Marocco: i francescani ricordano l’incontro tra san Francesco ed il Sultano

A fine marzo papa Francesco si recherà in Marocco per continuare il dialogo tra le fedi nel ricordo dell’800° anniversario dell’incontro tra san Francesco e Sultano al-Malik al-Kāmil, come ha ricordato in una lettera p. Michael A. Perry, ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, nell’anniversario degli 800 anni dei santi martiri di Marrakech, primi martiri dell’Ordine dei Frati Minori:

“Lo zelo ardente per il Vangelo e la speranza di trasmettere la Buona Novella di Gesù Cristo, dell’amore e della misericordia di Dio per il mondo e per ogni singola persona umana, sono stati il fulcro della missione intrapresa da questi cinque Frati dell’Ordine. Sappiamo che la loro morte ha ispirato molti giovani a unirsi all’Ordine.

Primo fra tutti fu Antonio di Lisbona, in seguito conosciuto come il Santo di Padova, che entrò nell’Ordine con lo stesso ardente desiderio di vivere il Vangelo e di andare tra i musulmani e non credenti a condividere il messaggio di Gesù Cristo. E’ questo ardente desiderio di amore per Dio e per tutti gli esseri umani che ha ispirato e sostenuto la nostra presenza missionaria in Marocco negli ultimi 800 anni”.

Il ministro generale ha invitato a riflettere sulla natura dell’evangelizzazione missionaria nel rispetto della libertà religiosa: “Un ulteriore passo verso questa comprensione più profonda di cosa significa vivere tra gli altri credenti e ‘non credenti’ sarebbe per noi quello di studiare e integrare l’intuizione di san Francesco sulla libertà religiosa e le misteriose vie di Dio, che è al lavoro in ogni tempo, tra tutti i popoli e in tutte le circostanze della vita”.

Ed ha citato il capitolo XVI della ‘Regula non bullata’: “Il nostro Serafico fratello ci fornisce un metodo per iniziare e continuare a vivere il Vangelo in modo radicale, e per condividere l’esperienza di ciò che significa entrare in una profonda e duratura esperienza con Dio e con gli altri: ‘I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio a e confessino di essere cristiani.

L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio’. Queste parole furono scritte dopo gli eventi del martirio che commemoriamo oggi e ci forniscono una direzione specifica su come dobbiamo comportarci come missionari-discepoli del risorto il Signore Gesù”.

E citando la costituzione apostolica ‘Nostra Aetate’ ha invitato i ‘confratelli’ a fare proprio lo stile missionario del santo assisate: “Oggi, noi Frati Minori ci impegniamo ad abbracciare il desiderio ardente di Francesco di condividere la sua esperienza dell’amore e della misericordia di Dio con gli altri, un’esperienza che lo ha portato ad abbracciare tutte le persone come fratelli e sorelle, figli di Dio e membri della stessa famiglia di Dio, chiamati a percorrere la via della santità, della giustizia, della pace e della bontà verso tutti gli esseri viventi”.

Anche in una precedente lettera in cui ricordava specificatamente l’incontro con il Sultano al-Malik al-Kamil, ha sottolineato il desiderio di san Francesco di incontrare il Sultano: “Arrivò al campo dell’esercito crociato, tra i cristiani latini che attraverso anni di predicazione e di retorica sulla guerra santa erano stati indotti a disprezzare i Musulmani. Gli stessi Musulmani avevano ogni ragione di disprezzare Francesco, presumendo che lui, come la maggior parte del campo crociato, era un nemico e non un portatore di pace.

Oggi celebriamo quello che nessuno a quel tempo poteva prevedere: che un uomo ripieno di Spirito con nulla di proprio attraversò il campo di battaglia disarmato per chiedere un incontro con il Sultano, fu ricevuto con grazia dal Sultano, godette di un lungo periodo dell’ospitalità del Capo musulmano, e ritornò dalla visita per riflettere di nuovo sulla missione dei Frati Minori”.

La ricorrenza dell’incontro a Damietta è un punto essenziale per il discernimento dei ‘segni dei tempi’ del dialogo interreligioso sottolineato dal Concilio Vaticano II: “In particolare, il Concilio insegnò alla Chiesa a guardare i Musulmani ‘con stima’ e sollecitò i cristiani a lavorare con i fratelli e sorelle musulmani per promuovere la giustizia sociale e il benessere morale, la pace e la libertà a beneficio di tutti.

San Giovanni Paolo II proseguì questa missione di dialogo nel suo ministero di Vescovo di Roma, in modo particolare quando invitò i capi religiosi del mondo alla nostra casa spirituale, Assisi, per testimoniarvi la trascendente qualità della pace. Per quelli che si riunirono a pregare per la pace, la ‘perenne lezione di Assisi’ consisteva nella ‘mitezza, umiltà, il profondo senso di Dio, e l’impegno a servire tutti’ di Giovanni Paolo II.

I papi Benedetto XVI e Francesco ugualmente hanno invitato i capi religiosi a fare un pellegrinaggio ad Assisi per pregare per la pace, e papa Francesco ha invocato l’intercessione del Poverello nel suo viaggio in Egitto, pregando Cristiani e Musulmani a chiamarsi reciprocamente fratelli e sorelle, vivendo in rinnovata fraternità sotto il sole dell’unico misericordioso Dio”.

Rivolgendosi alla Famiglia francescana ha indirizzato l’invito a restare fedeli alla ‘visione’ del Santo: “Gli esempi di Francesco e del Sultano testimoniano una diversa opzione. Non si può più insistere che il dialogo con i Musulmani è impossibile. Lo abbiamo visto e continuiamo a vederlo nella vita di molti francescani e dei loro fratelli e sorelle musulmani che, con cuore sincero e amorevole, condividono i doni che il Signore ha fatto loro attraverso le proprie rispettive fedi.

La fedeltà alla visione di Francesco richiede di condividerla con umiltà. Infatti, il dono cristiano che nello specifico dobbiamo condividere con i nostri fratelli e sorelle musulmani non è semplicemente quello del cristiano umile, ma l’esperienza di un Dio umile… Francesco ci invita a riflettere quella umiltà divina per coloro che incontriamo, facendo il primo passo nel servizio e nell’amore. Comunque, la fedeltà alla visione di Francesco ci invita ad accogliere il credo e i credenti di altre tradizioni di fede con un senso di riverenza con mente e cuore aperti alla presenza di Dio in tale incontro”.

Ed infine un invito ai mussulmani: “L’interesse che molti Musulmani hanno mostrato nel commemorare quest’anniversario testimonia il desiderio di pace espresso ogni volta che un Musulmano saluta un compagno credente. Auspico che quest’anno ci aiuti ad approfondire la fraternità che condividiamo nel Dio che ha creato tutte le cose nei cieli e sulla terra, e che questo legame continui a rafforzarsi a lungo, anche dopo il 2019.

Dio poteva aver fatto tutti allo stesso modo, ma non lo fece. Con voi, le vostre sorelle e fratelli francescani desiderano mostrare al mondo che Cristiani e Musulmani possono vivere fianco a fianco gli uni gli altri in pace e in armonia”.

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