Epifania: da Torino un invito ad accogliere Dio

Nella festività dell’Epifania, durante la festa dei popoli celebrata nella Chiesa del Santo Volto, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia ha affermato che la diocesi di Torino è disponibile ad accogliere i profughi delle navi che da alcune settimane si trovano in balia del mare mosso nel Mediterraneo, senza che nessun Stato europeo sia disponibile all’accoglienza:

“Voglio dichiarare la disponibilità della Chiesa torinese ad accogliere alcune delle famiglie che si trovano a bordo delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye… Si tratta di un gesto che ha un significato simbolico e spirituale ed è, allo stesso tempo, molto concreto. Simbolico perché ci pare estremamente necessario, in questo momento, lanciare un segnale preciso alle autorità istituzionali italiane e degli altri Paesi europei, sul significato dell’accoglienza.

Spirituale, perché mi domando, altrimenti, come facciamo a parlare e predicare di accoglienza dei bisognosi, se poi non ci mettiamo nelle condizioni di praticarla. E molto concreto, infine,perché stiamo parlando di persone: e ogni piccolo sforzo nella direzione di alleviare certe sofferenze, certi disagi, ha un grande valore, soprattutto se non saremo soli ad affrontare in questi termini il problema”.

Infatti anche durante l’omelia della celebrazione eucaristica dell’Epifania mons. Nosiglia aveva sottolineato che Gesù è nato per tutti, domandando quale è il rapporto tra noi e Dio: “Che c’entra Dio con la nostra storia di ogni giorno? Egli ci aiuta dal Cielo, noi lo preghiamo perché ci dia forza per realizzare il nostro progetto di vita, i nostri impegni ed iniziative. Ma di fatto siamo noi uomini i protagonisti del presente che passa e del futuro che progettiamo”.

Però la manifestazione di Dio è uno ‘scombussolamento’ per il mondo: “Invece, la sua venuta nell’Incarnazione del Figlio di Dio scompagina questo schema culturale e religioso insieme, di una religione cioè ridotta a scenario utile, interessante, ma virtuale.

Se Dio sta in Cielo, va bene; se scende ad impastarsi con le nostre situazioni di ogni giorno disturba, perché va accolto e riconosciuto come un uomo che tiene il suo posto tra gli uomini; va ascoltato come uno che ha qualcosa da dire sul nostro fare, operare, lavorare, amare, progettare; va temuto da chi ha potere e forza, perché potrebbe scardinare i meccanismi che regolano i rapporti tra persone e comunità”.

Quindi la nascita di Gesù è un pericolo per il mondo: “ Questo è tanto più rischioso, quanto Dio non si presenta come tale, con potenza e grandezza sovrumana (in tal caso ci si può sempre alleare tra poteri forti), ma si fa povero, semplice, umile come un bambino. Si potrebbe pensare: che cosa può fare un Dio così a chi detiene il potere e possiede le leve della storia e del futuro del mondo? E’ proprio questa la novità che sconvolge e turba Erode e i religiosi di quel tempo e continua a inquietare il potere ed i suoi grandi centri di sempre”.

Per questo mons. Nosiglia ha sottolineato che sono coloro che seguono il Vangelo scandalizzano, come san Francesco: “Quando Francesco d’Assisi iniziò la sua rivoluzione silenziosa, sposando ‘Madonna Povertà’, chi si sarebbe aspettato che la Chiesa e la società ne avrebbero avuto uno scossone ed un rinnovamento profondo, che dura ancora oggi?

Francesco, come tanti santi e sante, non ha fatto altro che seguire la stessa via dell’incarnazione del Figlio di Dio: si è fatto povero con i poveri, innestando così nella storia la forza del Vangelo, che ha scardinato i poteri forti e ha illuminato tutte le tenebre di cui erano portatori”.

Il ‘merito’ dei Magi è aver riconosciuto il Figlio di Dio nel Bambino: “Quel che ci sfida di più è proprio il lasciarci provocare dalle domande espresse o inespresse, ma sempre reali e concrete, dei poveri, degli immigrati, dei senza fissa dimora, degli ultimi. Dobbiamo camminare con loro, perché essi sanno bene dove incontrare Dio, sanno seguire la stella che conduce a lui, sanno riconoscerlo e diventano nostri maestri di vita e di amore.

A volte rifletto, come vescovo, e vorrei che altri facessero lo stesso, sul fatto che i Magi appartenevano ad altre nazioni e anche religioni, rispetto al popolo ebraico. Essi interrogano gli esponenti della politica, delle autorità e della religione ed ottengono sì una risposta vera, ma non di essere accompagnati ad incontrare il Signore a Betlemme. Sarà la stella, che li precedeva, a farsi ancora guida per la loro strada”.

I Magi, lasciandosi guidare dalla Stella, provocano ancora oggi il nostro senso cristiano: “Se invece comprendiamo che la loro provocazione ci stimola ad uscire dalla nostra paura, dal nostro perbenismo e paternalismo, dal nostro dare buoni consigli senza impegnarci in prima persona nel farci carico di stare con loro sulla strada della loro vita di ogni giorno, allora la loro presenza diventerà forza di cambiamento anche per la nostra fede e la renderà più sicura, gioiosa e ricca di novità. Allora incontreremo il Dio con noi e dalle parole conosciute ed ascoltate in chiesa, passeremo alla Parola, accolta, vissuta e testimoniata nella vita”.

Ed ha concluso l’omelia ricordando le parole del salmo: “L’Epifania è la festa di questo Dio difensore degli ultimi, che si rivela a tutti, ricchi e poveri, potenti e umili, italiani o stranieri, cristiani e non, come il Dio che salva dalla divisione e dall’indifferenza, dall’odio e dalla violenza, dalla discriminazione e dal rifiuto dell’altro.

In lui c’è unità, pace e amore, perché non fa differenza di persone e si incarna in ogni uomo che è, come lui, povero, solo, rifiutato e minacciato. La certezza della sua presenza deve dare speranza e coraggio a chiunque lotta ogni giorno per costruire il suo mondo, che Egli ha amato e per il quale ha dato se stesso”.

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