Gianfranco Brunelli all’Azione Cattolica: discernere i ‘segni dei tempi’

Giovedì 15 novembre papa Francesco ha ricevuto in udienza privata il direttore della rivista ‘Il Regno’, Gianfranco Brunelli: un riconoscimento importante che il papa ha voluto fare al lavoro che la rivista ha svolto, sin dagli inizi della sua storia e poi per tutto il periodo conciliare e postconciliare.

Ed a proposito del rapporto tra papa Francesco e Concilio Vaticano II il direttore Brunelli, invitato a Loreto dalla delegazione regionale dell’Azione Cattolica Italiana sui ‘segni dei tempi’, ha sottolineato: “Questo pontificato, per la provenienza stessa del papa, per la sua carica di evangelica radicalità è certamente il frutto del concilio Vaticano II, della sua visione universale e del tentativo di aprire la forma ‘Ecclesiae’ all’uomo nella sua attuale vicenda concreta.

Papa Francesco sta dando nuovo slancio all’affermazione conciliare che la storia della salvezza abbraccia tutta la storia dell’umanità nella sua unità, cosicché la rivelazione, la grazia e la fede sono ovunque possibili e l’annuncio evangelico risuona ancora udibile nelle coscienze”.

Durante l’incontro il direttore de ‘Il Regno’ ha sottolineato alcune chiavi di lettura per comprendere il segno dei tempi, secondo l’insegnamento di papa Francesco: “Per capire i segni dei tempi, prima di tutto è necessario il silenzio: fare silenzio e osservare. E dopo riflettere dentro di noi… I tempi cambiano e noi cristiani dobbiamo cambiare continuamente. Dobbiamo cambiare saldi nella fede in Gesù Cristo, saldi nella verità del Vangelo, ma il nostro atteggiamento deve muoversi continuamente secondo i segni dei tempi. Siamo liberi. Siamo liberi per il dono della libertà che ci ha dato Gesù Cristo”.

Quindi per comprendere la realtà è necessario in quale modo essi possono agire: “Il discernimento è il risultato della duplice operazione di ascolto ed immaginazione che è alla base della fede cristiana, del suo manifestarsi nella storia. E’ un movimento globale, che unisce tutte le dimensioni della vita (l’ascolto tocca la memoria come il presente, la Parola di Dio come i discorsi dell’uomo, la riflessione ecclesiale come gli strumenti culturali), e aiuta il cristianesimo ad assumere in modo voluto l’operazione di istituirsi dentro la storia”.

Al termine dell’incontro abbiamo chiesto al relatore spiegazione del significato dei ‘segni dei tempi’: “I segni dei tempi sono i luoghi, i momenti e le persone, attraverso le quali riconosciamo le nostre responsabilità rispetto alla storia per comprendere ciò che accade. I segni dei tempi ci richiamano al rapporto tra la fede, la storia e la nostra responsabilità nel mondo.

Quindi occorre individuare quali sono i problemi di fondo, cioè le grandi questioni che affliggono o che aprono il futuro di questo nostro tempo. Di fronte a queste grandi questioni il cristiano non può chiamarsi fuori o mettersi di lato della storia; deve entrare all’interno della storia, esserne responsabile e contribuire ad aprire il futuro, che è per l’uomo; un futuro di promozione umana”.

Perché la Chiesa insiste tanto in questo discernimento dei segni dei tempi?
“Quando papa Francesco ha detto che ‘il tempo è più importante dello spazio’ ha ricordato ciò che il Vangelo annuncia: dobbiamo essere protagonisti positivo nel ricostruire il bene comune dell’umanità. Occorre entrare dentro i problemi e dare, da cristiani, il nostro contributo per poterli risolvere”.

Dall’ultima indagine condotta da Caritas ed Il Regno emerge la crescente disaffezione degli italiani nei confronti delle Istituzioni: quale segno è?
“Tale sfiducia nelle Istituzioni emerge soprattutto di fronte al fenomeno migratorio: occorre ricostruire questo rapporto di fiducia fra società, singole persone ed Istituzioni. Se si ricostruisce questo rapporto di fiducia i problemi, compreso quello dell’immigrazione, si possono affrontare nel segno dell’integrazione, dell’accoglienza e della solidarietà”.

Allora a quale compito è chiamato il cattolico?
“Il cattolico è chiamato al compito di rendersi conto dei problemi e di dare un contributo di speranza nel momento in cui questi problemi vengono affrontati con una nuova visone: non con l’etica della paura, ma attraverso l’etica della speranza”.

Foto: Il Regno

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