Papa Francesco invita a studiare la storia

Sabato 12 gennaio nella sala del Concistoro papa Francesco ha incontrato i partecipanti al XVIII Convegno di studio dell’Associazione italiana dei Professori di Storia della Chiesa, svoltosi a Roma presso la Libera Università Maria Santissima Assunta, sul tema ‘Attività, Ricerca, Divulgazione: la storia della Chiesa nel post-Concilio’, ricordando che la storia è ‘maestra di vita’:

“Un amico dei vostri ‘padri fondatori’ e della vostra Associazione, il padre gesuita Giacomo Martina, acuto storico della Chiesa, a lungo docente alla Gregoriana e maestro di molti di voi, mi dicono che fosse solito ricordare ai suoi studenti che la storia è certamente maestra di vita, ma che ha anche ben pochi allievi!

Invece voi, di ‘allievi’, in senso lato, ne avete molti: li avete nei seminari, nelle università pontificie, nei convegni, negli incontri di studio, e anche nella rivista, di cui mi avete fatto omaggio. State dunque dando un valido aiuto allo studio della storia e al suo magistero: grazie per questo servizio e per questa testimonianza appassionata”.

Ed ha ricordato ai presenti il dovere di studiare la storia con passione per evitare le guerre: “In effetti, la storia, studiata con passione, può e deve insegnare molto all’oggi, così disgregato e assetato di verità, di pace e di giustizia. Basterebbe che, attraverso di essa, imparassimo a riflettere con sapienza e coraggio sugli effetti drammatici e malvagi della guerra, delle tante guerre che hanno travagliato il cammino dell’uomo su questa terra. E non impariamo!”

In particolare ha ricordato che la storia invita a custodire le testimonianze, specialmente in Italia: “L’Italia, e in particolare la Chiesa italiana, è così ricca di testimonianze del passato! Questa ricchezza non deve essere un tesoro solo da custodire gelosamente, ma deve aiutarci a camminare nel presente verso il futuro.

La storia della Chiesa, della Chiesa italiana rappresenta infatti un punto di riferimento essenziale per tutti coloro che vogliono capire, approfondire e anche godere del passato, senza trasformarlo in un museo o, peggio, in un cimitero di nostalgie, ma per renderlo vivo e ben presente ai nostri occhi”.

Poi papa Francesco ha sottolineato un particolare importante; al centro della storia c’è la Parola, che si è incarnata in essa: “Ma al centro della storia c’è una Parola che non nasce scritta, non ci viene dalle ricerche dell’uomo, ma ci è donata da Dio e viene testimoniata anzitutto con la vita e dentro la vita. Una Parola che agisce nella storia e la trasforma dall’interno. Questa Parola è Gesù Cristo, che ha segnato e redento così profondamente la storia dell’uomo da marcare lo scorrere del tempo in un prima di Lui e un dopo di Lui”.

Questa accettazione della Parola rende lo studioso credente ancora più attento nella ricerca dei fatti veri: “E l’accoglienza piena di questa sua azione salvatrice e misericordiosa dovrebbe rendere lo storico credente uno studioso ancora più rispettoso dei fatti e della verità, delicato e attento nella ricerca, coerente testimone nell’insegnamento. Dovrebbe allontanarlo da tutte le mondanità legate alla presunzione di sapere, come la bramosia della carriera o del riconoscimento accademico, o la convinzione di poter giudicare da sé fatti e persone.

Infatti, la capacità di intravvedere la presenza di Cristo e il cammino della Chiesa nella storia ci rendono umili, e ci tolgono dalla tentazione di rifugiarci nel passato per evitare il presente. E questa è stata l’esperienza di tanti, tanti studiosi, che hanno incominciato, non dico atei, ma un po’ agnostici, e hanno trovato Cristo. Perché la storia non si poteva capire senza questa forza”.

Ed al termine ha rivolto un augurio per la loro ricerca ed un ricordo: “Il vostro non facile magistero e la vostra testimonianza contribuiscano a far contemplare Cristo, pietra angolare, che opera nella storia e nella memoria dell’umanità e di tutte le culture. E che Lui vi doni sempre di gustare la sua presenza salvatrice nei fatti, nei documenti, negli avvenimenti, grandi o piccoli che siano.

Soprattutto, direi, i fatti degli umili, degli ultimi, pure essi attori della storia. E questa sarà davvero la strada maestra per avere accanto a sé forse pochi allievi, ma davvero buoni, generosi e preparati. Non vorrei finire senza un ricordo per padre Giacomo Martina, che ho menzionato, e dire l’esperienza che ho avuto con lui. Mi è stato presentato da un gesuita argentino, non italiano, padre Ugo Vanni: erano amici.

Poi io andavo a trovare padre Martina, e lui consigliava sempre cose concrete: ‘Leggete questo. Leggete quell’altro…’. E così io mi sono entusiasmato alla lettura della storia, e ho avuto anche la pazienza di leggere tutta la storia dei Papi di von Pastor, grazie a questi consigli. Trentasette volumi! E mi ha fatto bene”.

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