Giovani e volontariato: manca la domanda

La prefazione del presidente del CSV delle Marche, Simone Bucchi, alla ricerca ‘Giovani e volontariato nelle Marche. Quali prospettive e quali sfide’ prende lo spunto da un volontario che sintetizza la sua partecipazione ad un’associazione di volontariato come stupore:

“E così, lo stupore di qualcuno si incontra con la quotidianità di qualcun’altro, nelle tante occasioni di relazione che offre il volontariato. Uno dei compiti del CSV è quello di sviluppare e qualificare il ‘sistema’ volontariato, attraverso varie azioni, tra cui anche la ricerca, la mappatura e l’analisi della situazione, che consentono di offrire alle associazioni un punto di vista complessivo e a volte determinante nell’assunzione di scelte e nella programmazione delle attività future.

Spesso scegliamo di farlo attraverso un rapporto con il mondo universitario, ed è per la fiducia che riponiamo in loro, che la ricerca ‘Giovani e volontariato’ è stata realizzata da CSV Marche, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e l’Università di Macerata”.

L’indagine, svolta tra il 2017 e il 2018, è stata predisposta per raccogliere le esperienze e le buone prassi di cura delle risorse umane volontarie sviluppate nel territorio marchigiano e di focalizzare attività e iniziative significative in quest’ambito realizzate da alcuni CSV italiani.

Inoltre il presidente Bucchi ha sottolineato che il volontariato deve offrire ai giovani una speciale attenzione: “Il titolo ‘Giovani e volontariato nelle Marche. Quali prospettive e quali sfide’ è estremamente esplicativo dell’attenzione che crediamo vada riservata alla presenza dei giovani nelle nostre associazioni. Il ricambio generazionale, l’innovazione e l’intergenerazionalità sono processi a cui prestare attenzione e dedicare cura. Sono percorsi che non si improvvisano, ma vanno preparati e poi presidiati, anche attraverso lo sviluppo di una cultura della gestione delle risorse umane”.

Da questa ricerca, curata da Ugo Ascoli e Emmanuele Pavolini, docenti alle università Politecnica delle Marche e di Macerata per il Csv delle Marche, emerge un quadro in chiaroscuro. La partecipazione ci sarebbe, ‘ma le associazioni devono mettersi in gioco ed entrare più in sintonia con i giovani’:

“Tali studi mettono in evidenza, da un lato, come stia cambiando l’approccio al volontariato passando alle generazioni più giovani, dall’altro, come presso i giovani sembra essere presente un certo desiderio di impegno sociale, seppur attraverso forme meno ‘strutturate’ dove, presumibilmente, i giovani stessi riescono a sentirsi maggiormente protagonisti di un processo trasformativo e di cambiamento.

In prospettiva, le difficoltà di coinvolgimento dei giovani nell’azione volontaria, inclusa quella attraverso forme più strutturate, come per esempio nell’ambito delle organizzazioni di volontariato, possono costituire un elemento fortemente problematico. Infatti, un maggiore protagonismo delle giovani generazioni nella dimensione dell’altruismo e della solidarietà, nonché un maggior impegno civile e sociale, rappresentano un elemento strategico per la fisiologia democratica di un Paese, ed il miglior antidoto contro il diffondersi del privatismo e delle chiusure societarie.

La diffusione dell’azione volontaria presso i giovani può costituire un fattore cruciale non solo per quanto riguarda il buon funzionamento di un tessuto democratico, ma anche come leva per sostenere lo sviluppo economico di regioni come le Marche, attraverso il rafforzamento delle dotazioni sul territorio di capitale sociale e fiducia interpersonale”.

Lo studio è stato realizzato con un questionario sottoposto a circa 200 organizzazioni di volontariato (Odv) e dei focus group con volontari marchigiani e sette Csv italiani, volti ad approfondire alcune buone prassi e fornire anche spunti utili per le associazioni. Tra i dati del questionario emergono quelli sulla presenza nelle Odv marchigiane: il 40,3% non ha volontari giovani al suo interno; nel 39,3% dei casi sono una minoranza contenuta; nel restante 20,4% rappresentano invece una parte consistente.

Riguardo il profilo dei dirigenti, solo il 3% delle Odv ha presidenti con meno di 30 anni, ma il 22% dei presidenti ha tra i 30 e i 45 anni: dati, questi ultimi, più elevati della media nazionale. Per quanto riguarda la gestione e le attività d’inserimento, i tre quarti delle Odv hanno figure dedicate, ma solo il 38% ha sviluppato attività specifiche per il reclutamento di potenziali giovani volontari. Le scuole sono i contesti in cui le Odv marchigiane cercano maggiormente i giovani, mentre le università appaiono ancora un terreno poco esplorato.

Il dato incoraggiante è che il 76% delle Odv si dichiara disponibile a partecipare a programmi, anche impegnativi, di inserimento di giovani volontari. La partecipazione giovanile esiste, ha spiegato il prof. Ugo Ascoli, anche se più discontinua e meno strutturata: più che dall’offerta, le maggiori difficoltà sembrano provenire dalla domanda, ovvero dalle Odv, che “non sono ancora entrate in sintonia con i cambiamenti sociali e culturali delle giovani generazioni”.

Ed il docente di economia ha lanciato una ‘sfida’ alle organizzazioni per avvicinare i giovani al mondo del volontariato: “Occorre ‘mettersi in gioco’ a livello organizzativo; entrare più in contatto con il mondo giovanile, negli stili comunicativi, nelle forme di reclutamento, nell’attribuzione di ruoli di responsabilità, e anche nella valorizzazione di forme di volontariato individuale, più flessibile”.

Quindi, tra le indicazioni operative emerse dalla ricerca occorre “curare con assiduità il sito web e i canali social dell’associazione, l’importanza del servizio civile, prevedere e formare un ‘referente organizzativo’ dei giovani volontari, organizzare eventi, essere presenti con continuità nelle scuole, promuovendo forme di confronto e testimonianza fra ‘pari’, con studenti che hanno già fatto stage o esperienze di volontariato. E poi serve un costante lavoro di confronto anche con gli enti locali, soggetti di riferimento del welfare locale, in un’alleanza con scuole e volontariato”, ha specificato il prof. D’Ascoli.

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