A 70 anni dalla morte. Quando la liturgia è teologia: breve ritratto di Odo Casel

Johann Hermann Casel nacque nel 1886 a Coblenza. Nel 1905, mutando il nome di battesimo in quello di Odo, iniziò il suo noviziato presso l’abbazia benedettina di Maria Laach, nella Renania Palatinato. Grazie all’opera dell’abate Ildenfons Hewegen (1874-1946), che aderì al movimento liturgico promosso dai benedettini di Mont-Cèsar, a Lovanio, in Belgio, e intrattenne proficue relazioni con intellettuali di un certo spessore come Max Scheler e Romano Guardini, il monastero poté diventare uno dei maggiori centri culturali e motore del rinnovamento liturgico in terra tedesca.

Dunque, è in questo clima di fermento intellettuale e di restaurazione dell’antica tradizione monastica benedettina che va collocata l’opera di Casel. Feconda è stata la relazione tra il monaco Casel l’abate Hewegen, la cui amicizia risale agli anni del noviziato. Presso il monastero di Maria Laach vi rimase fino al 1923 quando fu trasferito presso il monastero benedettino femminile di Herstelle dove assunse il ruolo di padre spirituale.

Nel 1913 Odo Casel si laureò in teologia presso il Collegio di S. Anselmo –oggi noto come Pontificio Ateneo Sant’Anselmo– discutendo una tesi avente per oggetto la dottrina eucaristica di S. Giustino martire che contiene già le tracce della sua successiva riflessione sui misteri. Sei anni più tardi, nel 1919, conseguì una seconda laurea discutendo una tesi dal titolo ‘De philospophorum Greaecorum silentio mystico’, pubblicata e premiata dalla Facoltà di Filosofia dell’Università di Bonn.

Padre Odo Casel ha confidato ad un amico: “La prima intuizione riguardo alla ‘dottrina dei mister’ mi è venuta nella liturgia, durante la celebrazione della Messa. Certo, più tardi si è rafforzata attraverso lo studio di S. Giustino martire; a Bonn, senza perdere di vista questo studio sui Padri ho cominciato ad occuparmi degli antichi misteri, come mezzo di comprensione dei misteri cristiani. Gli antichi misteri sono sempre stati per me soltanto un mezzo. La vera ‘santa sorgente’ fu la celebrazione stessa della liturgia”.

Egli è noto, infatti, per la sua originale lezione teologica, la cosiddetta ‘dottrina dei misteri’, che si fonda sulla analogia del culto cristiano delle origini e i culti misterici greco-romani. Si può dividere l’ampia e vasta produzione teologica di Casel in tre periodi: quella che va dal 1914 al 1925, quella che va dal 1926 al 1938 e, infine, quella che va dal 1939 al 1948, anno della sua morte.

Se è vero che i suoi scritti sono quasi tutti incentrati sulla dottrina che lo ha reso noto non solo in campo liturgico, ma anche nell’ambito della storia delle religioni, è altrettanto vero che nel primo periodo egli elabora tale dottrina e nel secondo periodo, a motivi delle aspre reazioni, Casel si è impegnato in una puntualizzazione di quanto aveva scritto.

Nell’ultimo periodo, dopo le polemiche, si entrò in dialogo con la sua dottrina sui misteri, riconoscendone, seppur parzialmente, la pertinenza teologica, come possono testimoniare da un lato la ventesima settimana liturgica che si tenne a Lovanio nel 1938 e, dall’altro lato, il Congresso liturgico di Maastricht del 1946.

Tra le opere più note si possono citare ‘Liturgia come mistero’ (1922) che appartiene al primo periodo della sua produzione teologia ed ‘Il mistero del culto cristiano’ (1932) che, invece, è del secondo periodo. Odo Casel morì improvvisamente il mattino di Pasqua del 1948.

Il suo indubbio merito è stato ed è quello di aver disancorato la liturgia al solo e puro rispetto formale delle regole e, quindi, di averla studiata dal punto di vista teologico: la liturgia è un incontro con il Dio vivente.

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