Clima: la Chiesa invita alla responsabilità

La conclusione della conferenza sul clima di Katowice, in Polonia, ha seguito gli equilibri incerti della politica internazionale, non i suggerimenti della comunità scientifica. Ha adottato le regole per attuare l’accordo di Parigi del 2015, ma senza aggiungere impegni chiari e determinanti. Il colpo di freno impresso dall’alleanza tra i Paesi che vogliono bruciare petrolio o foreste (Stati Uniti, Russia, Arabia saudita, Kuwait, Brasile) ha costretto i delegati Onu a una maratona supplementare dopo due settimane di trattative.

Per 24 ore è sembrato che l’intera macchina negoziale delle Nazioni Unite, che richiede l’unanimità, potesse essere bloccata. Il risultato però è stato un compromesso che conferma gli impegni di Parigi per arginare la minaccia climatica. Nonostante gli appelli, le promesse e gli annunci, le delegazioni dei 196 paesi non sono state in grado di produrre un accordo ambizioso e, soprattutto, chiaro.

Sulla carta, il documento approvato ha fissato le norme operative per la realizzazione dell’accordo di Parigi firmato nel 2015 che stabilisce il tetto dell’aumento delle temperature globali a 1,5/2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Inoltre, il documento ha sottolineato l’importanza della cooperazione tra i paesi più ricchi e quelli in via di sviluppo, che hanno interessi diversi e differenti piani di crescita economica.

La Banca mondiale ha annunciato un finanziamento di $ 200.000.000.000 per 5 anni a sostegno dei governi che mettono in campo politiche concrete contro i cambiamenti climatici. Secondo il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ‘l’approvazione del programma di lavoro sull’accordo di Parigi è la base per un processo di trasformazione che richiederà un’ambizione rafforzata dalla comunità internazionale’. Da tale punto di vista la conferenza potrebbe sembrare un buon risultato di fronte all’offensiva del cartello dei Paesi guidati da leader che negano l’evidenza scientifica del cambiamento climatico.

Però gli impegni finora presi dai vari Paesi non sono sufficienti: porterebbe a un aumento della temperatura globale di oltre tre gradi, il doppio rispetto all’incremento massimo concordato a Parigi. L’accordo del 2015 ha senso dal punto di vista climatico se si rispetta l’impegno alla progressione dei tagli delle emissioni serra, come ha sottolineato il rappresentante del WWF, Manuel Pulgar-Vidal: “Gli Stati hanno fatto progressi, ma ciò che abbiamo visto in Polonia è una fondamentale mancanza di comprensione dell’attuale crisi”.

Anche sul fronte finanziario la Cop24 ha fatto registrare una doppia velocità. Se c’è chi fa marcia indietro, alcuni Paesi europei hanno promesso di portare gli aiuti climatici a 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020. la Germania ha annunciato nuovi contributi, in particolare al Fondo verde. E la Banca Mondiale ha impegnato 200 miliardi di dollari per il periodo 2021-2025.

Però mons. Bruno-Marie Duffé, segretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e coordinatore della delegazione della Santa Sede guidata dal card. Pietro Parolin, segretario di Stato, ha ribaditol’invito urgente della Santa Sede all’azione e alla solidarietà.

Ed il card. Parolin, nell’intervento, ha sottolineato chela Santa Sede ha ripetutamente ricordato la necessità di una giusta transizione, con la creazione di lavoro dignitoso, insieme al rispetto dei diritti umani, la protezione sociale e lo sradicamento della povertà, con un’attenzione particolare per le persone più vulnerabili agli estremi climatici:

“Da parte della Santa Sede, è importante che il Programma di lavoro sia costruito su tre pilastri: 1) un chiaro fondamento etico; 2) l’impegno di raggiungere tre obiettivi inestricabilmente legati tra loro: promuovere la dignità della persona umana, alleviare la povertà e favorire lo sviluppo umano integrale e alleggerire l’impatto del cambiamento climatico attraverso misure responsabili di mitigazione e adattamento; e 3) focalizzazione sulla risposta alle esigenze sia del presente sia del futuro”.

Su questi pilastri la Santa Sede ha proposto alcuni punti qualificanti da inserire nel Programma di lavoro dell’accordo di Parigi, quali promuovere modelli di consumo e di produzione sostenibili e promuovere l’educazione alla sostenibilità e alla consapevolezza responsabile; rafforzare le fonti finanziarie e sviluppare alternative economiche con particolare attenzione a individuare incentivi, eliminare sussidi e prevenire speculazione e corruzione; assicurare la piena ed effettiva partecipazione delle popolazioni locali, comprese quelle indigene, ai processi decisionali e attuativi:

“Inoltre, una corretta attuazione dell’accordo di Parigi sarà tanto più efficace quanto più si forniranno opportunità di lavoro adeguate. Una giusta transizione della forza lavoro e la creazione di lavoro dignitoso sono importanti e devono essere collegate con la dovuta attenzione ad aspetti quali il rispetto dei diritti umani fondamentali, la tutela sociale e lo sradicamento della povertà, con particolare attenzione verso le persone più vulnerabili agli estremi climatici. Un tale passaggio esige formazione, educazione e solidarietà”.

Richiamando l’impegno di papa Francesco verso l’ambiente il card. Parolin ha sottolineato la responsabilità verso le generazioni future: “I giovani d’oggi mostrano grande sensibilità nei confronti dei problemi complessi e sfaccettati sollevati dal fenomeno del cambiamento climatico. E’ una sfida educativa, dove i processi educativi possono risvegliare, e stanno risvegliando, questa sensibilità nei giovani, che rappresentano il nostro futuro.

Non possiamo però pretendere che le prossime generazioni facciano propri i problemi causati da quelle precedenti, ponendo su di loro tutto il peso di questa responsabilità. Ciò è ancor meno accettabile se teniamo conto del senso d’urgenza così chiaramente invocato dalla comunità scientifica”.

Ed ha concluso l’intervento chiedendo agli Stati uno ‘spirito collaborativo’: “Atteggiamenti come l’indifferenza, la rassegnazione e la negazione, o la speranza limitata in qualche soluzione tecnologica che può essere solo parziale o perfino controproducente, non devono prevalere. Inoltre, sarebbe tragico se gli interessi individuali o privati prevalessero sul bene comune, specialmente quando questi tendono a manipolare le informazioni per proteggere le proprie iniziative.

Dobbiamo evitare di cadere in questi atteggiamenti pericolosi, che di certo non favoriscono un processo in cui il dialogo sincero e produttivo, la solidarietà e la creatività sono tanto necessari per la costruzione del presente e del futuro del nostro pianeta”.

Quindi la proposta della Santa Sede è una sfida di ‘civiltà’, come ha scritto papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Laudato Sì’: “Ci troviamo dinanzi a una sfida di civiltà a beneficio del bene comune. Questo è evidente, così come è anche evidente che le soluzioni di cui disponiamo sono tante e spesso alla nostra portata.

Dinanzi a una questione complessa come il cambiamento climatico, dove la risposta individuale o nazionale da sola non basta, non abbiamo altra alternativa che compiere ogni sforzo possibile per mettere in atto una risposta collettiva responsabile senza precedenti, volta a ‘collaborare per costruire la nostra casa comune’”.

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