Giornata della disabilità: vivere con dignità

La Giornata internazionale delle persone con disabilità si è aperta con un tweet di papa Francesco: “Quante persone disabili e sofferenti si riaprono alla vita appena scoprono di essere amate! E quanto amore può sgorgare da un cuore grazie alla terapia del sorriso!”. Una frase che non celebra solo la giornata, ma getta un nuovo sguardo sulla vita dei disabili, come ha fatto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale gli studenti di alcune Scuole primarie.

Dopo l’esecuzione di alcuni brani musicali dell’Orchestra ‘MagicaMusica’, diretta da Piero Lombardi e composta da ragazzi con disabilità: “Questo è un giorno importante, è la Giornata mondiale delle persone con disabilità. In tutto il mondo si vuole ricordare il dovere e l’impegno di assicurare a tutte le persone con disabilità la possibilità di studiare, lavorare, esprimere i propri talenti, per evitare che le società siano private del loro contributo sul piano culturale, artistico, economico.

Oggi si afferma in tutto il mondo il diritto delle persone con qualche disabilità di potersi esprimere in pieno, come tutti gli altri. E ringrazio molto l’orchestra e i cori che in modo diverso hanno cantato così bene l’inno nazionale”.

Ed in tale occasione è stato presentato il focus tracciato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che opera all’interno di Vithali, spin off dell’Università Cattolica presso la sede di Roma, sulle condizioni di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese non è proprio consolante, come ha ribadito Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane diretto da Walter Ricciardi:

“La disabilità è una condizione che interesserà sempre più italiani, grazie al costante allungamento della vita, per questo il nostro sistema di welfare si troverà ad affrontare una domanda crescente di servizi per assicurare a queste persone l’assistenza sanitaria e sociale e il diritto a vivere una vita indipendente”.

Le stime sulla prevalenza nella popolazione della disabilità segnalano che questa condizione interessa circa 4.360.000 persone, delle quali 2.600.000 ha una età superiore a 65 anni e vive nelle regioni del Mezzogiorno. Il bisogno di aiuto di cui necessitano emerge già dal fatto che oltre un terzo di queste persone vive da solo, tra gli ultra 65enni la quota sale al 42,4%. Oltre un quarto non è in grado di prepararsi i pasti, fare la spesa o svolgere le attività domestiche.

Quasi un quarto delle persone con disabilità che vive in Italia ha gravi problemi di mobilità, non riesce a camminare o a salire le scale, il 5,3% non riesce a sentire e il 6,6% non vede. Queste gravi limitazioni di cui soffrono le persone con disabilità sono spesso acuite da precarie condizioni psicologiche, come testimonia il fatto che oltre l’8,5% di queste persone soffre di un disturbo depressivo grave.

Inoltre, analizzando le risorse che l’Italia impegna, nell’ambito del Sistema di protezione sociale, per la funzione di spesa destinata alla disabilità, si osserva che, nel 2016, sono stati spesi circa € 28.000.000.000, il 5,8% del totale della spesa per la protezione sociale. L’impegno economico per questa funzione nei principali Paesi europei è fissato, mediamente, al 7,3% della spesa per la protezione sociale.

La spesa pro capite, a parità di potere di acquisto, in Italia è € 457. Quindi il modello di welfare italiano si caratterizza per una tipologia di interventi basati sui trasferimenti economici, quasi tutte pensioni, piuttosto che sui servizi, in particolare su € 28.000.000.000 di spesa quasi € 27.000.000.000 sono trasferimenti monetari, pari al 96,4% della spesa totale. Inoltre sono sempre gli anziani ad avere difficoltà a ricevere gli aiuti necessari: il 58% quelli con difficoltà nelle attività di vita quotidiana ad aver bisogno di maggiori aiuti, il 5% non ricevere alcun aiuto.

Il bisogno di aiuti si attesta al 49% tra coloro che hanno gravi difficoltà nel preparare pasti, fare la spesa o gestire le proprie risorse economiche, il 16% non riceve alcun aiuto. Maggiore bisogno si riscontra per gli anziani con grado di istruzione e livelli di reddito più bassi.

Ed al seminario per giornalisti di Redattore Sociale, svoltosi a Capodarco di Fermo nello scorso fine settimana, Vitaliano Scoccia ha raccontato la sua esperienza di malato di Sla: “Per un malato di Sla, ad un primo approccio, potrebbe essere semplice parlare di solitudine. Ma non lo è affatto.

Nella mia vita precedente, così denomino quello che era prima della malattia, ero un solitario, ovvero non che non amassi la compagnia di altre persone, ma mi piaceva ritagliare i miei spazi, soprattutto nella lettura dei giornali, a volte anche due al giorno, Repubblica e Corriere della sera. A volte gradivo anche il silenzio, come modo per riflettere e meditare”.

Attraverso un pc comunicatore oculare, Vitaliano ha raccontato la sua storia: ¨Ho sempre lavorato nel settore delle telecomunicazioni, prima in Sip poi Telecom Italia, Infostrada e Wind. Mi occupavo di supporto alle centrali di commutazione numeriche ed erano tempi in cui una pubblicità dell’epoca diceva che una telefonata allunga la vita.

Oggi, invece, con l’avvento degli smartphone e il fatto di essere sempre iperconnessi siamo forse più alienati, alla ricerca di una effimera visibilità che maschera la nostra solitudine di fondo. Tutto ciò non vuole essere un ricordo nostalgico dei tempi che furono, ma piuttosto un ritratto di come l’essere umano si sia involuto mentre io insieme a tanti altri facevamo in modo di ammodernare ed evolvere tutti gli apparati tecnologici di telecomunicazioni.

Quella involuzione che fa in modo di evitare a tutti i costi di rimanere soli. Osserva Zygmunt Bauman che ‘Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione. Certo, chi non ne ha mai gustato il sapore non saprà mai ciò che ha perso, ha lasciato indietro, a cosa ha rinunciato…

Se guardo invece a questa mia seconda vita, trovo che sono costretto ad essere iperconnesso con un PC comunicatore che mi consente l’aggancio con il mondo esterno, Facebook e Whatsapp con un vecchio telefono aziendale che svolge ancora egregiamente il suo compito. Questa mia condizione, apparentemente, dovrebbe essere esente dalla solitudine.

In verità non è così, perché non si ha la possibilità di dialogare in tempo reale con le altre persone e quando ci si trova senza il comunicatore rimane molto difficile farsi capire. A quel punto pervade quel senso di solitudine che poi si trasforma in frustrazione”.

Ed ha concluso l’intervento raccontando sprazzi della sua vita: “Riguardo alle istituzioni meglio stendere un velo pietoso. L’aiuto è miserevole e distribuito con il contagocce. Non mi sono mai lamentato per questo ma l’aggravio di costi aggiuntivi per una famiglia è effettivamente insostenibile.

Una sola volta ho scritto a Matteo Renzi, quando era Presidente del Consiglio, per sollecitare la regione Marche relativamente al ritardo di erogazione assegno di cura e bisogna dire che c’è stata una accelerazione, ma poi è tornato tutto come prima. Ma da un certo punto di vista sono stato anche fortunato, perché tutto sommato non ho mai sofferto della solitudine classica, quella dell’abbandono. Mia moglie ed i miei figli mi sono stati sempre vicino, così come amici e colleghi”.

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