Gli auguri di Natale di papa Francesco per scoprire la bellezza della santità

Pochi giorni prima di Natale papa Francesco ha incontrato la curia romana ed i dipendenti dello stato vaticano con le loro famiglie per gli auguri, in cui li ha esortati a vivere la gioia della festa: “Il Natale è per eccellenza una festa gioiosa, ma spesso ci accorgiamo che la gente, e forse noi stessi, siamo presi da tante cose e alla fine la gioia non c’è, o, se c’è, è molto superficiale. Perché?”

A tale domanda ha risposto con un’espressione dello scrittore francese Leon Bloy, che esorta alla santità: ‘Non c’è che una tristezza,… quella di non essere santi’, invitando ad ammirare il presepe: “Guardiamo il presepe. Chi è felice, nel presepe? Questo mi piacerebbe chiederlo a voi bambini, che amate osservare le statuine… e magari anche muoverle un po’, spostarle, facendo arrabbiare il papà, che le ha sistemate con tanta cura!”

Il papa ha spiegato ai bambini quali personaggi sono felici: “La Madonna e San Giuseppe sono pieni di gioia: guardano il Bambino Gesù e sono felici perché, dopo mille preoccupazioni, hanno accolto questo Regalo di Dio, con tanta fede e tanto amore. Sono ‘straripanti’ di santità e quindi di gioia. E voi mi direte: per forza! Sono la Madonna e San Giuseppe! Sì, ma non pensiamo che per loro sia stato facile: santi non si nasce, si diventa, e questo vale anche per loro”.

Poi ha descritto la gioia dei pastori e di altri personaggi: “Anche i pastori sono santi, certo, perché hanno risposto all’annuncio degli angeli, sono accorsi subito alla grotta e hanno riconosciuto il segno del Bambino nella mangiatoia. Non era scontato. In particolare, nei presepi c’è spesso un pastorello, giovane, che guarda verso la grotta con aria trasognata, incantata: quel pastore esprime la gioia stupita di chi accoglie il mistero di Gesù con animo di fanciullo…

Poi, in alcuni presepi, quelli più grandi, con tanti personaggi, ci sono i mestieri: il ciabattino, l’acquaiolo, il fabbro, il fornaio…, e chi più ne ha più ne metta. E tutti sono felici. Perché? Perché sono come ‘contagiati’ dalla gioia dell’avvenimento a cui partecipano, cioè la nascita di Gesù. Così anche il loro lavoro è santificato dalla presenza di Gesù, dalla sua venuta in mezzo a noi”.

Ha anche indicato che si può essere santi anche nei propri ambienti di lavoro perché la santità è possibile: “Allora il mio augurio è questo: essere santi, per essere felici. Ma non santi da immaginetta, no, no. Santi normali. Santi e sante in carne e ossa, col nostro carattere, i nostri difetti, anche i nostri peccati, chiediamo perdono e andiamo avanti, ma pronti a lasciarci ‘contagiare’ dalla presenza di Gesù in mezzo a noi, pronti ad accorrere a Lui, come i pastori, per vedere questo Avvenimento, questo Segno incredibile che Dio ci ha dato… Cari fratelli e sorelle, non abbiamo paura della santità. Vi assicuro, è la strada della gioia. Buon Natale a tutti!”

Anche alla curia romana ha sottolineato la gioia del Natale: “Il Natale è la festa che ci riempie di gioia e ci dona la certezza che nessun peccato sarà mai più grande della misericordia di Dio, e nessun atto umano potrà mai impedire all’alba della luce divina di nascere e di rinascere nei cuori degli uomini. E’ la festa che ci invita a rinnovare l’impegno evangelico di annunciare Cristo, Salvatore del mondo e luce dell’universo”.

