Papa Francesco ai giovani della GMG: portate la gioia di Gesù

“Che cosa ci spinge ad incontrarci in questa GMG? La certezza di sapere che siamo stati amati con un amore profondo che non vogliamo e non possiamo tacere e ci provoca a rispondere nello stesso modo: con amore. #Panama2019”: con questo tweet papa Francesco ha aperto la Giornata Mondiale della Gioventù, introdotta dai balli tradizionali e dal canto ‘Emmanuel’, inno della GMG dell’Anno Santo a Roma.

Poi i giovani hanno presentato i loro santi patroni: san Oscar Arnulfo Romero, san José Sánchez del Río, san Martín de Porres, santa Rosa da Lima, san Giovanni Bosco, san Giovanni Paolo II, san Juan Diego e la beata suor María Romero.

Ai giovani riuniti presso il Campo Santa María La Antigua, il papa ha chiesto di aprirsi ad una nuova Pentecoste, perché “Pietro è con voi per celebrare e rinnovare la fede e la speranza. Pietro e la Chiesa camminano con voi e vogliamo dirvi di non avere paura, di andare avanti con questa energia rinnovatrice e questo desiderio costante che ci aiuta e ci sprona ad essere più gioiosi e disponibili, più testimoni del Vangelo.

Andare avanti non per creare una Chiesa parallela un po’ più divertente o cool in un evento per giovani, come se questo potesse lasciarvi contenti. Pensare così sarebbe mancare di rispetto a voi e a tutto quello che lo Spirito attraverso di voi ci sta dicendo”.

Ha sottolineato che le differenze non sono ostacoli: “Ma nulla di tutto ciò ci ha impedito di incontrarci, tante differenze non hanno impedito di incontrarci e di stare insieme, di divertirci insieme, di celebrare insieme, di confessare Gesù Cristo insieme. Nessuna differenza ci ha fermati.

E questo è possibile perché sappiamo che c’è Qualcuno che ci unisce, che ci fa fratelli. Voi, cari amici, avete fatto tanti sacrifici per potervi incontrare e così diventate veri maestri e artigiani della cultura dell’incontro… No, la cultura dell’incontro è quella che ci fa camminare insieme con le nostre differenze ma con amore, tutti uniti nello stesso cammino.

Voi, con i vostri gesti e i vostri atteggiamenti, coi vostri sguardi, i desideri e soprattutto la vostra sensibilità, voi smentite e screditate tutti quei discorsi che si concentrano e si impegnano nel creare divisione, quei discorsi che cercano di escludere ed espellere quelli che ‘non sono come noi’”.

Ed ha esortato i giovani ad andare ‘controcorrente’ seguendo Cristo, secondo l’insegnamento di papa Benedetto, verso l’unità: “Con i vostri gesti e i vostri atteggiamenti, coi vostri sguardi, desideri e soprattutto la vostra sensibilità, voi smentite e screditate tutti quei discorsi che si concentrano e si impegnano nel creare divisione, nell’escludere ed espellere quelli che ‘non sono come noi’. E questo perché avete quel fiuto che sa intuire che ‘il vero amore non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità’.Al contrario, sappiamo che il padre della menzogna preferisce un popolo diviso e litigioso, a un popolo che impara a lavorare insieme”.

Quindi ha descritto ai giovani il significato di essere discepolo, cioè colui che: “non è solamente chi arriva in un posto ma chi incomincia con decisione, chi non ha paura di rischiare e di mettersi a camminare. Comincia a camminare, altrimenti hai perso! Questa è la sua più grande gioia: essere in cammino. Voi non avete avuto paura di rischiare e camminare. Oggi possiamo essere in festa perché questa festa è cominciata già da molto tempo in ogni comunità”.

Infatti la Chiesa racconta ciò che unisce: “C’è qualcosa che ci unisce, c’è Qualcuno che ci fa fratelli. Voi avete fatto tanti sacrifici per potervi incontrare e così diventate veri maestri e artigiani della cultura dell’incontro. Con i vostri gesti e i vostri atteggiamenti, coi vostri sguardi, desideri e soprattutto la vostra sensibilità, voi smentite e screditate tutti quei discorsi che si concentrano e si impegnano nel creare divisione, nell’escludere ed espellere quelli che non sono come noi. Tutti sono persone come noi”.

Ed ha ribadito che nel mondo è necessaria la cultura dell’incontro: “La cultura dell’incontro è un appello e un invito ad avere il coraggio di mantenere vivo un sogno comune. Sì, un sogno grande e capace di coinvolgere tutti. Il sogno per il quale Gesù ha dato la vita sulla croce e lo Spirito Santo si è riversato e ha marchiato a fuoco il giorno di Pentecoste nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, nel tuo e nel mio, nella speranza che trovi spazio per crescere e svilupparsi. Un sogno chiamato Gesù, seminato dal Padre con la fiducia che crescerà e vivrà in ogni cuore”.

L’incontro non è omologazione, ma è un confronto di arricchimento: “La cultura dell’incontro è un appello e un invito ad avere il coraggio di mantenere vivo un sogno comune: questo non ci annulla ma ci arricchisce… Un sogno chiamato Gesù, seminato dal Padre con la fiducia che crescerà e vivrà in ogni cuore. Un sogno che scorre nelle nostre vene, fa trasalire il cuore e lo fa sussultare ogni volta che ascoltiamo: amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri. Il Cristianesimo è Cristo, ci ha amati totalmente e ha dato la sua vita”.

Ed ha invitato i giovani a vivere con gioia questa GMG, in modo da essere contagiosi ad altri giovani per trasmettere : “speranza grazie ai vostri volti e alla preghiera. Ognuno tornerà a casa con la nuova forza che si genera ogni volta che ci incontriamo con gli altri e con il Signore, pieni di Spirito Santo per ricordare e mantenere vivo quel sogno che ci fa fratelli e che siamo chiamati a non lasciar congelare nel cuore del mondo: dovunque ci troveremo, qualsiasi cosa staremo facendo, potremo sempre guardare in alto e dire: Signore, insegnami ad amare come tu ci hai amato”.

Infine ha chiuso il suo incontro con i giovani affermando che Panama “non è solo un canale che collega i mari, ma anche un canale in cui il sogno di Dio continua a trovare altri piccoli canali per crescere e moltiplicarsi e irradiarsi in tutti gli angoli della terra”.

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