Ucraina: il Natale è mistero della luce

La Chiesa Greco-Cattolica Ucraina insieme con le Chiese ortodosse in Ucraina hanno festeggiato il Natale il 7 gennaio secondo il calendario giuliano. Nel suo messaggio di Natale Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa Greco-Cattolica, ha richiamato l’attenzione sul significato del Natale:

“Il racconto evangelico della Natività di Cristo ci trasmette la Buona Novella attraverso le parole dell’angelo: ‘… questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia’. Questa notte, durante i canti e le liturgie natalizie sentiamo come le immense forze dell’esercito celeste lodano Dio dicendo: ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama’. Questo canto angelico della gloria in alto e della pace in terra ci dice che la profezia di Isaia sul Messia si è avverata.

Tutta l’umanità in attesa della nascita del Salvatore sperava nell’inizio di una nuova era della sua storia: un tempo nuovo in cui il Messia, come Principe della Pace, ristabilisce l’armonia nei rapporti tra le persone, elimina ogni violenza dell’uomo contro un altro uomo; non è il vincitore nella guerra come il suo antenato Davide, ma come il Figlio di Dio vince sulla vera causa delle guerre e dell’ostilità: il peccato umano, quella disgrazia che è la più grande distorsione della felicità paradisiaca”.

Ed ha sottolineato che Gesù è nato per portare la pace: “Dio ha creato l’uomo per la pace che è il segno della presenza e dell’azione dello Spirito Santo. Nonostante la natura decaduta a causa del peccato, la persona umana è in continua ricerca di questo mondo sebbene non sia sempre in grado di comprenderlo.

Non è un caso che la nostra Divina Liturgia chiedendo l’istituzione e il rafforzamento del Regno benedetto del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, preghi subito per la pace dall’alto per il mondo intero e per la buona condizione delle sante Chiese di Dio. E la festa di oggi ci conferma che Cristo è il Principe della pace, e che il potere di Dio si manifesta attraverso essa”.

Inoltre Sua Beatitudine ha evidenziato l’umiliazione subita dal Principe della pace: “Così, la più alta manifestazione di onnipotenza di Dio, l’espressione di forza e di potenza del Principe della pace non significa l’umiliazione dell’altro attraverso l’ingiustizia e la violenza, ma il servizio al prossimo nell’amore disinteressato per la pace! A volte, nella vita di tutti i giorni ci sembra che la persona forte è quella che riesce ad umiliare un’altra persona. In realtà, tale manifestazione di forza è una mera violenza.

Di fronte alla mangiatoia del Principe della pace iniziamo a renderci conto che la violenza è sempre l’argomento del debole che vuole farsi passare per il forte, ed è il comportamento del vigliacco che semplicemente ha paura dell’altro, anche del più debole. Cristo è stato sottoposto alla violenza praticamente sin dalla nascita.

Il re Erode chiamato grande nella storia, in realtà era un vigliacco: aveva paura per il suo potere e si sentiva sfortunato di fronte a Dio manifestatosi nell’inferme Bambino. Per mantenere il potere e la ricchezza ad esso associata, è ricorso alla violenza ordinando di uccidere i bambini di Betlemme, figli della sua stessa gente! Ma la pace di Dio è sempre più forte della violenza umana, quindi vince”.

Celebrare Natale significa opporsi alla violenza: “Celebrare il Natale significa riempirsi della pace del cielo e dire ‘no’ alla violenza. Accogliamo il neonato Salvatore come Principe della pace nelle nostre famiglie e seguiamo l’esempio di san Giuseppe e della Vergine Maria, portatori e custodi della pace. Evitiamo qualsiasi violenza, nelle parole e nelle azioni,- soprattutto in famiglia, nel rapporto tra marito e moglie o tra genitori e figli.

Rifiutiamo la cultura della morte che permette di uccidere gli innocenti non ancora nati e incoraggia, come accade in alcuni paesi, i gravemente malati o gli anziani ad accorciare la propria vita con il pretesto della cosiddetta ‘morte dolce’ che altro non è che la sfida contro Dio e il crimine contro la santità e l’inviolabilità della vita umana”.

Il messaggio di Sua Beatitudine è un appello per risanare la situazione interna dell’Ucraina: “Facciamo risuonare il canto dei nostri bisnonni nelle nostre scuole e in altre istituzioni educative prevenendo la violenza tra i bambini. Non permettiamo che la cieca violenza fisica o morale diventi nella società in cui viviamo, un mezzo di lotta politica.

I rappresentanti dei partiti politici che promuovono la violenza e incitano i conflitti, sono in realtà dei pusillanimi che non saranno mai in grado di seguire il bene comune della nostra gente. Ovunque viviamo, in Ucraina che a breve dovrà eleggere il suo presidente e il parlamento, o nelle nostre diaspore all’estero, dobbiamo sostenere coloro che vanno al potere non per governare ma per servire, e hanno la forza per resistere alla violenza affermando la pace di Dio giusta e duratura”.

Ed ha concluso il messaggio chiedendo a ciascuno di essere portatori di pace: “Celebriamo oggi la Natività del Signore e diventiamo portatori di gioia celeste e di pace vincendo la violenza e la paura nella vita privata e su tutti i fronti della guerra cui conseguenze risente oggi ognuno di noi.

Così come lo fanno i difensori della patria in Ucraina orientale, contrapponiamo all’aggressione straniera il sacrificio del nostro amore, la vera solidarietà con le vittime di aggressione, la resistenza nella preghiera con la quale invochiamo insieme la pace di Dio nella nostra terra, nelle nostre famiglie e i cuori!”

Ed ha rivolto i suoi auguri natalizi a coloro i quali vivono il Natale lontano dalla propria famiglia: “Mi affretto con la Buona novella di gioia e di pace da coloro che sono a lavorare lontano da casa e dai propri parenti, abbraccio i le sorelle e i fratelli sfollati per necessita che sentono nostalgia per la loro terra natia, e da tutti quelli che oggi portano le ferite di guerra e di violenza sul proprio corpo e nell’anima.

In particolare, faccio gli auguri per la Natività di Cristo ai nostri militari che sono i difensori della pace e i vincitori della guerra. Con il mio pensiero e le preghiere mi sposto nelle fredde carceri dove soffrono i nostri prigionieri di guerra e i prigionieri di coscienza, negli ospedali dove curano i feriti nelle battaglie per la nostra patria, nelle case dove gli ucraini addolorati piangono la perdita dei loro cari a causa della guerra. Signore della pace è con tutti noi!”

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