Per il papa l’epoca in cui visse Gesù non è diversa dalla nostra: “Ogni anno il Natale ci ricorda, però, che la salvezza di Dio, donata gratuitamente all’umanità intera, alla Chiesa e in particolare a noi, persone consacrate, non agisce senza la nostra volontà, senza la nostra cooperazione, senza la nostra libertà, senza il nostro sforzo quotidiano.

La salvezza è un dono, questo è vero, ma un dono che deve essere accolto, custodito e fatto fruttificare. L’essere cristiani, in generale, e per noi in particolare l’essere unti, consacrati del Signore non significa comportarci come una cerchia di privilegiati che credono di avere Dio in tasca, ma da persone che sanno di essere amate dal Signore nonostante il nostro essere peccatori e indegni”.

Ed ha tracciato alcune ‘afflizioni’ del tempo contemporaneo, come le migrazioni: “Quanti immigrati incontrano la morte, o quanti sopravvivono ma trovano le porte chiuse e i loro fratelli in umanità impegnati nelle conquiste politiche e di potere. Quanta paura e pregiudizio!

Quante persone e quanti bambini muoiono ogni giorno per mancanza di acqua, di cibo e di medicine! Quanta povertà e miseria! Quanta violenza contro i deboli e contro le donne! Quanti scenari di guerre dichiarate e non dichiarate! Quanto sangue innocente viene versato ogni giorno!”

Non ha dimenticato i martiri cristiani contemporanei: “Viviamo anche, in realtà, una nuova epoca di martiri. Sembra che la crudele e atroce persecuzione dell’impero romano non conosca fine. Nuovi Neroni nascono continuamente per opprimere i credenti, soltanto per la loro fede in Cristo.

Nuovi gruppi estremisti si moltiplicano prendendo di mira le chiese, i luoghi di culto, i ministri e i semplici fedeli. Nuovi e vecchi circoli e conventicole vivono nutrendosi di odio e ostilità verso Cristo, la Chiesa e i credenti. Quanti cristiani vivono ancora oggi sotto il peso della persecuzione, dell’emarginazione, della discriminazione e dell’ingiustizia in tante parti del mondo!”

Un’altra afflizione riguarda la piaga dell’abuso e dell’infedeltà: “I peccati e i crimini delle persone consacrate si colorano di tinte ancora più fosche di infedeltà, di vergogna e deformano il volto della Chiesa minando la sua credibilità. Infatti, la Chiesa, insieme ai
suoi figli fedeli, è anche vittima di queste infedeltà e di questi veri e propri ‘reati di peculato’.

Cari fratelli e sorelle, sia chiaro che dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso”.

Però oltre alle afflizioni ci sono le gioie, perché secondo le parole di san Macario il Grande, ‘Dio si fa piccolo’: “Il Natale ci dona ogni anno la certezza che la luce di Dio continuerà a brillare nonostante la nostra miseria umana; la certezza che la Chiesa uscirà da queste tribolazioni, ancora più bella e purificata e splendida.

Perché tutti i peccati, le cadute e il male commesso da alcuni figli della Chiesa non potranno mai oscurare la bellezza del suo volto, anzi, danno perfino la prova certa che la sua forza non sta in noi, ma sta soprattutto in Cristo Gesù, Salvatore del mondo e Luce dell’universo, che la ama e ha dato la sua vita per lei, sua sposa. Il Natale dà la prova che i gravi mali commessi da taluni non potranno mai offuscare tutto il bene che la Chiesa compie gratuitamente nel mondo”.

Ed infine ha assegnato una lettura per questo periodo natalizio: “il Compendio di teologia ascetica e mistica di Tanquerey, ma nella recente edizione elaborata da Mons. Libanori, Vescovo ausiliare di Roma, e da padre Forlai, padre spirituale del Seminario di Roma. Credo che sia buono. Non leggerlo dall’inizio alla fine, ma cercare nell’indice questa virtù, questo atteggiamento, questa cosa… Ci farà bene, per la riforma di ognuno di noi e la riforma della Chiesa. E’ per voi!”.

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