L’Università Urbaniana ha ricordato Raimon Panikkar

A fine novembre l’Università Urbaniana di Roma ha dedicato un seminario di studio a Raimon Panikkar a 100 anni dalla nascita, che ha trasformato il dialogo in un incontro. Infatti il filosofo-teologo affermava: “La verità è sempre relazionale e il dialogo che la riguarda è sempre frutto di un’esperienza. L’esperienza della nostra contingenza. Contingenza che significa che tocchiamo (tangere) i nostri limiti e l’illimitato ci tocca (cum-tangere) tangenzialmente”.

Infatti il dialogo fra le religioni è un incontro indispensabile, ineludibile, come egli ha scritto nel volume ‘L’incontro indispensabile: dialogo delle religioni’: se nel corso della storia e delle vicende umane è stato naturale che le religioni si siano incontrate e talvolta scontrate solitamente in seguito a eventi di natura politica o commerciale, oggi il dialogo non è più un lusso o una questione collaterale.

L’incontro non avviene per osmosi lenta o graduale, ma per continui gradi di accelerazione: “L’ubiquità della scienza e della tecnologia moderne, dei mercati mondiali, delle organizzazioni internazionali e delle multinazionali, così come le innumerevoli migrazioni di lavoratori e la fuga di milioni di rifugiati, per non parlare dei turisti, rende inevitabile, e insieme indispensabile, l’incontro tra cultura e religioni”.

Secondo il prof. Gaetano Sabetta, docente alla facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana, Panikkar è stato ‘l’anima’ del dibattito sulle teologie delle religioni: “Il nostro autore può essere considerato il padre della teoria della ‘presenza nascosta di Cristo nelle religioni’.

La teoria ‘della presenza nascosta di Cristo’ prende dunque le mosse nel contesto del dialogo tra induismo e cristianesimo. Panikkar, col libro ‘Il Cristo sconosciuto dell’induismo’, scritto nel 1956, anche se pubblicato solo nel 1964, parla appunto di un Cristo presente ed operativo anche nell’induismo, non nella vita dei singoli credenti induisti, anche se in maniera nascosta, ma non per questo meno reale.

In questo modo, Panikkar sposta l’asse dell’intera riflessione teologica: non più tutte le religioni orizzontalmente disposte rispetto al cristianesimo (la stessa dichiarazione ‘Nostra Aetate’ già dal titolo, Le relazioni della chiesa con le religioni non cristiane tradisce l’impostazione vicina alla teoria del compimento), ma tutte le religioni, compreso il cristianesimo, verticalmente orientate all’unico mistero di Cristo”.

Per comprendere meglio questa figura abbiamo chiesto al prof. Paolo Trianni, docente di teologia alla Pontificia Università Urbaniana, di spiegare il motivo per cui un’università cattolica ha dedicato una giornata di commemorazione a Panikkar: “Panikkar, sebbene discusso e discutibile, rimane uno dei maggiori teologici degli ultimi cinquant’anni. E’ forse il massimo teologo che si sia occupato di dialogo interreligioso e pluralismo delle religioni.

Oltre a queste tematiche, però, i suoi scritti hanno analizzato la tematica ecologica, la nonviolenza, l’intercultura. Panikkar, e nello specifico è il motivo per cui questo convegno è stato ospitata dalla facoltà di missiologia dell’Università Urbaniana, è anche un teologo delle religioni (la cui teologia rimane inclusivista e sulla stessa linea di Karl Rahner) ed un missiologo, nel senso che ha cercato di rendere interculturale il cristianesimo, soprattutto rileggendolo attraverso la cultura indiana (sia indù che buddhista). Sottolineo che san Giovanni Paolo II, in ‘Fides et ratio’ (n^ 72), ha chiesto espressamente ai teologi di ripensare il cristianesimo anche attraverso le categorie del pensiero indiano”.

Pannikar può essere definito un teologo originale?
“Panikkar non è del tutto originale perché la sua riflfessione si innesta sulla linea di Jules Monchanin e Henri Le Saux, che conosceva personalmente. Da questi ultimi ha ripreso fonti importanti, quali la mistica renano-fiamminga, il legame con l’apofatismo di Gregorio di Nissa, il pancristismo di Teilhard de Chardin, il personalismo. E’ originale nel senso che ha saputo fare sintesi di quelle fonti, attraverso un linguaggio neologistico”.

Secondo Pannikar Natale può essere considerato una esperienza cristofanica?
“Certamente. Panikkar, sulla scia dell’amico Henri Le Saux, considera il Cristo un esperienza mistica interiore prima ancora che un evento storico. Considera l’esperienza cristofanica l’estuario finale di ogni mistica religiosa, non solo quella cristiana, e questo sulla scia del cristianesimo anonimo di Karl Rahner”.

A 100 anni dalla sua nascita quale è il valore del suo pensiero missiologico?
“Panikkar non è l’unico teologo e missionario che ha cercato di rendere interculturale, e nello specifico indiano, il cristianesimo, tuttavia è quello che ha raggiunto una grande notorietà. Le sue proposte consentenono di lavorare ad una cristologia universale. Panikkar ha fatto questa proposta, scindendo il Cristo della fede dal Gesù della storia.

Tale operazione è sicuramente discutibile, ma la teologia ci sta lavorando. D’altro canto questa passaggio è sulla linea di Rahner, sebbene vada meglio perfezionato. Oggi il dialogo interreligioso è una parte integrante della missione, e Panikkar è indiscutibilmente il maggiore teorico del dialogo degli ultimi decenni. Quindi attraverso l’interculturalità, la cristologia vedantico-universalista e la teoria del dialogo, Panikkar può dare un grande impulso alla missione”.

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