Occidente cieco, migrazioni incontrollate, futuro incerto

Non è trascorsa neppure una settimana dall’inizio dell’anno che il leitmotiv mediatico torna sul tema migranti. Entrato in vigore il ‘Decreto Sicurezza’, vi è stata una spaccatura tra sindaci “obiettori” e non, tra quanti si appellano ai valori costituzionali per “disapplicare” la normativa e quanti si attengono alla nuova disciplina.

Di certo, ai sindaci non è riconosciuto un potere disapplicativo, né la legittimazione a adire la Corte Costituzionale, anzi, su di loro possono gravare sanzioni penali… Tuttavia, l’impatto politico di queste decisioni è notevole e permetterà nel breve periodo un intervento del Parlamento o, più probabilmente, la questione di legittimità ad opera di qualche giudice.

A questa impasse, s’aggiunge la totale chiusura dei leader europei rispetto all’accoglienza dei migranti soccorsi in mare dalle Ong. Il Papa ha indirizzato un duro monito durante l’Angelus di ieri, ma la situazione resta bloccata; le paure sulla sicurezza e il crescente malcontento della popolazione frenano le scelte di integrazione e cooperazione internazionale.

Ritenere che la situazione possa essere risolta con interventi limitati alla singola occasione o ‘mostrare i muscoli’ per tentare di intimorire gli altri Paesi sono rimedi inutili o, peggio, dannosi. Piuttosto, una revisione dei Trattati di Dublino e una regolamentazione del fenomeno migratorio, che ormai è sistemico e generalizzato, sono le future strategie.

A ciò si deve aggiungere il riconoscimento di un vero ‘diritto a non emigrare’, inteso non nel significato delle destre nazionaliste, ma con la promozione umana nei luoghi dove le condizioni non permettono la vita.

Benedetto XVI ne parlava nel suo ultimo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, rivolgendo ad essi il pensiero e l’attività della Chiesa, infatti, “coloro che migrano nutrono la fiducia di trovare accoglienza, di ottenere un aiuto solidale e di trovarsi a contatto con persone che, comprendendo il disagio e la tragedia dei propri simili, e anche riconoscendo i valori e le risorse di cui sono portatori, siano disposte a condividere umanità e risorse materiali con chi è bisognoso e svantaggiato”.

Ricordiamo le responsabilità storiche e sociali dell’Occidente nella destabilizzazione degli assetti politici e nello sfruttamento economico dei Paesi del Sud del mondo. Ora, l’accoglienza e l’integrazione sono dovute non a titolo di solidarietà, quasi come una forma di beneficenza, ma a titolo di riparazione per i danni perpetrati.

Molto probabilmente, se non ci sarà una volontà di costruire un solido dialogo internazionale, sarà la gravità delle conseguenze a orientare le scelte in senso cooperativo.

A fare le spese di questa cecità saranno i soliti: cittadini sempre più sconvolti e disarmati davanti ai focolai terroristici (alimentati dal dilagare della guerra e dalla violazione dei diritti umani) e migranti in fuga dai propri Paesi saranno accomunati dalla paura del futuro.

Forse da questo potrà nascere la voglia di ricominciare…

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