Ad Ascoli Piceno l’arte contemporanea si confronta con il sacro

Il comune di Ascoli Piceno, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù e con il contributo della Società Ascoli Reti Gas, presenta la mostra ‘L’Arte che protegge. Pittura contemporanea e Sacro’, una ricognizione nel panorama italiano dell’arte sacra contemporanea, a cura di Camillo Langone, visitabile fino al 13 gennaio 2019.

In mostra 32 artisti attivi nel panorama italiano della pittura, in un arco lungo mezzo secolo che si estende da Ercole Pignatelli (classe 1935) fino a Ilaria Del Monte che è nata nel 1985. L’ambito privilegiato da tutti gli artisti è quello figurativo, al cui interno trovano spazio le rappresentazioni più realistiche e quelle più stilizzate.

Si va dalle reinterpretazioni delle Storie dei Santi con ‘La Strada del Santo’ di Stefano Di Stasio in cui uno smarrito san Francesco in compagnia del lupo si muove in un minaccioso sfondo metropolitano, alle scene di natività, ricreata da Vanni Cuoghi come una scenografia tascabile o nei dipinti di Letizia Fornasieri e Giulia Huober, passando per le Madonne arricchite da un citazionismo a tratti pop, come il trittico Madonnina del vetro, Madonnina della passione, Madonnina del cardellino di Fulvia Mendini, a tratti surrealista come la Regina Pacis Mundi Spes di Giuliano Guatta oppure ispirato alla tradizione quattrocentesca come ‘Mary’s finger’, olio di Federico Guida. Alcune opere in mostra erano già esistenti, altre sono state create per la mostra. Appositamente realizzata anche l’unica scultura, plasmata in terracotta dallo scultore piceno Paolo Annibali, solito a confrontarsi col sacro.

L’arte che protegge. Pittura contemporanea e Sacro: perché questo titolo?
“Perché l’arte deve ritrovare uno scopo, un’utilità collettiva e personale al di là di speculazioni e scandali. Alain de Botton ha scritto che la committenza deve chiedere all’arte di soddisfare i nostri bisogni psicologici così come per secoli ha soddisfatto quelli della teologia. Anch’io credo che la committenza, specie quella ecclesiastica, debba tornare a essere determinante, esigente: però deve chiedere all’arte di soddisfare anche i sottovalutati bisogni teologici, e di tornare a raffigurare i Santi Protettori da cui il titolo della mostra”.

In quale modo i pittori si rapportano con il Sacro oggi?
“Innanzitutto non è per nulla scontato che i pittori contemporanei si rapportino col Sacro. Il fatto che, nonostante la secolarizzazione e la caduta della committenza ecclesiastica, si rapportino ancora, mi sembra una notizia. Una bella notizia, per la precisione. Poi chiaramente intensità e tipologia di rapporto sono ogni volta diverse: in mostra ci sono artisti come Giovanni Gasparro, un grande specialista, quasi un consacrato, come Giuliano Guatta che aspira a essere guidato, nel gesto artistico, dai Santi, dagli Angeli e dallo Spirito Santo, come Elvis Spadoni che ha studiato in seminario, e poi ci sono artisti magari cattolici ma coinvolti solo in determinate occasioni, anche perché immersi nel circuito dell’arte profana, oggi l’arte normale”.

Quale significato attribuire al Sacro?
“Beh, non è certo mia intenzione, né scopo della mostra, sottrarre lavoro ai teologi e ai chierici… Mi piace citare Enrico Maria Radaelli: Sacra è quell’arte che aiuta a conoscere Dio attraverso il Volto di Cristo”.

Quale è lo stato dell’arte sacra in Italia?
“Nel complesso, migliore del previsto. Nella mostra di Ascoli Piceno sono esposti sia esempi di arte sacra ufficiale, tratti dalla non molta arte sacra oggi commissionata dalle istituzioni religiose, sia esempi di arte sacra realizzata per devozione privata, dell’autore o dell’eventuale committente, sia esempi di arte priva di immediata finalità religiosa ma prossima al sacro perché scaturita dal confronto, magari all’apparenza soltanto formale eppure sempre aperto a metafisiche valenze, con le Madonne e i Santi dei secoli d’oro. Perché gli artisti attirati dal Sacro finiscono quasi sempre, loro sponte, a dipingere Santi, Madonne, Gesù Crocifissi, ossia protettori”.

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