100 anni da Appello ai liberi e forti: input di buona politica

Quali prospettive per una politica? Ci sono alternative valide alla deriva populista? Che ruolo hanno i cristiani in politica? A 100 anni dalla fondazione del Partito Popolare Italiano ad opera di don Luigi Sturzo, la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia ha organizzato un convegno dal 17 al 19 gennaio scorsi per riflettere sull’eredità del popolarismo.

Nelle cinque sessioni sono state approfondite le direttrici essenziali dell’impegno di questo sacerdote siciliano, vero profeta politico, capace di incarnare una via originale per attuare la dottrina sociale della Chiesa. In apertura, la lectio del dott. Giovanni Palladino, segretario generale del Movimento ‘Servire l’Italia’ e figlio dell’esecutore testamentario del grande sacerdote-statista, ha delineato gli input per riappropriarci dell’eredità politica del popolarismo, superando la tentazione di considerarlo una parentesi storica chiusa per sempre.

Constatando la sfiducia rispetto ad una visione che sappia compendiare principi cristiani e politica, l’esortazione è riscoprire la lezione di don Luigi Sturzo, che ha attinto a piene mani dall’enciclica Rerum Novarum ‘una ricchezza di forza meravigliosa’, cioè la prospettiva per cui la giustizia sociale e la libertà responsabile si possono ottenere attraverso le verità evangeliche e la dottrina sociale della Chiesa.

Il pontefice Leone XIII aveva intuito che l’impianto marxista rappresentava una ‘medicina’ peggiore del male che voleva curare: la povertà e le pessime condizioni di lavoro degli operai. Alla lotta di classe, perciò, doveva sostituirsi la stretta alleanza tra lavoro e capitale, alla negazione della proprietà privata e della libera iniziativa economica, bisognava opporre una visione solidaristica di corretto uso delle risorse dei singoli in vista del bene comune.

Queste parole non rimasero ideologia: “Per ben 15 anni, dal 1905 al 1920, don Sturzo – come pro-sindaco di Caltagirone – dimostrò con i fatti che Gesù e Leone XIII non erano affatto due utopisti e che quella ricchezza di forza meravigliosa funzionava davvero. Con molta umiltà e con l’intelligenza di un missionario prestato alla politica, quando riceveva complimenti per il suo ottimo lavoro di amministratore pubblico, era solito dire: Non è farina del mio sacco, devo tutto al Vangelo e alla Rerum novarum”.

Erano parole forti, che troviamo fedelmente trasferite alla fine del famoso Appello a tutti gli uomini liberi e forti del 18 gennaio 1919: “Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, ispirandoci ai saldi principi del cristianesimo, che consacrò la grande missione civilizzatrice dell’Italia, missione che anche oggi […] deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi, di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste […], di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell’organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici”.

L’effetto sconvolgente è la validità di questi principi politici in ambito economico: cristianizzare la cura della cosa pubblica vuol dire necessariamente gettare semi di Vangelo nell’economia. “La lunga esperienza di pro-sindaco di Caltagirone gli fece capire l’importanza dell’autonomia gestionale dei comuni, i danni prodotti dal potere accentratore ed eccessivo dello Stato, nonché l’esigenza di assicurare sempre il primato della morale nell’attività politica ed economica.

I mali della società si possono correggere solo se è la ragione morale a guidare la ragione politica e la ragione economica; entrambe devono servire l’uomo e non servirsi dell’uomo. Il nome di popolarismo derivava da questa esigenza di giustizia e di civiltà che un partito aconfessionale, ma di ispirazione cristiana, aveva il compito di realizzare. Gli interessi del popolo dovevano essere portati al centro della società”.

Purtroppo, la dura legge del ‘nemo propheta in patria’ si è avverata anche per don Sturzo: all’esilio in Inghilterra si è aggiunto l’esilio dal patrimonio ideologico della Prima Repubblica, durante la quale i partiti hanno perseguito il clientelismo, l’assistenzialismo, l’inefficienza burocratica, in una continua smania di potere. La deriva populista attuale è l’effetto diretto di quel travisamento…

Ma non si può dire che la sua battaglia sia stata persa. “Il popolarismo è ancora attuale ed è da molti giudicato come il più valido antidoto al populismo. Inoltre, riveste sempre una grande importanza la preziosa funzione pedagogica della buona politica. Don Sturzo credeva in una specie di processo di causa-effetto: la politica è utile se è buona ed è tale se è sostenuta dalla buona cultura, cioè dalla ricerca della Verità, senza compromessi”.

L’augurio è che il centenario dell’Appello ai Liberi e Forti possa rappresentare l’occasione favorevole per una rinascita politica o, quantomeno, un punto di partenza per cambiare rotta e sperare in un nuovo corso nella storia della nostra Repubblica.

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