimentano il fenomeno degli sfollati interni e dei profughi.

Sono 11 le nazioni che rivelano una persecuzione definibile estrema: al primo posto si trova ancora la Corea del Nord, la quale, nonostante lo scongelamento delle relazioni seguito al vertice Trump-Kim Jong un, non offre segnali di miglioramento: si stimano ancora tra i 50.000 ed i 70.000 cristiani detenuti nei campi di lavoro di questo paese per motivi legati alla loro fede. Anche Afghanistan (2° posto) e Somalia (3° posto) totalizzano un punteggio superiore ai 90, connesse ad una società islamica radicalizzata e all’instabilità endemica di questi paesi.

La Libia (4° posto), stato diviso e fragile, peggiora leggermente: il blocco ulteriore dei flussi migratori attraverso il mar Mediterraneo comporta che molti cristiani in fuga dai disordini e dalle persecuzioni dell’Africa subsahariana rimangano bloccati nel Paese, rendendoli ancora più vulnerabili a pressioni o violenze. Nonostante le ultime vicende di Asia Bibi, la cronaca in Pakistan (5° posto) ha dimostrato ancora una volta il motivo per cui questa nazione si trovi ai vertici della WWList, con aggressioni, ingiusti incarceramenti, sentenze di pena di morte per blasfemia ed almeno 28 assassini documentati di cristiani.

A tal proposito si registrano 3.150 cristiani arrestati, condannati e detenuti senza processo, poco meno del doppio del 2017. Sono invece 1.847 le chiese attaccati nello stesso periodo. Comunque continua l’involuzione della situazione in Asia, dove includendo il Medio Oriente 1 cristiano ogni 3 è definibile perseguitato.

Ad accellerare questo processo è il peggioramento della situazione in Cina, risalita al 27° posto e al 1° posto per incarceramenti di cristiani, ed in India, la quale dall’ascesa al potere del Primo Ministro Modi è stata scenario di un costante aggravamento della condizione dei cristiani, fino ad entrare nella top 10 della WWL 2019.

Anche in tutto il vicino Nord Africa peggiora la condizione dei cristiani: oltre alla Libia, allarmano le chiusure di chiese in Algeria (22° posto), gli episodi di violenza in Egitto (16°), il malcontento generale in Tunisia (37° posto) e la ricomparsa del Marocco (35° posto, che era uscito dalla WWList nel 2014). Rimangono preoccupanti le situazioni in Medio Oriente (in particolare in Siria 11° posto), nella Penisola Araba (soprattutto nello Yemen 8° posto) e nel Corno d’Africa, dove l’accordo Etiopia-Eritrea per ora non ha migliorato la condizione dei cristiani in Eritrea (7° posto).

Non passa nemmeno inosservata la ricomparsa della Federazione Russa (41° posto), per motivi collegati a leggi sulla libertà religiosa sempre più restrittive ed agli attacchi di chiese avvenuti in Dagestan e Cecenia. In alcuni Paesi dell’Asia Centrale, lo Stato, per ragioni connesse al controllo del territorio, tenta deliberatamente di ridurre lo spazio in cui la società civile può operare.

In relazione alla libertà di culto dei cristiani, questa attitudine prende regolarmente la forma di raid nelle chiese e tentativi di impedire ai cristiani di riunirsi. E’ anche per questo motivo che l’Uzbekistan (17° posto) e il Turkmenistan (23° posto) ottengono punteggi elevati nella sfera della persecuzione nella ‘vita di chiesa’.

Inoltre l’oppressione islamica continua ad essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, ma l’ascesa del nazionalismo religioso, con le 2 connotazioni induista in India e buddista in stati come il Myanmar, si presenta come prorompente fonte di discriminazione anti-cristiana (e di altre minoranze).

La recrudescenza dell’opposizione comunista/post-comunista in nazioni come Cina e Vietnam conclude il quadro delle maggiori fonti di persecuzione, anche se degni di nota rimangono Messico (39° posto) e Colombia (47° posto), nazioni cristiane dove l’intolleranza arriva soprattutto quando i leader delle chiese sfidano la corruzione e i cartelli della droga, e nelle aree rurali per ragioni connesse all’antagonismo tribale.

Al termine della presentazione del dossier Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors, ha dichiarato: “5 anni fa, solo la Corea del Nord raggiungeva un livello di persecuzione dei cristiani definibile estremo. Oggi sono ben 11 i Paesi ad ottenere un punteggio sufficiente per rientrare in questa categoria. In termini assoluti si perseguita i cristiani di più e in più luoghi rispetto all’anno precedente, e difficilmente nella storia dell’umanità troverete un altro periodo storico così oscuro per i cristiani. Se la richiesta di aiuto di oltre 245.000.000 di persone non scuote le coscienze, allora siamo ufficialmente entrati nell’era della sordità emotiva”.

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